Se la neve si scioglie prima i colibrì sono in pericolo

Una specie di colibrì che migra dal Centro America agli Stati Uniti è in pericolo a causa della fioritura prematura dei fiori di cui si nutre.

La natura è un meccanismo delicato e perfetto, che ha trovato un proprio equilibrio forgiandosi nel tempo a seconda delle esigenze. Alterare un elemento spesso può provocare un imprevedibile effetto domino. Gli elementi in gioco in questa vicenda sono dei fiori, dei colibrì e il costante aumento delle temperature globali.

 

colibrì

 

Nelle Montagne rocciose del Nord America cresce un particolare tipo di giglio (Erythronium grandiflorum) che fiorisce in primavera, quando si scioglie la neve. Il nettare di questi fiori rappresenta una fondamentale risorsa per una specie di colibrì (Selasphorus Platycercus) che migra dal Centro America proprio in questo periodo per riprodursi e allevare i piccoli.

 

Gli scienziati hanno però notato che la fioritura dei gigli avviene sempre prima, il record di precocità è stato registrato nel 2012, e potrebbe iniziare prima dell’arrivo dei colibrì. Da una ricerca finanziata dalla National Science Foundation e guidata da David Inouye e Amy McKinney dell’Università del Maryland, è emerso che i gigli sbocciano circa diciassette giorni prima rispetto al 1970.

 

gigli

 

Questo significa che la loro fioritura non è in sincronia con l’arrivo dei colibrì la cui alimentazione è basata sul nettare, quando gli uccelli arrivano, spossati dalla migrazione, corrono il rischio di trovare la maggior parte dei fiori appassiti.

 

A risentire di questo cambiamento sono soprattutto le femmine, che in vista della deposizione delle uova avrebbero bisogno di maggiori energie, perché i maschi arrivano prima per esplorare il territorio e costruire il nido.

 

I colibrì che si riproducono più a sud, in stati come l’Arizona, risentono meno di questo fenomeno, i loro fiori preferiti sbocciano ancora in concomitanza con il loro arrivo. Il riscaldamento globale sta avanzando più velocemente alle latitudini più elevate, rendendo queste zone più esposte alle alterazioni degli ecosistemi.

 

montagne rocciose

 

Se non ci sarà un’inversione di tendenza la fioritura sarà sempre più precoce e i gigli sbocceranno molto prima che dell’arrivo dei colibrì, che non troverebbero cibo ad attenderli al termine della migrazione.

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