Cammini e itinerari

La Venezia alternativa e le isole più belle della laguna

Un viaggio a Venezia può essere, oltre che bello, sorprendente, allontanandosi dalle solite mete per scoprire cosa nasconde la Laguna. Un tour tra le isole e le curiosità dell’altra Venezia.

Perdendosi tra le calli o navigando tra i canali si rimane sempre affascinati da Venezia, che sia la prima o una delle tante volte che la si è visitata. L’esperienza è sempre unica. Per molti è la città più bella del mondo forse proprio perché è sorprendente ogni volta: ha sempre angoli nuovi da scoprire, aneddoti curiosi da raccontare. Tra arte, natura e storia vi proponiamo delle mette nella Venezia “alternativa”, quella meno nota e poco affollata ma ugualmente affascinante. Un consiglio di lettura per prepararsi al viaggio, qualche curiosità e poi in mare a conoscere cosa c’è oltre alla Venezia più turistica.

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Venezia nella lingua di tutti i giorni

Quando un veneziano parla della sua città si scoprono sempre cose nuove: grazie a Venezia sappiamo quanto possa essere incredibile l’abilità delle persone nel creare bellezza anche in condizioni inimmaginabili, ma veniamo anche a conoscenza di piccole banali curiosità. Per esempio non è noto a tutti che la parola internazionalmente conosciuta “ciao” derivi proprio dal veneziano, in particolare dall’antico saluto s’ciavo, cioè “schiavo” (sottinteso: il vostro), con il quale si esprimeva riguardo al proprio signore. Poi mutato praticamente in senso opposto – da s’ciavo a s’ciao poi “ciao” – per salutare nel modo più informale e amichevole possibile.

Sempre dal dialetto veneziano ha origine il termine “ghetto“: nella lingua che si parlava nella città lagunare durante la prima età moderna, geto (o getto) era il nome con il quale si indicava la fonderia dei metalli. Ed è proprio in questa zona di Venezia presso cui esisteva un’antica fonderia in disuso che venne istituito il primo ghetto della storia nel 1516 che lo scorso anno ha compiuto 500 anni.

Cosa leggere prima di visitare Venezia

Altre curiosità simili si scoprono leggendo libri di autori veneziani. Di Venezia si è già scritto tutto e le tantissime guide pubblicate approfondiscono forse ogni possibile aspetto della città. Per capirla davvero però, tralasciando i soliti itinerari e sforzandosi di vederla con gli occhi di chi la abita, il consiglio è quello di leggere un breve testo scritto da Tiziano Scarpa intitolato Venezia è un pesce. Il titolo deriva dal fatto che sulla carta geografica Venezia sembra un pesce e il ponte che la collega alla terraferma somiglia a una lenza.

Tra queste pagine non si trovano descritte né la Basilica di San Marco né tantomeno il Canal Grande. Scarpa invece, dividendo questa strana guida in capitoli che sono le parti del corpo, per ognuna traccia dei percorsi fatti di storie, aneddoti e ricordi capaci di stupire. È lo sguardo di chi la città l’ha vissuta, amata e criticata e ne restituisce a pieno l’unicità. Perché Venezia è unica: non in quanto patrimonio dell’umanità dell’Unesco o perché è costruita sull’acqua ma perché è un insieme di contraddizioni e meraviglie indimenticabili.

Tra gli aneddoti regalatici da Scarpa è da ricordare questa sorta di esperimento da fare quando si è a Venezia:

“…conta le co­lonne del palazzo Ducale, sul lato esposto verso il bacino san Marco, di fronte all’isola di san Giorgio. Cominciando dall’angolo, arriva alla quarta colon­na. Noterai che è leggermente fuori allineamento ri­spetto alle altre, si sporge in avanti di pochi centime­tri. Se appoggi la schiena alla colonna e cerchi di strisciare addosso alla sua circonferenza, dalla parte esterna del colonnato, non potrai fare a meno di ca­dere dal microscopico gradino di marmo bianco che si alza sulle pietre grigie della riva. Prova e riprova, ti sbilancerai e cadrai dal gradino anche se ti schiac­ci contro la colonna o allunghi di lato una gamba per slanciarti oltre l’orlo e superare il punto critico…”

Ma da dove deriva questa tradizione? La leggenda vuole che ai condannati alla pena di morte venisse offerta quest’ultima possibilità di salvezza: se fossero riusciti a strisciare attorno alla colonna senza poggiare i piedi sulle pietre grigie avrebbero ricevuto misericordia all’ultimo momen­to.

Palazzo Ducale, Venezia
Palazzo Ducale a Venezia, qui è ambientato uno degli aneddoti raccontati da Scarpa

Le isole di Venezia

Giudecca

Un tour perfetto da affiancare a quello proposto da LifeGate Experience che porta dal 10 al 12 novembre tra scorci insoliti, arte e architettura alla scoperta della Biennale è quello della laguna. Andando per mare per scoprire cosa custodisce: isole meno conosciute ma non per questo meno interessanti.

Cominciamo da Giudecca. Uno dei momenti migliori per visitarla è sicuramente durante la festa del Redentore: si tratta di un appuntamento tradizionale celebrato la terza domenica di luglio. Una festa così grandiosa che potrebbe sembrare quella del patrono come alcuni erroneamente credono. San Marco in realtà cade il 25 aprile, un giorno già festivo, così si è deciso di celebrare degnamente un altro avvenimento importante per la città, la fine della peste a Venezia, il Cristo Redentore. Quando le due più devastanti epidemie terminarono, infatti, vennero costruite per ordine del Senato due chiese come ex voto. Una è quella del Palladio a Giudecca, l’altra a opera di Longhena è Santa Maria della Salute che si trova a Punta della Dogana.

Oltre alle celebrazioni religiose c’è una fetta di festeggiamenti che coinvolgono tutti i veneziani che vi partecipano con particolare entusiasmo. Anche ai giorni d’oggi, il vero veneziano scende in calle, in alcuni casi porta il tavolo in strada e mangia con parenti e amici. Tra le tradizioni più suggestive c’è sicuramente quella di costruire un ponte di barche, sempre come ex voto. La notte tra sabato e domenica poi nel bacino di San Marco ci sono degli spettacolari fuochi d’artificio che durano anche fino a un’ora. I riflessi sull’acqua rendono lo spettacolo memorabile.

Venezia, Laguna, Giudecca
Chiesa del Santissimo Redentore a Giudecca, opera del Palladio, Venezia

Sant’Erasmo

Sant’Erasmo è la seconda isola per estensione della laguna e una delle poche in cui circolano automobili. Da molti viene chiamata l’orto di Venezia per la sua vocazione agricola e per i famosi carciofi violetti che crescono solo qui. Ma qui vale la pena venire per il Bacàn: si tratta di una secca che per sei ore al giorno, cioè quando c’è la bassa marea, diventa una spiaggia. I veneziani vengono in barca incagliandola sulla secca, e si godono il sole. Quando torna l’alta marea la barca si disincaglia e si riparte. Dal momento che si trova davanti alla bocca di porto c’è parecchia corrente e l’acqua è pulita, cosa non proprio frequente da queste parti, quindi soprattutto i locali ne approfittano. Qui si possono vedere bei tramonti lontani dalla calca veneziana.

Venezia
Un giro in gondola a Venezia è d’obbligo ma attenzione: mezz’ora può costare anche 80 euro

Sacca Sessola

Sacca significa isola artificiale – in questo caso il risultato degli scavi del porto del Tronchetto – mentre sessola deriva dal fatto che l’isola ha assunto una forma simile a quella di uno strumento tipico veneziano per eliminare l’acqua dalle barche. In realtà però è conosciuta più come isola delle rose. Qui si trovava un ospedale pneumologico contraddistinto da ampie terrazze, giardini grandissimi e rigogliosi: i pazienti avevano particolarmente bisogno di stare all’aria aperta e di respirare a pieni polmoni e qui potevano farlo in assoluta tranquillità, immaginiamo tra fiori e piante, tra cui le sopra citate rose. Per arrivarci oggi si può prendere una navetta da San Marco, gratuita per tutti, residenti e non. Questo è stato possibile grazie a un accordo tra il comune e la proprietà dell’hotel di lusso che ora si è insediato nell’isola e la occupa per gran parte. Qui sono da visitare i giardini e vale la pena concedersi anche solo un pomeriggio alla meravigliosa spa (i prezzi non sono così proibitivi) o un bicchiere di vino allo sky bar del quarto piano, non tanto per fare i vip ma per il panorama davvero notevole.

San Clemente e San Servolo

Se Sacca Sessola ha “ereditato” dall’ospedale pneumologico giardini meravigliosi, San Clemente, che a partire dal 1873 ospitò il manicomio centrale femminile veneto – chiuso poi nel 1992 dopo la legge Basaglia 180/78 – ha guadagnato una cinta muraria tutt’intorno all’isola allo scopo poco ammirevole di non far scappare le pazienti. Si dice che qui venne curata anche Ida Dalser, la sfortunata compagna di Benito Mussolini. A meno che non si dorma nel lussuoso albergo a cinque stelle che oggi la occupa non ci sono mezzi pubblici che portano sull’isola. Incredibile che molte delle isole della laguna risultino poco o non accessibili perché “dominio” di grandi gruppi.

Anche San Servolo ospitò un manicomio, quello maschile fino al 1978, poi i suoi pazienti vennero dirottati a San Clemente che dal 1978 al 1992 divenne un ospedale psichiatrico. L’isola di San Servolo è invece raggiungibile tramite la linea 20 del vaporetto che parte dalla fermata di San Zaccaria, vicino a San Marco.

L'altra Venezia
L’isola di San Clemente, nella laguna di Venezia. Qui un tempo c’era il manicomio

San Lazzaro degli Armeni

Un’altra isola, un’altra storia: San Lazzaro degli Armeni è conosciuta per essere sede di un monastero che è anche uno dei primi centri del mondo di cultura armena. Si dice che qui sia giunto anche Lord Byron per studiare la storia di questo popolo. A San Lazzaro infatti nel 1700 giunse per rifugiarvisi un gruppo di monaci armeni in fuga da Modone, in Grecia. Chi è stato al monastero torna entusiasta: è come rivivere la storia di un intero popolo in un pomeriggio e l’atmosfera è davvero suggestiva. È possibile visitare la struttura ogni giorno senza prenotazione accompagnati da un frate, ma solo alle ore 15:25. Per arrivare all’isola occorre prendere la linea Actv 20 che parte alle 15:10 da San Zaccaria. Il biglietto costa 6 euro ma ne vale la pena: oltre a godere di una pace non comune (specie se si arriva da Venezia), all’interno della biblioteca è conservato un affresco di Tiepolo, bei codici miniati e manufatti arabi, indiani ed egiziani tra cui la mummia di Nehmeket.

San Francesco del deserto

Dopo aver esplorato le perle artistiche e architettoniche di Venezia – grazie, ad esempio, al viaggio “slow” di LifeGate Experience dal 10 al 12 novembre – sono molte quindi le piccole isole che garantiscono pace e tranquillità esplorando la laguna. Ed è così anche su San Francesco del deserto: l’isola ospita un convento di frati minori che si dice fondò proprio il santo cercando un luogo che potesse essere adatto alla preghiera. Anche oggi ci si può ritirare qui chiedendo ospitalità ai cappuccini che per alcuni giorni la concedono, concordandolo per tempo. Un’atmosfera che riporta al tempo in cui lo scorrere della giornata era scandito solo dai momenti di preghiera e dai lavori nell’orto. Per chi desidera solo poche ore di stacco dalla realtà l’isola è accessibile dalle ore 9 alle 11 e dalle 15 alle 17, a guidare i visitatori è un francescano. Per raggiungere San Francesco del deserto occorre prima arrivare a Burano e poi contattare per tempo Laguna Fla. Ancora una volta non esistono mezzi pubblici adeguati per godere a pieno di tutte le isole.

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