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Le tribù di nativi americani hanno avviato un progetto in collaborazione con il Wwf per il ritorno del bisonte nelle loro terre.
La tribù di nativi americani dei rosebud sioux sta cercando di far tornare i bisonti sulle colline del Dakota del Sud. In due anni sono già riusciti a far accrescere la loro mandria, nella riserva Wolakota, a 750 esemplari e prevedono di raggiungere l’obiettivo dei 1.200 individui entro la fine dell’anno. Nonostante i problemi finanziari e le carenze alimentari, il ripristino dell’ecosistema naturale e il ritorno del bisonte è un punto prioritario nella loro cultura.
La pandemia ha colpito duramente queste popolazioni, mettendo in luce anche le difficoltà sociali e di sostentamento. “Queste tribù non hanno le capacità di percorrere grandi distanze per trovare il cibo”, spiega Troy Heinert, leader della minoranza nel Senato del Sud Dakota. “Quando i camion hanno smesso di arrivare, sono state le comunità delle riserve ad essere maggiormente colpite”.
La storia dei bisonti è tristemente legata alla colonizzazione. I bisonti rischiarono l’estinzione a causa della caccia intensa, probabilmente condotta anche per colpire direttamente gli indigeni. Fu così che, una volta scomparsi i bisonti, in molte aree furono sostituiti dal bestiame. I pascoli di bestiame divennero così numerosi che distrussero completamente la vegetazione autoctona. La reintroduzione del bisonte viene associata esclusivamente al raggiungimento della sicurezza alimentare delle popolazioni indigene.
Tuttavia, una delle speranze delle tribù è quella che, con il ritorno dei bisonti, si ristabilizzi anche l’equilibrio ecologico. Per fare un esempio: i bisonti della riserva Wolakota stanno mangiando le piante di yucca, divenute abbondantissime una volta scomparse le erbe autoctone a causa del bestiame. Mangiando e strappando le radici, i bisonti hanno bloccato la crescita delle piante di yucca permettendo il ritorno delle erbe autoctone, fondamentale anche per la cattura del carbonio.
Il bisonte è fortemente legato alle antiche tradizioni culturali delle tribù delle grandi pianure americane, come i sioux. Questo animale è da sempre parte della vita di queste popolazioni. Non era solamente cibo, ma con le loro pelli creavano di tutto: coperte, tende, mantelli, abiti, calzature e molto altro. Era considerato parte della loro famiglia. “Quando questa terra di bisonti è sana, anche noi stiamo bene”, prosegue Heinert.
La sfida per il ripopolamento dei bisonti è impegnativa ma, grazie ai milioni di dollari che sono stati donati per questo progetto, la mandria del Wolakota è cresciuta rapidamente. Sono stati inseriti anche individui provenienti da parchi nazionali e centri federali per il recupero della fauna. Un aiuto importante per l’avviamento del progetto è arrivato dal Wwf. “Una crescita così rapida è un segno molto importante per iniziative di questo tipo”, conferma il coordinatore Dennis Jorgensen. “C’è grande sostegno da parte del popolo americano per restituire i bisonti ai nativi”.
Piccola nota. Molto spesso i bisonti vengono chiamati bufali. Anche nei nomi dei progetti, come ad esempio l’International buffalo council, oppure il nome della riserva Wolakota, chiamata Buffalo range. Ecco, anche se vengono usate in modo intercambiabile, “bisonte” e “bufalo” sono due parole, ma soprattutto due specie diverse. Già solo per la loro distribuzione: il bisonte si trova in America e in Europa, il bufalo in Asia e Africa.
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