Nel 2019 abbiamo perso un’area di foreste primarie grande come la Svizzera

Il rapporto annuale di Global forest watch illustra le gravi perdite patite nel 2019 dalle foreste di tutto il mondo. A partire da quelle del Brasile.

Nel corso del 2019 le attività umane e gli incendi hanno provocato la distruzione di 38mila chilometri quadrati di foreste vergini, ovvero considerate incontaminate. Per tradurre le cifre in termini più comprensibili, il rapporto annuale dell’organizzazione non governativa Global forest watch ha spiegato che abbiamo perso l’equivalente di un campo di calcio ogni sei secondi. Ovvero un’area grande come la Svizzera. Il che fa dello scorso anno il terzo più negativo di sempre in termini di perdita di foreste primarie nel corso degli ultimi due decenni.

Le perdite più gravi in Brasile e nella Repubblica Democratica del Congo

Il documento è stato pubblicato il 2 giugno scorso e sottolinea come più di un terzo delle foreste distrutte sia concentrato in un’unica nazione: il Brasile. Al secondo e al terzo posto figurano invece la Repubblica Democratica del Congo e l’Indonesia. Seguono poi Perù, Malesia, Colombia, Laos, Messico e Cambogia.

“Un tasso di perdita così elevato è molto preoccupante e arriva in barba agli sforzi condotti da diversi paesi e aziende al fine di ridurre la deforestazione”, ha spiegato Mikaela Weisse, direttrice di Global forest watch, il cui lavoro è stato condotto per conto del think tank americano World resources institute (Wri).

Deforestazione in Brasile © Mario Tama/Getty Images

In termini di peggioramento anno su anno, invece, la nazione che presenta i dati più allarmanti è la Bolivia. Il paese latinoamericano ha infatti visto aumentare il tasso di deforestazione dell’80 per cento rispetto al 2018. Ciò in particolare a causa degli incendi, degli allevamenti e della coltura intensiva di soia. Al contrario, in Indonesia si è registrato un calo del 5 per cento (ma i numeri complessivi restano preoccupanti).

Occorreranno decenni, se non secoli, per rigenerare le foreste

Se si considera tuttavia la superficie totale di foreste distrutte, i dati, rispetto a quelle primarie, vanno triplicati. Raggiungendo i 119mila chilometri quadrati. L’attenzione è tuttavia concentrata proprio sulle foreste vergini, in quanto particolarmente preziose, non soltanto per la quantità di biodiversità che ospitano, ma anche per il contributo che garantiscono in termini di assorbimento della CO2 dispersa nel mondo a causa delle attività antropiche. Ad inquietare inoltre è il fatto che gli effetti della deforestazione peseranno a lungo sul Pianeta: “Occorreranno dei decenni, se non dei secoli, prima che tali aree possano tornare al loro stato di origine”, ha aggiunto Mikaela Weisse.

A causare la distruzione delle foreste sono stati in particolare gli incendi. Quelli che hanno devastato il Brasile hanno riempito le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, per via della loro vastità. Ma a quelle legate ai roghi, è probabile che nel 2020 possano aggiungersi altre minacce.

I rischi legati alla ripresa economica post-coronavirus

Il governo guidato dall’ultra-conservatore Jair Bolsonaro ha deciso infatti di rendere più facili le estrazioni minerarie, petrolifere e di gas in aree protette. Così come la conversione di zone boschive in aree adibite ad agricoltura intensiva. Ciò attraverso un progetto di legge approvato a febbraio e che probabilmente peserà fortemente sull’anno in corso.

Non a caso, l’8 maggio scorso l’Istituto nazionale per le ricerche spaziali (Inpe), aveva indicato che nei primi quattro mesi del 2020 sono stati rasi al suolo 1.202 chilometri quadrati di foresta. Il 55 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Prendendo inoltre in considerazione unicamente l’area disboscata nel mese di aprile di quest’anno, pari a circa 405 chilometri quadrati, l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2019 è stato del 64 per cento.

Il fumo degli incendi in Amazzonia ripreso da un satellite della Nasa
La foresta pluviale amazzonica del Brasile ha registrato un numero record di incendi nel 2019, secondo i dati diffusi dall’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (Inpe) © NASA Earth Observatory

Come se non bastasse, poi, la pandemia di Covid-19 potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. “Dal mondo intero ci arriva l’eco di un aumento dello sfruttamento delle aree ricoperte da foreste – spiega Frances Seymour, del Wri -, anche per progetti minerari illegali”. Il rischio è che la necessità di riavviare le economie prevalga anche sulla salvaguardia dei territori. Il che conferma che il mondo è ad un bivio: o scegliere la strada della ripresa ad ogni costo o scegliere una svolta sostenibile. Mai come oggi il destino delle generazioni future è nelle nostre mani.

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