Fritjof Capra. Il Tao in noi

Ha trovato un collegamento tra la fisica quantistica e l’antica saggezza orientale. Ha dimostrato una sostanziale armonia tra le concezioni più disparate, è Fritjof Capra.

Laureato in fisica all’Università di Vienna, ricercatore nel campo della fisica delle alte energie, Fritjof Capra è stato il primo a esplorare i legami tra scienza, implicazioni filosofiche e matrici di sapienza antica.

È l’autore de Il Tao della fisica (1975). Il libro ha venduto un milione e mezzo di copie in tutto il mondo, tradotto in oltre ventiquattro lingue.

È l’uomo che ha letto un testo cinese del 1200 d.C. intravedendone una spiegazione del bootstrap quantistico.

È l’uomo che ha messo a confronto gli scritti di Oppenheimer con quelli delle Upanisad (i libri indiani più antichi del mondo).

È il pensatore che trent’anni fa (Il punto di svolta, 1982) ha preconizzato l’arrivo dell’attuale crisi energetica, l’iperbole dell’epoca dei combustibili fossili. E ha desunto dall’irrigidirsi delle strutture sociali e valoriali l’indizio dell’emergere di “nuovi modelli di evoluzione culturale”.

Il Tao della fisica. Il punto di svoltaLa rete della vita e La scienza della vita: dopo aver dato alle stampe un libro ogni otto anni, ognuno fondamentale, basilare, storico, negli ultimi anni si è dedicato a nuove rêveries culturali. Ha fondato il Center for Ecoliteracy a Berkeley in California, si è dedicato a spiegare ai bambini i cicli della natura attraverso la coltivazione di orti scolastici (Ecoalfabeto, 2006) e ha rivisitato il genio di Leonardo Da Vinci come pioniere dell’olismo (con i volumi La Scienza di Leonardo, 2007, e col fresco di stampa La Botanica di Leonardo, per i tipi di Aboca).

Tutto a partire da un’illuminazione poetica del 1970, trascritta nella storica introduzione a Il Tao della Fisica:

In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me era parte di una gigantesca danza cosmica. Essendo un fisico, sapevo che la sabbia, le rocce, l’acqua e l’aria erano composte da molecole e da atomi in vibrazione… ma fino a quel momento ne avevo avuto esperienza solo da grafici, diagrammi, teorie matematiche. Sedendo in quella spiaggia, le mie esperienze presero vita. ‘Vidi’ scendere dallo spazio cascate d’energia; ‘vidi’ gli atomi degli elementi e del mio corpo danzare; percepii il ritmo, ne sentii la musica. E in quel momento seppi che questa era la danza di Shiva, il dio dei danzatori”.

C’è un ritmo – sembra suggerirci – un’onda, una tonalità indefinibile e sfuggente comune a tutta l’esistenza. Ricorre negli elementi subatomici della fisica quantistica, in natura, nelle galassie, nelle antiche sapienze orientali. Che è stata intercettata o intuita dai pensatori illuminati d’ogni epoca e dai ricercatori delle frontiere scientifiche più avanzate, e risuona sempre alla base della vita, di ogni vita, di ogni essere. In noi.

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