Chernobyl

Il ritorno della natura a Chernobyl

A quasi trent’anni dall’esplosione del reattore, l’area abbandonata torna ad essere popolata dai grandi animali, prima scomparsi. Lupi, linci, alci e gufi reali.

È la natura che riprende il sopravvento, laddove l’uomo l’ha abbandonata. Lo dimostrano anni di fotografie e di appostamenti di un gruppo di scienziati che studia la zona di interdizione di Chernobyl, ovvero la Cez (Chernobyl Exclusion Zone).

Aquila
In seguito allo spopolamento la fauna selvatica è tornata a popolare la Chernobyl Exclusion Zone. ©Sergey Gashak

In pochi anni infatti, grazie a decine di trappole fotografiche disseminate nei dintorni delle foreste e in parte all’interno dell’area, è stato possibile testimoniare il ritorno di alcuni animali, ritenuti scomparsi.

Cavalli selvatici nei pressi di Chernobyl
Cavalli selvatici di Przewalski nei dintorni di Chernobyl. © GENYA SAVILOV/AFP/Getty Images

 Chernobyl e la natura rinata

Il lavoro più importante lo sta portando avanti il radioecologista  Sergey Gashchak.Gli animali non sembrano percepire le radiazioni e occupano l’area indipendentemente dalla quantità di radiazioni”, ha raccontato Gashchak in un’intervista di qualche anno fa alla Bbc. “Un sacco di uccelli nidificano all’interno del sarcofago. Storni, piccioni, rondini, codirosso. Ho visto i nidi e ho trovato le uova”.

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Femmina di cervo in una palude. ©Sergey Gashak

Ma le immagini che colpiscono di più sono quelle del lupo, della lince o dell’aquila reale, fotografate nella foresta che sorge ai limiti della Cez. In questo caso si tratta comunque di animali che vivono su ampie superfici e che quindi entrano ed escono dalla zona contaminata. Ciò che rimane interessante e che lo stesso Sergey sottolinea, è che gli animali monitorati sembrano mantenere la stessa aspettativa di vita degli stessi esemplari che vivono in aree non contaminate.

Ultima modifica: 13/04/2017
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