Per intercettare le nuove tecnologie della transizione energetica, Dolomiti Energia entra in Primo Climate

Il fondo Primo Climate, che annovera LifeGate tra i partner del proprio ecosistema, continua a crescere con l’ingresso di Dolomiti Energia.

Come si fa la transizione ecologica? Servono indirizzi chiari da parte della politica, servono abitudini diverse nella società, ma per abilitare un cambiamento su larga scala servono anche le tecnologie. Trovare e far crescere queste tecnologie è il compito che si è dato Primo Climate, fondo climate tech gestito da Primo Capital Sgr, forte di una rete di partner di cui fa parte anche LifeGate. Lanciato nell’estate del 2024, oggi ha una capacità di 48 milioni di euro. Un percorso che a luglio ha segnato una tappa importante con l’ingresso del gruppo industriale trentino Dolomiti Energia nella compagine degli investitori.

In quali startup investe il fondo Primo Climate

Per entrare nel portafoglio di Primo Climate non basta una buona idea. Per essere selezionate, le startup devono avere sviluppato una tecnologia già matura, migliorativa in termini di emissioni di gas serra, competitiva anche dal punto di vista prettamente industriale. E devono essere italiane, o straniere con piani di sviluppo in Italia. Oltre al capitale necessario per sostenere investimenti impegnativi, come l’apertura di nuovi impianti, le aziende entrano in una rete di partner e relazioni di cui fa parte anche LifeGate.

“La transizione energetica richiede innovazione continua e la capacità di portare rapidamente sul mercato nuove soluzioni. Grazie alla collaborazione con Primo Climate possiamo osservare da vicino l’evoluzione di tecnologie emergenti legate alla decarbonizzazione e all’innovazione energetica, mettendo a disposizione anche le nostre competenze industriali per valutarne il potenziale applicativo e valorizzare realtà che creano nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionale anche in Trentino”, spiega a LifeGate Stefano Granella, Ceo di Dolomiti Energia.

Inevitabilmente, un’utility energetica punta l’attenzione soprattutto su chi lavora sulla decarbonizzazione, sull’efficienza energetica e sull’innovazione nella produzione, gestione e utilizzo dell’energia. La qualità della tecnologia, ci tiene però a sottolineare Granella, è una condizione necessaria ma non sufficiente: “Valutiamo sempre la capacità del team imprenditoriale di trasformare una buona idea in un progetto dalla governance solida e scalabile”.

Il ruolo di Dolomiti Energia nell’ecosistema trentino dell’innovazione  

“Per noi non si tratta soltanto di sostenere la crescita di startup promettenti, ma di contribuire a creare le condizioni perché buoni semi possano svilupparsi in frutti che generano valore per il territorio, per il sistema energetico e per le comunità in cui operiamo”, continua Granella. La regione Trentino-Alto Adige vanta un ecosistema dell’innovazione molto vivace: il Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere censiscono 230 startup nel 2024, di cui oltre due su dieci guidate da under 35. L’ambizione è fare un passo ulteriore: affiancare a queste competenze scientifiche e imprenditoriali una rete di investitori e partner industriali in grado di accompagnare le startup nella crescita e nell’ingresso sul mercato.

“Vogliamo mettere a disposizione la nostra conoscenza del territorio e il nostro ruolo nazionale come gruppo industriale integrato per contribuire a valorizzare le idee e le competenze che nascono in Trentino”, conferma il Ceo. La presenza di un rappresentante di Dolomiti Energia nell’advisory board del fondo, conclude, servirà anche a “segnalare opportunità imprenditoriali e progettuali coerenti con gli obiettivi di Primo Climate, favorendo la connessione tra innovatori, investitori e mondo produttivo”.

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