Coronavirus

Secondo l’Iss il coronavirus era presente in Italia già a dicembre

Un nuovo studio dell’Istituto superiore di sanità sulle acque di scarico scopre la presenza di tracce di coronavirus a Milano e Torino già a dicembre 2019.

Nelle acque di scarico di Milano e Torino erano presenti tracce del nuovo coronavirus Sars-Cov-2 già nel dicembre 2019. È quanto emerge da un nuovo studio dell’Istituto superiore di sanità (Iss), realizzato attraverso l’analisi di campioni di acque di scarico raccolte in tempi antecedenti al manifestarsi della Covid-19 in Italia, il cui primo caso è stato registrato il 21 febbraio 2020 a Codogno, in provincia di Lodi.

L’analisi delle acque di scarico italiane

I campioni prelevati nei depuratori di centri urbani del nord del paese sono stati utilizzati come “spia” della circolazione del virus nella popolazione. Allo studio hanno partecipato Giuseppina La Rosa, del reparto di Qualità dell’acqua e salute del dipartimento di Ambiente e salute dell’Istituto superiore di sanità, Luca Lucentini, direttore del reparto Qualità dell’aqua e salute e Lucia Bonadonna, direttrice del dipartimento di Ambiente e salute dell’Istituto superiore di sanità, con la quale abbiamo parlato per comprendere meglio le implicazioni di questi risultati.

Su cosa si basa lo studio?
L’analisi si è basata sull’assunzione che i virus vengano escreti dai soggetti infetti attraverso le feci. Quindi si trovano nelle acque di scarico che attraverso la rete fognaria arrivano agli impianti di depurazione, dove le acque reflue vengono trattate, disinfettate e rimesse nell’ambiente. I depuratori divengono importanti punti di osservazione della circolazione dei virus all’interno di una popolazione, con il vantaggio di poter monitorare aggregati di popolazione più o meno estese, come le aree metropolitane, oppure limitare il controllo a quartieri cittadini. Questo ci dà la possibilità di intercettare i virus che circolano in una comunità sia che si originino da casi sintomatici sia addirittura asintomatici.

Il coronavirus visto attraverso un microscopio
Il coronavirus visto attraverso un microscopio al Cdc, il Centers for disease control and prevention americano © Cdc/Getty Images

Da quali campioni siete partiti?
Generalmente, i virus oggetto di questo tipo di sorveglianza sono i cosiddetti virus enterici, quindi quelli a trasmissione fecale-orale. Si tratta di enterovirus, come l’epatite A, l’epatite E o altri virus enterici associati a gastroenteriti. Le analisi vengono eseguite di routine su campioni di acque reflue prelevati presso depuratori di diverse città italiane e regolarmente arrivano presso il nostro dipartimento.

Noi abbiamo avuto la possibilità di avere conservati dei campioni di acque reflue che potevano essere utili per svolgere uno studio retrospettivo per verificare se il virus Sars-Cov-2 fosse presente nei reflui in tempi antecedenti ai primi casi sintomatici. Abbiamo analizzato campioni prelevati presso impianti di depurazione di Milano, Torino e Bologna in fase pre-epidemica, quindi da ottobre 2019 a febbraio 2020, e contemporaneamente campioni di acque reflue conservati presso il nostro laboratorio, prelevati negli stessi depuratori in un periodo che ipoteticamente poteva essere antecedente alla diffusione del virus in Italia, quindi da settembre 2018 a giugno 2019.

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Lo studio dell’Iss ha permesso di rilevare la presenza del virus Sars-cov-2 già a dicembre almeno nel nord Italia © Antonio Masiello/Getty Images

Quali risultati avete ottenuto?
Il nostro studio ha permesso di rilevare la presenza del virus Sars-cov-2 già a dicembre almeno nel nord Italia. Abbiamo trovato segnali della presenza di virus, l’Rna, il genoma, il 18 dicembre 2019 nelle acque reflue di Milano e Torino e il 29 gennaio 2020 a Bologna. Nei campioni che ipotizzavamo potessero essere esenti dal virus, quindi quelli di settembre 2018, fino a giugno 2019, il virus effettivamente non c’era, confermando quindi l’assenza dell’agente infettivo in quel periodo.

Quindi potrebbero esserci stati casi di coronavirus già a dicembre?
In quel periodo la presenza del virus in realtà non era stata ancora segnalata sul territorio, sebbene alcuni studi che stanno uscendo abbiano messo in risalto condizioni anomale tra soggetti ospedalizzati che manifestavano polmoniti, che probabilmente sono state attribuite al virus dell’influenza dato che in quel periodo circolava in Italia. Sono stati registrati, soprattutto da medici, radiologi e pneumologi, numeri di polmoniti, simil Covid diremmo adesso, quattro volte superiori a quelli registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

In effetti è stato osservato un aumento di ricoveri per polmoniti e sintomatologia simil influenzale tra ottobre e dicembre 2019 proprio nelle aree di Milano e Lodi. Questo porterebbe a ipotizzare che il virus fosse presente ma non fosse riconosciuto come nuovo coronavirus. Non spetta a noi virologi dirlo ma agli epidemiologi, ma probabilmente veniva confusa la sintomatologia con quella influenzale.

Medici in un ospedale italiano durante il coronavirus
È stato osservato un aumento di ospedalizzazione per polmoniti e sintomatologia simil influenzale tra ottobre e dicembre 2019 proprio nelle aree di Milano e Lodi © Antonio Masiello/Getty Images

Come verrà portata avanti l’attività di monitoraggio del virus nelle acque? Quali vantaggi porterebbe?
In seguito ai risultati ottenuti abbiamo avuto un’ulteriore conferma dell’importanza della sorveglianza ambientale come sistema di allerta precoce. Quindi intendiamo continuare l’attività di monitoraggio delle acque reflue per la ricerca del Sars-Cov-2 mediante uno studio a livello nazionale. Potrebbe rappresentare un utile strumento ad integrazione della sorveglianza epidemiologica, completando così la sorveglianza attiva sulla popolazione grazie ad un approccio mirato alle comunità piuttosto che ai singoli individui.

Questo tipo di attività ci permette di tenere sotto controllo la circolazione del virus nella popolazione sia che esso sia presente in modo asintomatico, sia manifesto con le sintomatologie tipiche della Covid-19. Inoltre, ci consente di evidenziare precocemente una eventuale ricomparsa del virus permettendo poi di riconoscerlo in tempi rapidi e circoscrivere più rapidamente i possibili, eventuali, nuovi focolai epidemici.

Quindi abbiamo sottoposto al ministero della Salute una proposta di azione basata sulla sorveglianza ambientale per la ricerca del Sars-Cov-2 nelle acque reflue che si articola in due fasi. La prima dovrebbe avviarsi proprio a luglio e si focalizza sulla ricerca del virus nelle acque reflue, nei depuratori di siti prioritari come, dato il periodo, le località turistiche. La seconda fase, da attivare a ottobre/novembre 2020, prevede una rete di sorveglianza più estesa a livello nazionale in cui verranno coinvolte anche le strutture territoriali, come le Arpa regionali, i laboratori regionali, le Asl, le università e i gestori degli impianti, tutto sotto il coordinamento e il controllo dell’Istituto superiore di sanità.

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