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Itinerario. 10 sorgenti che rendono unici i fiumi italiani

Il culto delle acque e delle sorgenti nasce in epoche remote. In tutte le culture sono presenti divinità fluviali o legate alla venerazione dell’acqua in quanto simbolo di maternità, ma anche della purificazione e della guarigione dalle malattie. Nelle acque risiedevano gli idoli che dovevano essere protetti e venerati. L’itinerario che proponiamo è un viaggio

Il culto delle acque e delle sorgenti nasce in epoche remote. In tutte le culture sono presenti divinità fluviali o legate alla venerazione dell’acqua in quanto simbolo di maternità, ma anche della purificazione e della guarigione dalle malattie. Nelle acque risiedevano gli idoli che dovevano essere protetti e venerati. L’itinerario che proponiamo è un viaggio alla scoperta delle origini del mito italico delle acque e delle caratteristiche che hanno reso sacri alle popolazioni i fiumi più importanti d’Italia.

La sorgente del Po e il Parco del Po cuneese

La località Pian del Re in provincia di Cuneo, in Piemonte, ospita la sorgente del Po. Il fiume più lungo d’Italia nasce dal sistema dei laghi e delle torbiere ai piedi del monte Monviso, sulle Alpi Cozie. Nel territorio che circonda la sorgente del fiume si estende la torbiera, l’habitat naturale dell’ormai rarissima salamandra di Lanza e di molti rettili che abitano la flora glaciale da più di 200mila anni. Il paesaggio del Parco del Po cuneese è conformato dal fiume stesso che, in questo tratto, percorre molto rapidamente la valle modellandola in uno dei paesaggi più suggestivi d’Italia.

 

Nel cuore del Triangolo Lariano, il sottobosco cela la sorgente del Lambro

Nel Triangolo Lariano, presso il Pian del Rancio, in Lombardia, nasce il Lambro, il corso d’acqua principale della Brianza. Il fiume è il più inquinato della pianura lombarda ma gode di una delle sorgenti più belle della zona. Un fitto bosco di larici e abeti protegge il punto in cui sgorga il Lambro, la sorgente del Menaresta, immerso in un’atmosfera impregnata dagli odori e dai colori del sottobosco. La caratteristica principale di questa fonte è la variabilità della portata dell’acqua dovuta all’origine carsica dell’intera zona. Le rocce calcaree, infatti, assorbono molto lentamente l’acqua che poi sgorga improvvisamente svuotando i bacini sotterranei. La leggenda attribuisce a questa caratteristica la conversione al cristianesimo del re longobardo Autari, il quale invocò il miracolo quando, dopo un periodo di siccità, tornarono a fluire le acque del Lambro.

 

La sorgente azzurra del Gorgazzo

In Friuli-Venezia Giulia, in provincia di Pordenone, la sorgente del Gorgazzo è nota per le acque che si inabissano nelle fenditure dell’altopiano del Cansiglio per riapparire in superficie con un intenso colore azzurro, un vero richiamo per i subacquei di tutto il mondo. Chiamata “el Buso” dai locali, oggi la sorgente si presenta come un bacino nascosto da una ricca vegetazione abbarbicata sulle rocce, ma la presenza di alcuni insediamenti umani risalenti al III millennio a.C., dei villaggi su palafitte, attestano che le acque gelide del Gorgazzo erano già conosciute durante la preistoria.

 

La vera storia della sorgente dell’Adige

Dalle acque smeraldine del lago Resia nasce il fiume Adige. Siamo ai confini dell’Alto Adige sul Passo Resia in Val Venosta. Le acque che, celate ai più da un bosco di larici, sgorgano da questa sorgente non sono la vera e propria fonte del fiume Adige. Durante il fascismo, infatti, Benito Mussolini consacra l’Adige come fiume “italianissimo” e per questo sacro alla patria. Quando nel 1939 il dittatore fortificò i confini italiani, la sorgente (quella vera) venne inglobata all’interno di un bunker del Vallo Alpino presso lo sbarramento Passo Resia, dal 1948 al 1992 occupato da una base Nato. Quando l’area venne abbandonata dal demanio militare, si scoprì che la fonte nota come l’origine dell’Adige era solo una fontana posta più a valle rispetto alla vera sorgente.

 

L’abbraccio delle Alpi al fiume Secchia

Il fiume Secchia nasce nel comune di Collagna, in provincia di Reggio Emilia, nel cuore del Parco nazionale dell’appennino tosco emiliano. La caratteristica che contraddistingue la fonte è l’anfiteatro naturale in cui è immersa. Le aspre cime dell’Alpe del Succiso abbracciano la sorgente del Secchia con un rigoglioso faggeto, in cui trovano ricovero molte specie animali tra cui i cinghiali, le volpi, i daini e i lupi. Oggi il Secchia solca la Val Secchia e la Val Padana, ma prima delle deviazioni del letto del fiume, risalenti all’epoca del Ducato di Modena, si riversava nelle acque del Po.

 

In Sardegna, il Coghinas bolle nelle terme romane

Il Coghinas, formato dalla confluenza del Rio Mannu di Ozieri e dal Rio Mannu di Berchidda, è uno dei fiumi principali della Sardegna. Nella lingua Logudorese Coghinas significa “cucine”, questo perché dalla sorgente, che sgorga sull’altopiano Campu Giavesu, arrivano in superficie acque dalla temperatura molto alta, tra i 70 e i 76 gradi. Queste sorgenti calde, già note ai romani che vi costruirono delle terme, sono immerse nella vegetazione tipica della Sardegna settentrionale popolata da sugheri, lentischi e oliveti, mentre in altre parti della piana i pascoli costituiscono il manto erboso alle pendici del monte Limbara.

 

La magia e l’incanto delle sorgenti del Clitunno

Le fonti del Clitunno si trovano lungo via Flaminia, tra Spoleto e Foligno, all’interno di un suggestivo parco che ispirò sin dall’antichità pittori e poeti, lo stesso Giosuè Carducci dedicò alle fonti l’ode Alle fonti del Clitunno. Le sorgenti sotterranee sgorgano dalle rocce disegnando un ambiente magico, non a caso venivano svolti qui i clitunnali, i rituali pagani in onore del dio Clitunno. Un fiume navigabile fino a Roma scorreva tra il bosco di salici e pioppi, per questo non è raro incontrare sacelli, stazioni termali e ville dei nobili romani lungo il suo tragitto. Nonostante il terremoto che nel 444 d.C. disperse molte vene acquifere, le Fonti del Clitunno conservano l’aspetto misterioso, sacro già alle popolazioni preromane.

 

Le sorgenti del Pescara habitat di animali e ricercatori

Nei pressi del comune di Popoli, in provincia di Pescara, le sorgente del Pescara scorrono all’interno della Riserva naturale regionale. La fonte si genera dalle acque sotterranee che sgorgano in circa 60 polle sorgive, alimentando un laghetto dalle acque cristalline nel cuore della località Capo Pescara. Da molti anni, la biodiversità del luogo viene studiata per la sua ricchezza e il carattere tipico delle zone umide. Alla sorgente del Pescara, non è raro incontrare uccelli acquatici come il tuffetto, il porciglione e alcuni esemplari di airone che nidificano tra i canneti.

 

A cavallo tra paganesimo e cristianità, le viscere del fiume Melfa

Nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise nasce nella Valle di Canneto il fiume Melfa. Dal Monte Petroso sgorgano le acque del fiume dedicato alla dea romana Mefite, protettrice dei pastori e degli agricoltori. Ancora oggi, nelle profondità delle acque sottostanti il santuario della Vergine Bruna di Canneto sono sommersi i resti del tempio dedicato alla dea. La sorgente del Melfa identificata con la fonte sotto il santuario è solo una delle polle sorgive da cui nasce il fiume. Intorno alla sorgente e lungo il breve corso del Melfa, oggi prosciugato dalle deviazioni e dallo sfruttamento abusivo, i percorsi escursionistici si intrecciano agli sbalzi, alle cascate e alle profonde gole scavate dal fiume.

 

Le sorgenti dell’Imera Meriodionale sopravvivono all’impatto dell’uomo

Al centro della Sicilia scorre il fiume Imera Meridionale, anche noto come Salso Himeras per la salinità delle acque nel tratto finale. Le sorgenti sono molteplici, provenienti tutte dalla catena delle Madonie, all’interno dell’omonimo Parco. Qui, la vegetazione è ricca di salici, conifere e soprattutto di canneti che forniscono l’habitat naturale a numerose specie di uccelli migratori, tra cui una piccola popolazione di merli acquaioli. Nonostante la zona soffra della minaccia della cementificazione, le anguille nere e i granchi fluviali sono ancora proliferi nelle acque del fiume Imera Meridionale, mentre le miniere di zolfo e salgemma ricordano un’attività, ormai estinta, che ha contraddistinto per secoli l’area intorno al fiume.

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