Arredamento e Design

Etica ed estetica, i valori della sostenibilità secondo le designer donne

La mostra W.Women in Italian Design ora in corso alla Triennale di Milano celebra le designer donne. Cura, riciclo e artigianato sono solo alcuni dei valori che le definiscono.

La sostenibilità è parte del fare delle donne, capaci di riutilizzare in modo creativo i materiali che hanno a disposizione: dagli avanzi del cibo riproposti in nuove ricette, dai tessuti usati che ritornano a nuova vita in forma di patchwork, ad altri materiali di scarto trasformati in oggetti d’uso o opere d’arte.

Il design sostenibile secondo le designer donne

Intrecciare, proteggere, procreare, riflettere. Queste le parole chiave di W.Women in Italian Design, la mostra a cura di Silvana Annicchiarico in corso alla Triennale di Milano fino a febbraio 2017, per raccontare la storia del progetto al femminile. Parole che evocano già di per sé cura, amore, attenzione per le persone, le cose, il Pianeta. In mostra i lavori, le parole, le immagini e i progetti di decine di progettiste donne italiane, dall’inizio del Novecento ad oggi, famose, sconosciute, molte anche “donne nell’ombra” di uomini creativi più famosi, mariti o compagni di lavoro.

In molti progetti e prodotti si legge il tema della sostenibilità declinato in modi diversi: dalla predilezione per la creazione di prodotti da materiali naturali o riciclati, alla scelta di processi di produzione che rivitalizzano tradizioni artigianali o alla formazione creativa per favorire attività di micro-economia sostenibile in contesti sociali svantaggiati. Perché design sostenibile, etico e sociale sono temi che è difficile scindere e che spesso viaggiano insieme nelle storie di molti progetti al femminile. Eccone alcuni.

Assunta Perra, cesto, Sardegna, 1927

Bello, equo e sostenibile

Bello, equo, sostenibile: sono le linee guida del lavoro di Clara Mantica e Giuliana Zoppis, fondatrici di Best Up, circuito per la promozione dell’abitare sostenibile, attivo dal 2006 e che ha dato vita a molteplici progetti innovativi nel mondo del design sostenibile, tra cui le mostre Gooddesign a Milano durante la Design week di aprile.

All’interno della mostra W.Women in Italian Design, Clara Mantica racconta il suo lavoro – sia Best Up che la sua esperienza come curatrice di mostre e alla guida di riviste di settore – con una cassetta per gli attrezzi che contiene le storie dei suoi progetti. Tasselli diversi di un puzzle complesso costruito intorno ai valori della sostenibilità.

Farsi ispirare dalla natura

La natura non solo come fonte d’ispirazione di forme e materiali, ma riproposta nel quotidiano attraverso i suoi stessi elementi. Questo è il concetto dietro Nidi d’uomo, seduta in salice intrecciato per interni ed esterni di Patrizia Pozzi, landscape designer e fondatrice dello studio Milano Green Point, nuovo centro per la cultura e divulgazione del landscape design contemporaneo italiano. Pozzi propone in modo emblematico questa stretta relazione simbolica con la natura: “La natura ricca e generosa si concede senza chiedere nulla in cambio. Sta a noi rispettarla e accompagnarla nel tempo. Non esistono modi o stili ma energie che chiedono di essere condivise».

Creare attraverso il riciclo

“L’uso artistico di un materiale, lo scarto di una società basata sul consumo, ci dà lo scopo di ripensare la complessità delle nozioni di produzione/rifiuti e la natura/artificio”. Così afferma Enrica Borghi, che nel suo percorso artistico ha affrontato il tema del riciclo dei materiali per un approccio sostenibile al design e all’arte attraverso alcune esperienze didattiche. Esposta nella mostra alla Triennale, la sua opera Arazzo Blu, realizzata riciclando borse di plastica, pone l’accento sui molteplici modi di considerare i materiali di scarto dal punto di vista delle loro qualità percettive, quali forma, colore, consistenza e luminosità e di come riordinarli con un nuovo senso poetico.

Enrica Borghi
Enrica Borghi, 1996, Arazzo Blu

Riparare per innovare

Riparabilità intesa come uno dei valori dell’innovazione e della qualità del design contemporaneo. Questa la premessa di R-Riparabile?, progetto ideato da Frida Doveil, architetto e designer. Una raccolta di progetti per informare le imprese e il mondo del progetto sulla riparabilità e su cosa sta nascendo dalle avanguardie ella produzione, della ricerca e del design per allungare la vita dei prodotti . Con l’Associazione per il disegno industriale (Adi), nel 2014 R-Riparabile? ha lanciato un bando internazionale per conoscere cosa sta accadendo in tutto il mondo sul tema della riparazione dei prodotti industriali, ma anche per registrare le nuove frontiere dell’innovazione consapevole riguardo ai temi della durata, della circolarità, della condivisione e dei servizi.

Patricia Urquiola, Tappeti Bandas prodotti in India per Gan

Recuperare l’artigianato

Sono moltissime le designer che si ispirano alla storia e alla tradizione artigianale delle proprie origini, o che attingono al saper fare artigianale, vicino o lontano, per produrre idee e prodotti innovativi. Tra queste Anna Deplano che ha esplorato diversi aspetti della tradizione sarda, dal pane ai gioielli, dall’intreccio alla storia dei cesti, creando nuove forme che hanno rinnovato tipologie, disegni, decorazioni e colori di modelli antichi. Ci sono anche Francesca Carallo, artista e designer di Lecce, che con le sue opere sta scrivendo una storia contemporanea della cartapesta, e Patricia Urquiola, di cui è esposta alla mostra W.Women la collezione di tappeti Bandas realizzata in una comunità di donne in India elaborando un’idea innovativa basata sul limite delle loro caratteristiche di produzione: le donne lavorano sedute per terra e da qui è nato il progetto di fare tappeti a strisce di larghezza limitata facilmente gestibili nella lavorazione. Le bandas vengono poi abbinate e unite successivamente dando origine a tappeti sempre diversi.

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Infine Sandra Faggiano, autrice della collezione Innesti, fusione di elementi tipici delle lavorazioni tradizionali salentine come l’intreccio con estetiche insolite e materiali edili: le basi sono realizzate con impasto di cemento, acqua e filati di canapa grezza, il tutto lavorato riscoprendo le tecniche antiche della cartapesta. Tutti i pezzi di Faggiano hanno in rilievo, sul fondo della superficie interna, decori tipici di ricami e/o arabeschi, che sembrano così quasi scolpiti nel cemento.

sandra faggiano
Sandra Faggiano, vassoi Innesti, autoproduzione

Valorizzare gli scarti dell’industria

Creare bellezza attraverso progetti etici e sostenibili per dare dignità al lavoro e alle persone. Questo l’obiettivo del progetto di design solidale e sostenibile dell’Associazione DComeDesign per la promozione della creatività femminile, che racconta all’interno della mostra sulle designer donne le sue due anime: quella storico-critica per rivalutare figure interessanti di designer donne poco conosciute, e quella sociale, con l’impegno di fare formazione creativa alle donne in contesti di disagio sociale in Italia, Asia e Africa. Gli scarti di materiali industriali – carta di giornali, teli di plastica, avanzi di tessuto – sono stati la base per creare nuovi prodotti durante i corsi di design training tenuti da designer dell’Associazione e rivolti a donne artigiane in Kenya, nelle Filippine e in Thailandia.

La sfida che il design sostenibile si pone è ambiziosa e affascina un numero sempre più consistente di designer grazie ai suoi metodi di progetto che si stanno rivelando strumenti straordinari capaci di coniugare i valori di etica ed estetica.

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