Il ministero delle Politiche agricole cambia nome. Ma non facciamo regali all’industria, agli ogm, al Ttip

Il ministero delle Politiche agricole cambia nome e diventerà il ministero dell’Agroalimentare. Questo dicastero deve sempre avere al centro la tutela della biodiversità, la qualità dell’agricoltura e della imprenditorialità multifunzionale dei nostri agricoltori.

L’agricoltura deve restare centrale. Il riferimento all’agroalimentare nel nuovo nome del ministero non deve essere un trucco per facilitare una subalternità alle multinazionali del cibo e un’apertura a ogm e Ttip (Transatlantic trade and investment partnership).

 

Il Governo deve ricordarsi che chi cura la Terra e l’agricoltura sono il centro del successo dell’agroalimentare e del made in Italy del cibo che si rafforza con qualità, biologico, biodiversità e non certo con gli ogm come ha ricordato anche la Coldiretti. “L’Italia ha saputo cogliere l’opportunità di Expo per raccontare al mondo il modello agroalimentare e i suoi valori unici” ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, sottolineando che “l’agricoltura italiana è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario, per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp, che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero, ma anche la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati”.

 

Il rilancio del made in Italy si è ottenuto grazie alla difesa della tipicità e della biodiversità da parte dei nostri coltivatori, di associazioni come Slow Food di Carlo Petrini e della legge sulla multifunzionalità che varai nel 2001, sostenuta da importanti organizzazioni agricole.

 

A questo annuncio da parte del governo devono far seguito concreti provvedimenti che aiutino gli agricoltori a migliorare le proprie capacità di trasformazione e commercializzazione di prodotti di qualità in modo da migliorare il reddito dei produttori e da misure che contrastino l’agropirateria e i tentativi di imporre Ogm, ormoni e altre pratiche dannose alla nostra produzione, all’ambiente, alla salute e invise alla stragrande maggioranza e agli stessi consumatori.

 

Servono più qualità e più agricoltura biologica, non certo ogm e quel Ttip con il suo corredo di carni agli ormoni o derivanti da animali clonati, polli decontaminati con la candeggina ed altre deroghe a valori ambientali, sanitari e di diritti sociali vigenti in Italia ed Europa.

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