In vent’anni, un’area di foreste tropicali grande come la Valle d’Aosta è stata distrutta per fare spazio alle miniere

Tra il 2000 e il 2019 le miniere hanno provocato la distruzione di 3.264 chilometri quadrati di foreste tropicali, per la metà in Indonesia.

  • Uno studio scientifico ricostruisce l’impatto delle miniere sulla distruzione delle foreste tropicali in 26 paesi.
  • Dal 2000 al 2019 la deforestazione dovuta direttamente alle miniere ammonta a 3.264 kmq, per l’80 per cento in Indonesia, Brasile, Ghana e Suriname.
  • In Indonesia le principali responsabili sono le miniere di carbone, in Brasile quelle di oro e e minerali ferrosi, in Ghana e Suriname quelle di oro e bauxite.

Sappiamo che le foreste tropicali sono nostre alleate inestimabili. Perché sequestrano dall’atmosfera il 29 per cento della CO2 emessa ogni anno dalle attività umane, mitigando i cambiamenti climatici. Perché custodiscono una ricchissima biodiversità, hanno un valore identitario e culturale per i popoli indigeni, offrono servizi ecosistemici di cui non possiamo fare a meno. Lo sappiamo, ma continuiamo a sacrificarle per i nostri interessi. Tra cui le miniere. Il loro impatto finora è stato indagato ben poco, ma a colmare questo vuoto di conoscenze provvede uno studio pubblicato il 12 settembre nella rivista scientifica Proceedings of the national academy of sciences (Pnas). I dati sono eloquenti: nell’arco di vent’anni, 3.264 chilometri quadrati di foreste tropicali sono spariti come conseguenza diretta delle miniere.

Qual è l’impatto delle miniere sulle foreste tropicali

Gli studiosi hanno individuato le coordinate geografiche delle miniere industriali disseminate in 26 paesi: sommandole tra loro, si arriva a un totale di 11.467 chilometri. Nel 2000 questa superficie includeva 7.019 kmq di foreste tropicali. Le rilevazioni del 2019 dimostrano che da allora ne sono stati persi ben 3.264, all’incirca come la superficie della Valle d’Aosta.

Più della metà della deforestazione, cioè 1.901 kmq in 19 anni, è avvenuta in Indonesia, soprattutto a causa dell’espansione delle miniere di carbone nell’isola del Borneo. È tre volte la superficie della capitale Giacarta – o meglio, ex capitale, visto che sta soccombendo alle inondazioni dovute alla crisi climatica e verrà quindi sostituita da una nuova città costruita da zero, battezzata come Nusantara. Il Brasile, con 327 kmq, rappresenta un altro 10 per cento del totale: in questo territorio invece si estraggono soprattutto oro e minerali ferrosi. In Ghana e Suriname, infine, i principali responsabili sono oro e bauxite (roccia necessaria per produrre l’alluminio) e l’area di foreste tropicali persa ammonta rispettivamente a 213 e 203 kmq.

miniere d'oro in Indonesia
Alberi morti perché contaminati dai rifiuti delle miniere d’oro in Indonesia © Ulet Ifansasti/Getty Images

In questi quattro paesi si concentra l’80 per cento della deforestazione causata direttamente dalle miniere. Dopodiché ci sono tutti gli impatti indiretti: perché lo scavo di una miniera porta con sé la costruzione di strade e infrastrutture e l’uso di sostanze chimiche che spesso si riversano nei corsi d’acqua.

Le foreste rischiano di pagare il conto della sete di materie prime critiche

A conti fatti, specifica l’approfondimento pubblicato da Bloomberg, le attività minerarie contribuiscono soltanto a una piccola frazione della deforestazione globale: a fare la parte del leone sono ancora l’espansione di aree agricole e pascoli e l’urbanizzazione. Dallo studio inoltre emerge che il picco è stato raggiunto tra il 2010 e il 2014 in Indonesia, Brasile e Ghana.

È vero però che oggi le miniere di tutto il mondo estraggono il doppio dei minerali rispetto all’anno 2000. E la domanda di materie prime critiche sta vivendo un nuovo boom, perché alcune di esse sono necessarie per la produzione di dispositivi elettronici e batterie per le auto elettriche. È il caso del cobalto che abbonda nelle foreste della Repubblica Democratica del Congo. Oppure di nichel e rame, di cui è ricca l’Indonesia.

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