Investimenti sostenibili

Tutti vogliono i green bond, per finanziare un mondo più pulito

Grandi aziende, stati, istituzioni europee e investitori: tutti alla scoperta dei green bond, che servono per finanziare la lotta ai cambiamenti climatici.

È un periodo di grande fermento per i green bond, le “obbligazioni verdi” che servono a finanziare la lotta al cambiamento climatico. Mentre il volume di nuove emissioni continua a crescere, stati e imprese si fanno avanti. E l’Europa si dimostra pronta e reattiva.

Cosa sono le obbligazioni green

Il funzionamento di un green bond è uguale a quello di qualsiasi altra obbligazione. Una società o un ente pubblico emette un titolo di debito; l’acquirente, a una determinata scadenza, ha diritto a riavere indietro i soldi che ha investito più una certa quota di interessi. La differenza sta nel fatto che la liquidità raccolta deve essere usata per finanziare un progetto che abbia un impatto positivo per l’ambiente. Si tratta di strumenti finanziari piuttosto nuovi, che stanno vivendo una crescita incredibile di anno in anno. Secondo l’ultimo report della ong Climate Bonds Initiative, nel 2016 i titoli etichettati ufficialmente come green bond hanno raggiunto, nel mondo, un valore di 118 miliardi di dollari. Ma, se si conteggiano tutte le obbligazioni legate in qualche misura al clima, si arriva addirittura a 694 miliardi.

 

L’Europa promuove la finanza green

Bisogna trovare le risorse per concretizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile Onu (Sdgs) e il pacchetto europeo su clima ed energia per il 2030. E bisogna farlo in fretta, perché la posta in gioco è alta. In questa sfida, i green bond potrebbero giocare un ruolo da protagonisti. Lo dice un recente report pubblicato dalla Commissione Europea.

Le obbligazioni verdi, si legge nel rapporto, vanno forte soprattutto in Francia, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Svizzera e nei Paesi nordici. Anche perché, da subito, hanno avuto il supporto delle istituzioni. In Europa servono soprattutto a finanziare progetti legati alle rinnovabili e all’efficienza energetica. A seguire trasporti, gestione di acqua e rifiuti, tutela della biodiversità, agricoltura e foreste.

Le istituzioni, però, devono fare la loro parte, iniziando a emettere obbligazioni verdi o a investire in prima persona. O ancora, premiando a suon di agevolazioni fiscali chi scommette sulla finanza green. Come se non bastasse, c’è sempre più bisogno di standard europei chiari e univoci, che garantiscano che i proventi di un green bond sono stati davvero usati per progetti ambientali. Progetti che portino a risultati chiari e misurabili.

Green bond mobilità sostenibile
Nel mondo i green bond vengono usati soprattutto per finanziare la mobilità sostenibile. Fonte: Climate bonds initiative.

Enel lancia il suo primo green bond

Non è rimasta ferma a guardare Enel, che il 10 gennaio ha collocato il suo primo green bond. Una maxi-emissione da 1,250 miliardi di euro, ben più di quanto si ipotizzava inizialmente. L’operazione ha raccolto adesioni per circa il doppio dell’importo, con una forte rappresentanza di investitori socialmente responsabili. I proventi serviranno a finanziare la costruzione e il repowering di centrali alimentate da energie pulite, lo sviluppo di reti di trasmissione e distribuzione, le smart grid e gli smart meter.

Michel Sapin Francia
Il ministro delle Finanze francese Michel Sapin. Foto © BERND VON JUTRCZENKA/AFP/Getty Images

Francia e Polonia si fanno avanti

Da un lato le aziende, dall’altro i governi. La Polonia, a dicembre 2016, è stata il primo stato europeo a emettere un green bond sovrano, dall’importo di 750 milioni di euro e con scadenza a cinque anni. Così, ha scippato per un pelo il primato alla Francia. Confermando le anticipazioni che erano già circolate negli scorsi mesi, il ministro delle Finanze Michel Sapin ha annunciato che entro la fine del mese il governo transalpino emetterà la sua prima obbligazione verde. Dovrebbe trattarsi di un’operazione più massiccia rispetto a quella polacca. Per ora non ci sono ancora informazioni ufficiali, ma si vocifera di almeno 2,5 miliardi di euro, con scadenza compresa tra i 15 e i 25 anni. D’altronde, serviranno tante risorse per trasformare in realtà i progetti della legge sulla transizione energetica francese, una delle più ambiziose e coraggiose al mondo.

 

Foto in apertura: Anuwar Ali Hazarika / Barcroft I via Getty Images

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