Ilva, l’Italia rinviata a giudizio davanti alla Corte di Strasburgo

Italia sotto processo per l’Ilva. Accolti due ricorsi presentati da 182 cittadini di Taranto: non sarebbero state adottate tutte le misure necessarie a preservare la salute dei residenti.

L’Italia sarà processata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per il caso dell’Ilva di Taranto, in Puglia, perché lo stato “non ha adottato tutte le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la salute, in particolare alla luce dei risultati del rapporto redatto nel quadro della procedura di sequestro” (lo studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento), secondo quanto riportato dalla Corte motivando l’apertura del procedimento. Ma mentre a Strasburgo si apre un nuovo procedimento, a Taranto il processo per presunto disastro ambientale provocato dall’acciaieria ha subito un rinvio per un difetto di notifica. La prossima seduta è prevista per il 14 giugno .

 

Cosa succede a Strasburgo

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha accolto due ricorsi presentati da 182 cittadini italiani residenti a Taranto, uno il 29 luglio 2013 e l’altro il 21 ottobre 2015: in entrambi i casi si accusa l’Italia (e nello specifico il governo) di aver consentito all’Ilva di continuare a funzionare e dunque a emettere sostanze nocive, non avendo perciò operato per garantire la salute dei cittadini. La Corte, accorpando i due ricorsi e ritenendoli ammissibili, ha avvisato l’Italia di iniziare a predisporre la difesa, in vista del processo che sarà fissato a breve. Già il fatto che la Corte abbia accolto le istanze dei tarantini è considerato un fatto molto importante da Lina Ambrogi Melle che, da consigliera del comune di Taranto, ha promosso il secondo ricorso: “Vittoria, si apre il processo per violazione dei diritti alla vita ed alla salute di noi tarantini!”.

 

Cosa succede a Taranto

A Taranto intanto si è avviato (ma subito rinviato di un mese) il processo in corte d’assise volto ad accertare proprio il presunto disastro ambientale provocato dalle emissioni degli stabilimenti Ilva, con la Regione Puglia che si è costituita parte civile, e con il governatore Michele Emiliano che, pur essendo del Pd proprio come l’attuale governo messo sotto inchiesta da Strasburgo, si chiede appunto: “com’è possibile che un impianto continui a funzionare nonostante la magistratura accusi i precedenti gestori di reati così gravi?”.

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