Investimenti sostenibili

4 falsi miti sulla finanza sostenibile da sfatare

C’è sempre più attenzione alla sostenibilità in tutti i campi, compresi gli investimenti. Ma sulla finanza sostenibile circolano ancora alcuni falsi miti.

Il mondo della finanza sostenibile cresce incessantemente, ma deve ancora scontrarsi con alcuni falsi miti che sembrano davvero duri a morire. Il World resources institute ne ha censiti quattro. Spiegando, punto per punto, perché la verità sta da un’altra parte.

La finanza sostenibile sacrifica il ritorno economico

Gestire i propri risparmi con un occhio di riguardo per l’ambiente e la società significa rassegnarsi a intascare rendimenti più magri. È uno dei falsi miti più comuni, radicati e duri a morire. E dire che ormai, se si cercano dati oggettivi che lo smentiscano, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Prendendo in analisi oltre 10mila fondi comuni d’investimento, Morgan Stanley ha scoperto che quelli sostenibili hanno performance simili o migliori rispetto a quelli convenzionali. E, di solito, sono anche meno volatili. L’università di Oxford e Arabesque Partners, invece, hanno scandagliato 41 studi. L’80 per cento di essi evidenzia una relazione positiva tra la sostenibilità e le performance dei titoli azionari sul mercato.

Rating Morningstar degli investimenti responsabili
I fondi sostenibili vengono messi a paragone con l’intero universo: non emergono discrepanze nel rating Morningstar, che valuta il rendimento corretto in relaziona al rischio e ai costi.
Fonte: Morningstar

Si rischia di violare il dovere fiduciario

I critici arrivano anche ad affermare che la finanza sostenibile violi il dovere fiduciario. Vale a dire, la responsabilità legale che obbliga l’investitore a prendere le decisioni migliori per gli interessi del beneficiario. Ma fare l’interesse del risparmiatore non significa pensare soltanto ai rendimenti nel breve periodo, chiudendo gli occhi di fronte a tutto il resto. Anzi. Identificare le politiche ambientali, sociali e di governance di un’azienda può essere altrettanto importante. Perché un’azienda responsabile si prepara ad affrontare i cambiamenti climatici, riduce il proprio impatto ambientale, fa scelte lungimiranti, evita sprechi e controversie coi lavoratori. E non rischia, un domani, di andare incontro a sanzioni.

In mercati instabili, gli investimenti sostenibili sono pericolosi

Negli ultimi anni è circolato a più riprese un altro allarme: se i mercati sono turbolenti, è bene affidarsi a investimenti tradizionali e “sicuri”. La prova sarebbe lo scoppio della bolla del cleantech tra il 2010 e il 2011. Nessuno lo nega: alcune difficoltà ci sono state e ce ne saranno altre in futuro. Basti pensare a SunEdison, il gigante americano dell’energia solare, che nell’aprile 2016 ha dichiarato bancarotta, schiacciato da oltre 16 miliardi di dollari di debiti.

Ma, d’altra parte, si tratta di scivoloni all’interno di un mercato che continua a espandersi. Nell’arco dell’ultimo decennio, la capacità installata di energia eolica è cresciuta, in media, del 23 per cento ogni anno. Quella di energia solare addirittura del 50 per cento. Insomma, per una compagnia del solare che fallisce – magari perché gestita in modo sconsiderato – ce ne sono cento del carbone condannate a una fine certa. Non ci si può certo fidare di chi resta ancorato a modelli, fonti energetiche e tecnologie ormai drammaticamente superati.

La finanza sostenibile è un’utopia 

Ci sono sempre più persone attente e sensibili al tema della sostenibilità. Nell’alimentazione, nella mobilità, negli acquisti e anche negli investimenti. Ma spesso, quando bisogna passare dalla teoria ai fatti, arrivano i tentennamenti.

È innegabile che gestire i propri risparmi in modo etico comporti un piccolo carico di lavoro e attenzione in più. Nulla, però, che non sia alla portata di qualsiasi risparmiatore. Ormai gestori di fondi, banche e consulenti si possono affidare a un’enorme volume di risorse fornite da enti autorevoli come l’Un Pri. Così facendo possono comprendere cosa si intende per finanza sostenibile e integrare criteri e considerazioni etiche passo dopo passo, senza stravolgere il proprio modo di operare.

 

Immagine in apertura © Sakura Photography
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