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Scott Pruitt, climatoscettico e sostenitore delle fonti fossili, è stato nominato da Donald Trump alla testa dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente.
Chi avesse pensato che Donald Trump, alla fine, non avrebbe dato seguito ai propositi avanzati durante la campagna elettorale, è autorizzato a riporre le speranze nel cassetto. Il presidente eletto degli Stati Uniti ha infatti nominato Scott Pruitt, negazionista dei cambiamenti climatici e fervente sostenitore delle fonti fossili, alla testa dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Environmental protection agency, Epa).
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La notizia è arrivata nella serata del 7 dicembre, immediatamente rilanciata (non senza qualche stupore) da tutta la stampa statunitense. “Pruitt, 48 anni, rappresenta ormai un eroe per gli attivisti conservatori – ha scritto il quotidiano americano New York Times. Fa parte di coloro, tra i repubblicani, che negli anni scorsi hanno stretto un’alleanza con i principali produttori di energia del paese, con l’obiettivo di respingere le politiche ambientali dell’amministrazione Obama”.
“La decisione di designare Pruitt alla testa dell’Epa costituisce un assalto alle scelte assunte negli ultimi anni in materia di lotta ai cambiamenti climatici”, gli ha fatto eco il Washington Post, che ricorda come si tratti della terza nomina “di rottura” da parte di Trump. Dapprima era infatti stato designato Ben Carson, un oppositore delle politiche sull’edilizia sociale, al Dipartimento per lo sviluppo urbano. Quindi Betsy DeVos, fervente sostenitrice di un sistema scolastico basato sugli istituti privati, era stata scelta come ministro dell’Istruzione.
Pruitt è attualmente ministro della Giustizia dell’Oklahoma: uno stato la cui ricchezza è garantita al 50 per cento dall’estrazione di greggio. Nel 2013 la sua campagna elettorale fu sostenuta da Harold Hamm, amministratore delegato della Continental Resources, una grossa compagnia petrolifera locale. In cambio, Pruitt aveva promesso che avrebbe fatto di tutto per contrastare l’Epa. Un impegno mantenuto, tanto che secondo il quotidiano francese Le Monde, “le sue battaglie legali contro le regole introdotte al fine di limitare l’uso delle fonti fossili lo hanno fatto divenire in breve il braccio armato delle compagnie petrolifere”.
Qualche mese fa, il neo-numero uno dell’Epa scriveva sulle colonne della National Review: “Gli scienziati continuano ad essere in disaccordo sul grado e l’estensione del riscaldamento climatico, nonché sul suo possibile legame con le attività umane. Questo dibattito dovrebbe essere incoraggiato, dalle scuole fino al Congresso. Non possiamo tacere, e dissentire non è un crimine”.
“Non si può escludere – ha aggiunto Le Monde – che Pruitt sia stato nominato al fine di eliminare l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, tenuto conto del fatto che lo stesso Trump ha di recente affermato che ‘occorre sbarazzarsene’”. Il futuro leader del partito democratico al Senato, Charles Schumer, ha commentato la nomina parlando di un uomo “reticente ad accettare le evidenze scientifiche. Nessuno potrebbe essere più scollegato di lui dalla realtà e dal popolo americano”. Bernie Sanders, candidato alle primarie, ha aggiunto: “In un momento in cui i cambiamenti climatici rappresentano una grande minaccia per l’intero pianeta, la nomina di Pruitt all’Epa è triste e pericolosa”.
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