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La startup italiana Smush Materials riesce a combinare i sottoprodotti agroindustriali e il micelio, sviluppando imballaggi industriali resistenti e personalizzati.
Dagli impianti petrolchimici ai bio-reattori naturali, dal tradizionale polistirolo ai sottoprodotti agroindustriali combinati con il micelio: il packaging industriale svolta in maniera sempre più decisa sul fronte della sostenibilità. Merito anche dell’intuizione di Smush Materials, una startup innovativa nata all’interno del Politecnico di Milano e incubata da PoliHub, che ha sviluppato una tecnologia proprietaria per sostituire le plastiche monouso – in particolare il polistirolo e le schiume espanse – con materiali d’imballaggio myco-based, ovvero a base di micelio fungino.
Parliamo d’altronde di un mercato, quello degli imballaggi industriali, in fortissima espansione, con proiezioni che indicano un valore superiore ai 74 miliardi di dollari a livello globale e prevedono che la soglia dei 97 miliardi venga raggiunta nei prossimi cinque anni. In Italia il settore del packaging nel suo complesso supera i 35 miliardi di euro di fatturato, trainato da innovazione tecnologica, export e (appunto) sostenibilità. Anche perché, allo stato attuale, finisce negli imballaggi ben il 40 per cento della plastica prodotta a livello globale.
Il processo produttivo di Smush Materials è un esempio di economia circolare che, sostanzialmente, azzera i rifiuti. La startup utilizza come materia prima i sottoprodotti organici dell’agroindustria (privi di valore economico) e li combina con il micelio, l’apparato radicale dei funghi. Attraverso un processo avanzato di fermentazione, il micelio agisce come un collante biologico naturale, digerendo i residui agricoli e crescendo fino a occupare la forma desiderata. Il risultato è un biomateriale strutturale, naturale al 100 per cento, progettato specificamente per il packaging secondario e la protezione di merci pesanti o fragili. Rispetto alle tradizionali schiume espanse, il processo richiede inoltre investimenti molto più contenuti in stampi e attrezzature, rendendo economicamente sostenibile anche la produzione di imballaggi personalizzati in piccoli e medi lotti.
Le soluzioni sviluppate da Smush Materials sono pensate per rispondere alle rigide necessità geometriche e protettive dei settori della logistica, dell’e-commerce, del manifatturiero e del farmaceutico. Per esempio gli angolari e divisori, progettati per proteggere spigoli e separare i prodotti all’interno dell’imballo, o ancora blocchi, lastre, chips riempitive. A fianco della gamma standard, ci sono le soluzioni create ad hoc in base a particolari esigenze del cliente: Smush Materials infatti non si limita a produrre il materiale ma si fa carico per intero della progettazione, prototipazione e validazione della soluzione di packaging su misura.
Il materiale realizzato dalla startup è paragonabile alle plastiche tradizionali per quanto riguarda la resistenza agli urti, la robustezza, l’isolamento termico, l’impermeabilità e il comportamento ignifugo. Tant’è che le aziende scelgono queste soluzioni anzitutto per le prestazioni meccaniche, la possibilità di realizzare imballaggi su misura e la competitività industriale. Ma rispetto al polistirolo, un materiale derivato dal petrolio che si degrada con estrema lentezza rilasciando microplastiche nell’ambiente, la soluzione di Smush Materials abbatte le emissioni di CO2 fino al 90 per cento durante la produzione. Anche il fine vita del prodotto è circolare: una volta utilizzato, l’imballaggio può essere spezzato e conferito nella raccolta dei materiali compostabili, trasformandosi in compost in circa 45 giorni negli appositi impianti industriali.
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