Il 22 maggio celebriamo la biodiversità, indispensabile per cibo e salute

L’edizione di quest’anno è dedicata allo stretto legame tra la biodiversità, il cibo e la nostra salute.

Da 66 milioni di anni a questa parte, ovvero da quando un meteorite si abbatté sul pianeta, ponendo fine al dominio dei dinosauri non-aviani, la vita sulla Terra non aveva mai dovuto far fronte ad un tasso di estinzione così rapido come quello cui è sottoposta oggi a causa dell’Homo sapiens, la cui espansione ha dato origine alla sesta estinzione di massa della storia. L’attuale tasso di estinzione, secondo uno studio pubblicato nel 2015, è di circa cento volte più elevato del normale e si stima che almeno metà delle specie potrebbe estinguersi entro la fine del secolo. La scomparsa di animali e piante, oltre a privarci della loro bellezza, mette a rischio la nostra stessa sopravvivenza, dato che la biodiversità ci offre un incredibile numero di servizi indispensabili.

Verdure appena colte in Zimbabwe
Distruggendo gli ecosistemi mettiamo a rischio organismi che ci forniscono cibo e medicine, provvedono all’impollinazione, purificano l’acqua e l’aria, regolano il clima © Dan Kitwood/Getty Images

Il valore della biodiversità

Proprio per ricordare l’importanza della biodiversità, e il filo rosso che ad essa ci lega indissolubilmente, il 22 maggio si celebra la Giornata mondiale della biodiversità, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993. La data è stata scelta per ricordare l’adozione della Convenzione sulla diversità biologica, avvenuta il 22 maggio 1992. Il tema dell’edizione del 2019 è “la nostra biodiversità, il nostro cibo, la nostra salute”. L’obiettivo è focalizzare l’attenzione sulla necessità di rendere più sostenibili i nostri sistemi di produzione alimentari per preservare gli ecosistemi da cui dipendiamo. “La diversità biologica è vitale per la salute e il benessere umano – ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. – Esorto tutti, governi, imprese e società civile, a intraprendere azioni urgenti per proteggere e gestire in modo sostenibile la fragile e vitale rete della vita del nostro unico e solo pianeta”.

Il declino della biodiversità alimentare

Negli ultimi decenni si è assistito ad una progressiva omologazione dei regimi alimentari a livello globale, con un inevitabile impoverimento delle nostre diete. Negli ultimi cento anni oltre il 90 per cento delle varietà coltivate è scomparso dai campi degli agricoltori, numerose razze di animali domestici sono andate perdute e in tutte le 17 principali zone di pesca del mondo gli animali vengono catturati a ritmi insostenibili. L’omogeneizzazione degli alimenti e il declino delle culture indigene sta inoltre condannando all’oblio un inestimabile bagaglio di conoscenze tradizionali e locali legate all’alimentazione e alla medicina tradizionale. La perdita di diete variegate è direttamente collegata al crescente numero di malattie o fattori di rischio per la salute, come diabete, obesità e malnutrizione.

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Meno carne, più biodiversità

È ormai evidente che le scelte alimentari che facciamo hanno una ricaduta sul pianeta, con gravi conseguenze sulla nostra e sulle altre specie, sia animali che vegetali. Il consumo di carne è tra le principali cause dell’attuale sfacelo ambientale: il 14,5 per cento delle emissioni di origine antropogenica è causato dal settore dell’allevamento, il 26 per cento del suolo terrestre viene utilizzato per il pascolo del bestiame e l’attuale sistema di produzione alimentare minaccia la sopravvivenza di 26mila specie di piante e animali. In occasione della Giornata mondiale della biodiversità, Istituto Oikos, organizzazione non-profit impegnata per proteggere la biodiversità e promuovere forme di sviluppo sostenibile, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione #èunmacello! e una petizione a sostegno di modelli di produzione più sostenibili. “Istituto Oikos invita tutti i cittadini a firmare una petizione che chiede al governo italiano e all’Unione europea di sostenere, attraverso politiche e incentivi, modelli di agricoltura e allevamento più ecologici, che rispettino standard ambientali più alti e tutelino il benessere degli animali e della salute umana”.

Mucche in un allevamento in New Jersey
Ogni anno 13 miliardi di ettari di foreste vengono rasi al suolo per essere convertiti in terreno per usi agricoli come pascoli o terreni coltivati © William Thomas Cain/Getty Images

In attesa della Cop 18

Dal 23 maggio al 3 giugno avrebbe dovuto svolgersi a Colombo, in Sri Lanka, la Cop 18, la diciottesima conferenza delle parti dedicata alla biodiversità. La conferenza è stata invece rimandata, probabilmente a settembre, per motivi di sicurezza, in seguito agli attentati che lo scorso 23 aprile hanno insanguinato al nazione asiatica, causando oltre 250 morti e centinaia di feriti. La Cop 18 è destinata ad essere la più grande riunione della conferenza delle parti nella storia della Cites. “Attendiamo con impazienza di ospitare la Cop 18 e di mostrare l’impegno dello Sri Lanka nel garantire la conservazione delle specie in pericolo”, ha dichiarato il ministro del Turismo e della fauna selvatica dello Sri Lanka, John Amaratunga.

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Se, come ha scritto il biologo e naturalista Edward Wilson, “ogni specie vivente è un capolavoro della vita”, ogni estinzione che provochiamo rappresenta un fallimento per la nostra specie, le cui conseguenze ricadranno sulle future generazioni.

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