Haci Giugo: 8 e 15

Due parole in giapponese ricordano l’ora in cui fu sganciata la bomba su Hiroshima… Mercoled

Berlino 1933… Los Alamos 1943… Auschwitz 1944…
Hiroshima 1945…
Un immenso orologio, come un treno senza fine, attraversa la storia
del XX secolo.
Il treno arriva al campo di concentramento.
Una bimba aspetta il ritorno del padre.
Il treno gira.
Dall’altra parte dell’oceano scienziati lavorano alla costruzione
della bomba atomica.
La storia avanza inesorabile.
La Soluzione finale e il Progetto Manhattan, due tragedie
irriducibili, conducono i personaggi alla fine del viaggio.
Una storia cruenta raccontata con delicatezza e maestria
poetica.
Uno spettacolo pieno di anima.

Di cosa parla lo spettacolo?
Di due immani tragedie, da una parte lo sterminio degli ebrei e
dall’altra il Progetto Manhattan la decisione di costruire una
bomba atomica pensata prima per usarla contro Hitler e poi
sganciata in Giappone. Insieme, aprono uno scenario devastante, che
cambia la storia dell’uomo perché introduce la
possibilità concreta della fine della razza umana. Si passa
da una concezione della guerra convenzionale a una guerra in cui
c’è l’impossibilità dell’altro di difendersi e di
resistere.

Haci giugo, che in giapponese vuol dire 8 e 15, vuole
essere un segno di speranza. In che senso?

Lo spettacolo è inserito nell’ambito di un progetto di sei
incontri, “Percorsi di pace”, in cui il teatro incontra i
protagonisti della storia. “Percorsi di pace” vuole sensibilizzarci
e renderci consapevoli per poter poi essere protagonisti: la pace
non è assenza di guerra ma è anche un impegno
quotidiano, diventa una prassi, un bisogno di fare quotidianamente
qualcosa. La questione della armi nucleari, per esempio, non
è ancora risolta ma continuano a proliferare e diventa un
problema non del passato ma del presente e del futuro. Ecco
perché abbiamo pensato questo spettacolo forte: la nostra
anima ha bisogno di questo per dare un corso diverso alle nostre
vite e alla storia dell’umanità.

Lo spettacolo si terrà a Milano il 1° giugno
2005 alle ore 19. Alle 21 interverranno due
testimoni…
Abbiamo invitato Nedo Fiano e Piero
Terracina, deportati ad Auschwitz nel ’44, all’età di 18 e
15 anni. L’incontro è fondamentale perché i testimoni
diretti sono ormai pochi e tra poco non ci saranno più e
saremo noi a doverci far carico di questa memoria collettiva.
Quello che è successo non è un fatto isolato ma ci
riguarda tutti; dobbiamo farci carico di questa memoria attraverso
l’ascolto dei testimoni per capire cosa è successo ed
elaborare uno spirito critico nei confronti di quello che accade
oggi. Già è stata una fatica istituire la giornata
della memoria del 27 gennaio e aprire le porte delle scuole ai
testimoni. Fino a 15 anni fa questo temi non rientravano nei
programmi di studio e i presidi avevano paura di turbare i ragazzi.
Oggi l’importanza di questa testimonianza è più
riconosciuta.

Infatti il Presidente della Repubblica Italiana vi ha
conferito recentemente una Medaglia d’argento.

Questo rende il peso della nostra responsabilità ancora
più forte. Il nostro è un mandato, una
responsabilità. Quando Nedo Fiano ha visto per la prima
volta questo spettacolo è venuto a parlarci e ci ha detto
“Questa spettacolo è un gesto importante per la costruzione
della pace nel mondo, Deve essere visto. dovete portarlo in giro!”.
“E’ difficile” rispose qualcuno. “Anche sopravvivere ad Auschwitz
è difficile!”, disse Fiano.
Anche Suzuko Numata, sopravvissuta di Hiroshima, ci ha spronati a
continuare il nostro lavoro di diffusione di Haci Giugo, ne ha
detto: “Haci Giugo è un teatro di guerra che lavora su una
ferita ancora aperta…
Le due vicende sono incrociate nel senso che sono collocabili sotto
il comune denominatore della ferocia cieca e insaziabile della
guerra che si accanisce sull’umanità senza colpe e la
cancella senza pietà. I crimini non hanno età, sono
per sempre. Rievocarli significa rafforzarci per il presente e il
futuro. C’è bisogno di ricordare il passato”.

E lo spettacolo va avanti da otto anni…
Sì. Le voci a cui è stata negata la storia ci
chiedono di continuare non è solo la nostra volontà e
qualcosa che noi facciamo perché mossi da qualcosa di
più grande. E’ importante ricordare anche coloro che
all’epoca si opposero e dimostrarono solidarietà. Il popolo
danese, per esempio, di fronte all’ingiunzione di esibire la stella
di Davide disse “siamo tutti ebrei” e tutti uscirono in strada con
la stella gialla. Queste sono dimostrazioni che danno speranza al
genere umano perché l’uomo ha dentro di sé non solo
la capacità di distruggere, ma anche quella di
rinascere.
Il futuro dell’umanità non è una porta spalancata
verso il sole, ma uno spiraglio di luce che filtra attraverso le
macerie, ma questo spiraglio di luce va tenuto aperto e c’è
bisogno di tutti noi. E’ importante la voce di ognuno di noi, solo
tutti insieme si diventa una coro.

Intervista di Claudio Vigolo, andata in onda sabato
27 maggio su LifeGate
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