Greenpeace compie 50 anni. La storia dal 1971 a oggi

Il 15 settembre 2021 l’associazione Greenpeace compie 50 anni. Come nacque e come è diventata un movimento globale.

Vancouver, 15 settembre 1971. Un gruppetto di attivisti si imbarcava su un vecchio peschereccio, il Phyllis Cormack, nel porto della città canadese. Obiettivo: bloccare i test nucleari condotti dagli Stati Uniti al largo delle coste dell’Alaska, sull’isola di Amchitka. Era la nascita di un movimento che oggi, nel 2021, compie 50 anni. E il cui nome, Greenpeace, è nel corso del tempo diventato celebre in tutto il mondo per l’encomiabile lavoro svolto a difesa della natura, degli ecosistemi, delle foreste, del clima.

Greenpeace nacque come uno slogan, oggi è un’idea di mondo

L’organizzazione non governativa, in cinque decenni, è diventata infatti un punto di riferimento a livello globale. Puntando su un mix di militantismo audace e di comunicazione aggressiva e pungente. Utile per dare risalto ad azioni spesso tanto spettacolari quanto efficaci. Quelle contro lo sfruttamento dell’energia nucleare così come contro la caccia alle balene.

All’inizio, nel 1971, Greenpeace era uno slogan, non il nome di un’organizzazione. Solo un anno più tardi l’associazione si è costituita in modo formale. Mentre per Greenpeace International è stato necessario aspettare dieci anni.

Da allora, ha sempre camminato su due gambe: da un lato l’attivismo, basato sulle campagne avviate su ciascun tema e sulle azioni legali; dall’altro l’attività di lobbying, nel tentativo di convincere i governi, le grandi imprese e gli istituti internazionali ad adottare politiche compatibili con la tutela della Terra.

Rex Weyler: “Volevamo che le persone si ribellassero ovunque”

“Negli anni Settanta – spiega Rex Weyler, cofondatore di Greenpeace International – abbiamo deciso di creare un movimento ecologista globale, che all’epoca non esisteva. E ci aspettavamo che si sarebbe diffuso in tutto il mondo. All’inizio, penso che la maggior parte di noi fosse più interessata a un movimento che a un’organizzazione. Volevamo che le persone si ribellassero ovunque e difendessero la biodiversità e gli ecosistemi vulnerabili. Contemporaneamente sorsero Friends of the Earth e altre organizzazioni. Poiché nacquero uffici di Greenpeace in tutto il mondo, per mantenere una comunicazione chiara sul nostro lavoro, abbiamo dovuto creare una struttura di coordinamento mondiale. Oggi Fridays for Future e Extinction Rebellion sono esempi di come evolve quel movimento. È più o meno quello che speravo accadesse”.

“Greenpeace – osserva Walter Ganapini, presidente di Greenpeace Italia dal 2007 al 2009 – è da sempre considerata una sorta di ‘arma di eccellenza’ di quello che potremmo definire ‘l’esercito dell’ambiente’. Utilizzo con cognizione di causa la metafora militare, perché esprime il sentire comune tra chiunque avesse lavorato da fine anni Settanta a costruire le italiane Lega per l’Ambiente e Italia Nostra e le branche nazionali di altre associazioni internazionali, dal Wwf a Friends of the Earth, fino a GreenCross/Fondazione Gorbatchev”.

Greenpeace
I volti della Marcia per il clima a Roma il 29 novembre 2015 © Greenpeace

Il rifiuto di finanziamenti da imprese e istituzioni

“Già pronunciando il nome di Greenpeace – prosegue Ganapini – molti esprimono un senso di rispetto ulteriore, per raffronto con quello dovuto comunque ai ‘movimenti in forma di associazione’ autoctoni, verso una Greenpeace entità ‘altra’. Per struttura e modello operativo. A partire dalla sua norma essenziale di garanzia: il rifiuto di ogni contributo economico da imprese ed istituzioni”.

La Rainbow Warrior di Greenpeace affondata
La Rainbow Warrior di Greenpeace affondata © John Miller/Greenpeace

La lunga storia di Greenpeace è punteggiata anche di eventi drammatici. Su tutti, quello della Rainbow Warrior, nave dell’associazione che viene affondata il 10 luglio 1985. Ad operare il sabotaggio furono i servizi segreti francesi: l’imbarcazione era pronta per partire per l’atollo di Mururoa, per protestare contro i test nucleari condotti dal governo di Parigi. Ad ordinare l’affondamento fu il ministro della Difesa francese Charles Hernu, all’epoca della presidenza socialista di François Mitterrand. Segno della “considerazione” che le azioni di Greenpeace avevano anche ai vertici delle nazioni.

L’azione della nazione europea si rivelerà però un boomerang: un grande movimento di solidarietà sorge a difesa dell’associazione, in tutto il mondo (tranne in Francia, dove Greenpeace sarà considerata un nemico per un decennio). Il sostegno internazionale ricevuto è enorme. E anche, in qualche misura, la pubblicità. Anche questo ha contribuito a rendere l’organizzazione una “celebrità” a livello mondiale, presente oggi in 57 nazioni con centinaia di migliaia di attivisti e volontari.

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