La ribellione in bicicletta delle donne iraniane contro la fatwa dell’ayatollah

Il divieto di pedalare dell’ayatollah Khamenei ha portato le donne iraniane in bicicletta a protestare infrangendo la fatwa con una campagna social.

Le donne iraniane amano andare in bicicletta ma l’ayatollah Ali Khamenei non vuole più concederle questo piacere. Per tanti la bicicletta è un mezzo di spostamento, un modo allegro di muoversi ma c’è chi invece trova sempre un altro significato alla bici. Così Khamenei avrebbe diffuso un divieto per le donne di poter utilizzare le due ruote.

iranian women bike tehran
Due donne iraniane che parlano accanto alle loro bici a Teheran. Foto di Kaveh Kazemi/Getty Images.

Perché le donne iraniane in bicicletta sono contestate dall’ayatollah Khamenei

Motivo? “Andare in bicicletta spesso attrae l’attenzione degli uomini ed espone la società alla corruzione, perciò viola la castità delle donne ed è una pratica che deve essere abbandonata”.

Tutto questo sarebbe emerso dopo la nascita di una campagna per rendere il martedì giornata senz’auto, puntando sulla mobilità ciclabile. Iniziativa a cui tante donne avevano dato appoggio, da qui il monito dell’ayatollah.

Un paternalismo estremo a cui molte donne hanno deciso di reagire continuando a pedalare. Questa è stata la miccia che ha fatto partire l’hashtag #IranianWomenLoveCycling, dove concentrare sui social l’attenzione sul diritto del sesso femminile di stare in sella al pari dei maschi, pubblicando foto e video.

Tra le pagine più attive troviamo My Stealthy Freedom, che porta avanti la propria battaglia per rivendicare il no all’obbligo del velo per le donne anziché, traducendo il nome della pagina, portare avanti una libertà clandestina.


“Ci troviamo nell’isola di Kish ma io e mia madre siamo di Teheran” dichiara una ragazza con il viso parzialmente coperto in uno dei video pubblicati su My stealth freedom, “e girare in bicicletta è parte della nostra vita. Eravamo da queste parti quando abbiamo sentito la fatwa dell’ayatollah Khamenei contro il diritto delle done di pedalare. Beh, decidemmo di prendere la bici per dire chiaramente che non rinunceremo a farlo”.

Dello stesso stato d’animo è una ragazza iraniano-scozzese che sta affrontando un lungo viaggio in bici, unendo la passione con questa battaglia di civiltà: “Mi chiamo Ishbel Taromsari, ho doppia nazionalità britannico-iraniana e sto viaggiando intorno al mondo in bicicletta in solitaria. Due anni, quindici Stati e ancora tanto da pedalare…non ci fermeranno! #IranianWomenLoveCycling”.

Difficoltà simili hanno le donne afgane in bici, dove la restrizione è già presente e soffocante, come dimostra la squadra femminile di ciclismo che per potersi allenare deve superare una serie di limitazioni e ostacoli non indifferenti.

Anche in Italia abbiamo avuto una piccola vicenda in cui gli uomini sentono il dovere di “proteggere” le donne non permettendo loro di andare in bicicletta come e quando vogliono. Le parole dell’Imam di Segrate portarono a una manifestazione di tante donne in bici, con la solidarietà anche di alcuni uomini.

Il messaggio più importante infatti è proprio questo, come riporta anche la didascalia di una foto pubblicata su Twitter: “Finché donne e uomini staranno insieme nessuno potrà vietarci di pedalare o toglierci altri diritti basilari”.

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