Emissioni di CO2. Per la prima volta abbiamo superato la soglia delle 410 ppm

Ennesimo record in negativo per quel che riguarda la concentrazione di CO2 in atmosfera. Non siamo più scesi sotto le 400 parti per milione.

È del mese scorso l’ennesimo record in negativo registrato dall’Osservatorio di Mauna Loa, nelle Hawaii: per la prima volta si sono superate le 410 ppm (parti per milione) per un mese intero di osservazioni. Risultato? Una media di 411,24 ppm. La soglia di sicurezza, ritenuta tale per non stravolgere il clima come lo conosciamo, era di 350 ppm. La misurazione è stata effettuata dallo Scripps Institution of Oceanography all’Università della California di San Diego, che fin dagli anni ’60 ha sviluppato un metodo per la misurazione del gas serra presente nell’atmosfera. “Continuiamo a bruciare combustibili fossili e l’anidride carbonica continua ad aumentare“, ha detto Ralph Keeling, il direttore del programma Scripps CO2 e figlio del creatore della curva di Keeling, Charles David Keeling.  Come spiegato dai ricercatori della Noaa (Agenzia statunitense per gli oceani e l’atmosfera), si tratta di valori mai raggiunti negli 800mila anni precedenti, ovvero da quando abbiamo la possibilità di misurare la concentrazione di CO2 nell’atmosfera. In quell’epoca le temperature medie erano più elevate di circa 2-3ºC.

Leggi anche: Cosa significa vivere in un mondo con 400 ppm di CO2

emissioni di co2
La concentrazione di CO2 in atmosfera ad aprile 2018. Da notare i continui sforamenti oltre le 410 ppm. ©Scripps Oceanography Institute

Non è la prima volta che le emissioni di CO2 superano soglia 400 ppm

Il superamento delle 400 ppm era già avvenuto nel 2013, ma il picco vero e proprio si è registrato nel 2016, quando i ricercatori erano concordi nell’affermare che difficilmente si sarebbe più scesi sotto quota 400. E che da quel momento in poi avremmo dovuto convivere col fatto che, se anche smettessimo ora di emettere il gas serra, ci vorrebbero decenni perché i valori possano tornare nella normalità. Quale normalità? Nel 1958, anno di nascita della curva di Keeling (che misura la variazione della CO2 in atmosfera), i valori erano farmi a 315.

Secondo una ricerca pubblicata su Nature Communications, al ritmo attuale, potremmo raggiungere i livelli di gas serra registrati durante l’Eocene (50 milioni di anni fa), epoca durante la quale le temperature medie erano più alte di 10 gradi e le calotte polari erano completamente sgombre dai ghiacci, con le conseguenze ormai note.

La questione albedo

Il fatto della fusione dei ghiacci non comporta solamente la perdita di gran parte delle riserve di acqua dolce del pianeta. Con essi si affievolisce anche l’effetto albedo, ovvero il fenomeno per il quale il ghiaccio riflette parte della radiazione solare, mantenendo le temperature inferiori (l’energia solare viene in parte dispersa).

Scioglimento di un ghiacciaio svizzero
Il ghiacciaio svizzero dell’Aletsch, il più esteso delle Alpi, si sta riducendo rapidamente a causa dell’aumento delle temperature. I ghiacciai di tutta Europa si stanno ritirando dal 1870, il processo ha subito un’accelerazione a partire dai primi anni Ottanta, un fenomeno che molti scienziati attribuiscono al riscaldamento globale (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Nel 2017 le emissioni di CO2 sono aumentate anche in Europa

Secondo i recenti dati rilasciati da Eurostat, le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione di fonti fossili è cresciuta dell’1,8 per cento rispetto agli anni precedenti. Tra i maggiori emettitori resta prima la Germania, con ben il 23 per  cento, seguita da Francia e Italia (entrambe al 10) e dalla Polonia – Paese carbonifero per eccellenza.

Continuando ad ignorare tutti i segnali, che arrivano concordi sia da parte del mondo scientifico, che da quello della realtà oggettiva e della percezione comune, non ci resterà che consegnare alle future generazioni un mondo caldo, assetato e diverso da come lo conoscevamo.

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