I fratelli Freitag. Dai teloni di camion al tessuto biodegradabile, pionieri dell’economia circolare dal 1993

Le borse Freitag fatte di teloni di camion usati sono diventate un’icona di design. Markus e Daniel, i fratelli Freitag, raccontano la filosofia dietro al marchio con la sostenibilità nel dna.

È il 1993 e Markus Freitag, studente di una scuola d’arte nella città svizzera di Zurigo, ha bisogno di una sacca impermeabile per portare i fogli da disegno – questo è prima dell’era dei computer portatili. Vive vicino all’autostrada e vede passare molti camion coperti da grossi e robusti teloni. Questo materiale diventa la soluzione ai suoi bisogni e lui e il fratello Daniel (che sperimenta il primo prototipo tra la comunità di corrieri ciclisti a San Francisco, dove vive) creano il marchio di borse, accessori e abbigliamento Freitag. La “messenger bag” fatta di teloni di camion, cinture di sicurezza e camere d’aria riciclati diventa un’icona di design – ed è esposta anche al Museum of modern art di New York.

I fratelli Freitag si sono dimostrati visionari nell’utilizzare materiali riciclati quando non era ancora di tendenza: “Quando abbiamo iniziato non conoscevo neanche la parola inglese ‘sustainability’ (sostenibilità, ndr)”, ricorda Daniel. Con una produzione annua di 300mila prodotti e il riciclo di 300 tonnellate di teloni all’anno il marchio Freitag continua a essere pioniere nel campo della moda sostenibile. Abbiamo incontrato i suoi fondatori in occasione dell’inaugurazione del primo negozio in Italia, uno dei suoi mercati principali, in viale Pasubio 8 a Milano.

I fratelli Freitag: “Pensiamo e agiamo in cicli”

Nell’economia circolare i prodotti e i servizi vengono visti in maniera olistica, imitando il ciclo di vita biologico dove ogni fine è un nuovo inizio. Freitag è basata su questo approccio, infatti il mantra dell’azienda è “We think and act in cycles” (pensiamo e agiamo in cicli). Mentre la sua attività è fondata sul concetto di upcycling, ovvero la trasformazione di materiali riciclati in oggetti dal valore più alto, va oltre: “Upcycling vuol dire usare un materiale di scarto che non dovrebbe neanche esistere”, secondo Daniel, invece “se adottiamo concetti circolari migliori sin dall’inizio sono già scritti nel dna del prodotto e si può avere una visione d’insieme migliore di tutto il ciclo di vita – non solo creando un problema che poi qualcun altro deve risolvere con l’upcycling”. Questa è la filosofia che ha guidato lo sviluppo del tessuto 100 per cento biodegradabile F-abric fatto con canapa, lino e Modal – fibra ottenuta con la cellulosa estratta dai trucioli del legno di faggio – cresciuti su suolo europeo, lanciato nel 2011.

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I fratelli Freitag non sono solo appassionati di cicli produttivi, ma anche di biciclette. “Andare in bici è uno stile di vita che rappresenta questa filosofia”, racconta Daniel, e questo è evidente anche nei loro prodotti perché, come spiega Markus, “ogni borsa dev’essere ‘ciclabile’“. Ridurre l’impatto ambientale, e adottare un modo di vivere basato sulla praticità e l’essere attivi sono i principi alla base del modello dell’azienda, a tal punto che “una volta avevamo bici a scatto fisso in tutti i negozi Freitag e le persone potevano usarle gratuitamente, e testare anche le borse”, spiega Markus.

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Daniel (sinistra) e Markus Freitag (destra) © Lukas Wassmann/Freitag

Per chi sono i prodotti Freitag

“Ci dà soddisfazione sapere che i nostri clienti sono persone diverse tra loro, non solo giovani e cittadini urbani”. Markus offre un messaggio confortante per i non-ciclisti. I fratelli ci tengono a puntualizzare che “cerchiamo di non pensare in termini di target o gruppi di riferimento; si tratta di convincere noi stessi e gli altri della validità delle soluzioni che creiamo“, dice Daniel. Quello che i consumatori Freitag hanno in comune è che cercano prodotti di qualità creati con un approccio intrinsecamente ecologico.

Come sono fatte le borse Freitag

“Truckspotting”

Rifornirsi di teloni di camion usati richiede un grande sforzo di squadra. “Abbiamo un canale online chiamato ‘truckspotting’ (avvistamento dei camion, ndr) così che tutti e 160 membri della squadra possano segnalare un bel camion quando lo vedono”, spiega Daniel. Mentre “un concorrente farebbe un singolo ordine per avere materiale a sufficienza per metà anno perché sa esattamente quello che vuole”, Markus prosegue, “nel nostro caso sono cinque persone che fanno centinaia di telefonate, vanno in autostrada, fanno foto e ricercano le aziende”.

Il lavaggio

I teloni vengono lavati usando acqua piovana raccolta sul tetto dello stabilimento produttivo Nœrd F-actory a Zurigo, costruito dall’azienda nel 2011. L’acqua viene conservata in taniche sotto l’edificio e riscaldata con l’energia prodotta da un impianto per lo smaltimento dei rifiuti. “Bisogna avere una prospettiva più a lungo termine; se si pensa solo ai prossimi cinque anni, non si fanno questo genere di cose”, Daniel approfondisce. “Ci vogliono 15 anni per ripagare l’investimento. Possiamo investire in queste idee anche perché non ci sono finanziatori esterni che chiedono dividendi, si tratta solo di investire nelle nostre idee e nella nostra filosofia”.

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Trasformare teloni di camion usati in borse di qualità con un’impronta ambientale minima è un processo laborioso © Noë Flum/Freitag

La creazione

“Ricavare un metro quadrato di telone per fare una borsa richiede molta mano d’opera”, spiega Markus. Infatti le forme vengono selezionate e tagliate a mano: un processo laborioso fatto in Europa, a differenza della manifattura convenzionale che segue il modello della delocalizzazione (o outsourcing) in paesi dove i costi della mano d’opera sono più bassi. “Normalmente bisogna attraversare metà globo e andare in Bangladesh per vedere la produzione”, fa notare Markus.

I costi più alti hanno spinto i fratelli ad approcciarsi ai consumatori in maniera diversa: “Si tratta di trasparenza, raccontare la storia di come facciamo le cose è il nostro marketing“, dice Daniel – ad esempio è possibile visitare la fabbrica Nœrd attraverso un tour virtuale o addirittura dal vivo. “È per questo che le persone percepiscono che c’è qualcosa di più, qualcosa oltre alle borse. Se guardassero solo il prezzo probabilmente perderemmo tutti i clienti, devono quindi essere interessati ad altri aspetti”.

Ad esempio Markus racconta come nella linea di abbigliamento F-abric “i bottoni di metallo possono essere svitati per essere riutilizzati per il prossimo capo”. I vestiti, infatti, sono pensati per stimolare le persone, come spiega Daniel: “Quando avviti il bottone è un piccolo momento formativo e cominci a pensare, ‘come funzionano questi cicli’? Questi sono i piccoli momenti che cerchiamo di integrare in modo da diffondere consapevolezza”.

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Il materiale F-abric è tessuto in Italia e gli abiti vengono confezionati in Polonia, viaggiando da un paese all’altro attraversando il passo del San Gottardo in Svizzera © Lukas Wassmann/Freitag

La visione di Freitag è di cambiare l’industria fornendo un esempio di successo di una produzione a ciclo chiuso. L’intento non è solo quello di creare design pratici e belli ma di trasmettere valori ed esperienze. In questo senso è così all’avanguardia che “siamo probabilmente un po’ in anticipo”, commenta Daniel. “Stavo leggendo un’intervista al direttore creativo di una grande azienda d’abbigliamento in cui diceva che in futuro il suo marchio potrà creare jeans biodegradabili. E abbiamo pensato, sono già cinque anni che lo facciamo”, interviene Markus, sorridendo. “Ma è una buona cosa che vogliano farlo anche loro”, aggiunge, serio.

I fratelli Freitag hanno tracciato il percorso che l’industria deve intraprendere. Rimane incerto se anche gli altri marchi apriranno gli occhi e gli orizzonti adottando una manifattura che non solo abbia un impatto sociale e ambientale positivo ma che sia capace di garantire qualità e cura a consumatori che guardano al di là delle apparenze. Perché se i teloni di camion possono essere alla moda, chissà cosa ha in serbo il futuro.

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