Gotan Project: dalle Milonghe ai Dancefloor

I Gotan Project intervistati da LifeGate Radio

Ripercorriamo un po’ la storia dei Gotan Project, dal primo
disco, come è nato tutto?

Bene, la storia dell’incontro fra noi tre è la storia
dell’incontro a Parigi tra due musicisti che facevano musica
elettronica e un musicista di tango argentino e la storia dei Gotan
Project è la storia di un incontro artistico, per provare e
per cercare di creare una fusione tra il tango e la musica
elettronica, qualcosa che non si era mai visto prima, una prova,
senza l’idea di marketing però. Così ci siamo messi
nello studio di Philippe, non dovevamo fare musica e cominciammo
con due brani, un primo vinile a bassissima tiratura, stile
underground. Quando abbiamo visto che era andato bene, ne abbiamo
fatto un altro con altri due pezzi, poi un altro con altri due
brani e diciamo che a quel punto il telefono ha cominciato a
suonare, mettiamola così.

 

Si può dire quindi che è stato un
successo inaspettato e non il risultato di un tentativo studiato a
tavolino di creare un genere di musica che non
c’era?

Sì, chiaro, la grande sorpresa è che è
piaciuto molto alla gente, tutto ha cominciato a funzionare e
abbiamo preso più coraggio per realizzare un album intero.
In realtà, però, era un’idea molto artistica e quando
diciamo underground era effettivamente il desiderio di sperimentare
qualcosa che non avesse un precedente o quasi, perché poi
abbiamo trovato qualche tentativo di mescolare generi estetici che
sono così diversi: il vecchio tango di un secolo fa, il
tango contemporaneo e la musica elettronica, frutto delle nuove
tecniche e della nuova tecnologia. La musica elettronica ha
un’estetica solo apparentemente lontana rispetto al realismo del
tango.

 

Ho letto in un’altra intervista che una delle
ispirazioni di questo primo esempio di mix è stata Grace
Jones, negli anni ’80, con la sua rilettura di “Libertango”. Chi
l’avrebbe mai pensato!

Quando abbiamo creato la nostra musica non abbiamo pensato
molto a quella canzone, ce ne siamo ricordati dopo; quel brano
è stato il primo tentativo di fare “dancefloor”: tango
mixato alla musica elettronica, con diverse tecnologie di
produzione, ma solo su un singolo pezzo.

 

È piuttosto divertente pensare che in un certo
senso Grace Jones vi abbia ispirati…

Infatti non è stato così. È un pezzo
bello, ma non ci siamo rifatti a quello.

 

Cos’è successo in questi cinque anni, dal 2001,
incontro con il tango, ad oggi? Cos’è successo ai Gotan
Project?

Abbiamo viaggiato moltissimo in tournée, iniziando il
primo concerto nel dicembre 2001 e finendo con l’ultimo
nell’ottobre 2005. Il tour è cominciato in Francia, a Parigi
e abbiamo terminato alcuni mesi fa a Buenos Aires. Nel mentre ci
sono stati due anni di tour no stop, in tutto il mondo. Siamo stati
naturalmente anche qui in Italia, ma anche in Giappone, in America,
in Brasile, in Libano, insomma ovunque e ovviamente in tutta
Europa. Dopo il tour, siamo andati un mese in vacanza e poi siamo
tornati velocemente in studio per cominciare a incidere il nuovo
album e, tra “La Revancha del Tango” e “Lunático”, i due
album originali, c’è stata una compilation, presa da alcuni
dj set che si chiama “Inspiración Espiración” che
è più vicina a “La Revancha del Tango”, una sorta di
mix di vari stili, elementi di tango ispirati da Piazzolla ma anche
hip hop e techno. Abbiamo anche realizzato un dvd de “La Revancha
del Tango live”, ma poi abbiamo lavorato molto al nuovo album
“Lunático”, passando molto tempo in studio, componendo,
creando modelli, collaborando con musicisti di tango a Parigi, ma
anche a Buenos Aires. Ci siamo presi del tempo per fare un bel
disco. Tutti ci chiedevano di fare in fretta, ma noi non volevamo,
perché per la prima volta avevamo tempo per creare un
prodotto di qualità. Il risultato è più
importante del tempo, ed ecco perché ci siamo presi il
nostro per portare a termine un lavoro di cui siamo orgogliosi.

 

Il successo dei Gotan Project è stato maggiore
tra quelli che ascoltavano musica elettronica e quindi gente che
andava in discoteca o tra gli amanti del tango
classico?

Mah… fortunatamente siamo piaciuti a entrambi!
C’è stato un giornalista inglese che una volta ha scritto
“frequentatori di discoteche e amanti del tango uniti per il
concerto dei Gotan Project”. Questo è fondamentalmente
quello che si può vedere: gente che va nei locali e gente
appassionata di tango, il mix tra i due rappresenta il nostro
pubblico.

 

In questo nuovo disco, ci sono la prima canzone e
l’ultima che mi sembra abbiano una specie di atmosfera comune, tra
il Messico e il Texas. Nella prima ci sono anche i Calexico e
nell’ultima Ry Cooder. Com’è questa ricerca dell’atmosfera?
Credo che tra i Calexico e i Gotan Project esista una sorta di
spirito comune, è vero?

Sì, sì… abbiamo cominciato a lavorare con i
Calexico con dei remix; Calexico che remixavano i Gotan Project per
un brano de “La Revancha” e noi abbiamo remixato un brano del loro
album “Feast of Wire”, la traccia numero 4; così è
scattata la chimica tra i nostri e i loro remix.

Quando noi abbiamo lavorato ad “Amor Porteno”, abbiamo pensato
che fosse stupendo chiedere a Joey e John dei Calexico di suonare
in questo brano. Così glielo abbiamo proposto e abbiamo
mandato in Texas la canzone affinché aggiungessero i
violini, i bassi, il piano e il bandoneón, ma poi abbiamo
terminato la produzione in studio a Parigi.

Noi siamo molto felici di questa collaborazione, perché
abbiamo lo stesso modo di pensare e di sperimentare la musica, ed
è la prova tangibile che esiste davvero una chimica
meravigliosa tra i Gotan Project e i Calexico. Quando si ascolta un
pezzo si ha la sensazione reale che i suoni siano in armonia tra
loro, come in matrimonio.

 

Ok, un’altra canzone che mi piace moltissimo è
“Notas”, con Juan Carlos Cáceres. Sono tanti gli argentini
che vivono a Parigi?

Non siamo tanti, ma ci facciamo notare! C’è da dire che
a Parigi ci sono comunità di immigrati molto più
numerose di quella argentina, perché in generale sono pochi
gli argentini nel mondo. Ci sono più magrebini, vietnamiti,
messicani e brasiliani a Parigi che argentini. Il fatto è
che, la storia di andata e ritorno tra Parigi e Buenos Aires,
è anche un po’ la storia del tango, che il maestro Juan
Carlos Cáceres rispolvera e riesamina.

Nel brano “Notas” facciamo un’allusione poetica alle origini,
alla nascita del tango, alla sua componente africana e a tutto
questo discorso rivendicativo del lato africano del tango, di Juan
Carlos Cáceres che oltretutto è stato rinnegato dalla
storia ufficiale argentina ed è ciò che troviamo in
“Notas”, con la partecipazione di Cáceres, che è un
argentino che vive a Parigi… e che si fa notare!

 

Che cosa potete dirmi di “Diferente”? Potete
presentarlo, parlarne un po’?

Tutti quelli che hanno ascoltato l’album sono rimasti
entusiasti, colpiti dai brani. Ho suonato questo pezzo mentre
facevo il dj in alcuni club e la reazione dei presenti è
stata fantastica! C’era una carica speciale, non saprei definirla.
Sai, è molto difficile… quando abbiamo cominciato
come Gotan Project fino a questo disco, non avevamo mai riscosso
molto successo alla radio o in tv… per noi ogni pezzo
è speciale.

Per esempio, “Santa Maria” è considerata la vera hit di
del nostro primo disco, per noi però non ha senso,
perché amiamo tutte le nostre canzoni. È un po’ come
scegliere tra 5 bambini, alcuni si e alcuni no… e
così quando fai un album ti piacciono tutte le tracce, in
caso contrario non le metti su un disco, è molto semplice.

 

Un’altra canzone particolare è “Mi
Confesión”, che è davvero singolare perché
racchiude una sorta di rap, vero?

Diciamo che nella musica e nella cultura argentina, quello che
si può assimilare al rap è la “pajada de los
gauchos”, l’arte dell’improvvisazione che esiste da 150 anni, che
fanno alcuni artisti che si mettono a commentare
l’attualità, quello che sta succedendo, a volte a gara con
una chitarra. La “pajada” esiste anche in altre parti del mondo
latino americano con nomi che però non conosco. Questo
è quello che si avvicina di più al rap.

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