Covid-19

Il pragmatismo empatico di Jacinda Ardern. Così la Nuova Zelanda sta battendo il coronavirus

Comunicazione, intelligenza politica, strategie efficaci. Il primo ministro della Nuova Zelanda Jacinda Ardern è riuscita (per ora) a bloccare il coronavirus.

“La lezione di Jacinda al mondo”. Il 19 aprile, il quotidiano inglese Financial Times ha reso omaggio con queste parole a Jacinda Ardern, primo ministro della Nuova Zelanda. Che è riuscita a limitare la propagazione del coronavirus nel proprio paese (almeno finora), annunciando per questo l’alleggerimento delle misure di confinamento. Ma che è finita sulle prima pagine di tutti i giornali anche per aver annunciato la riduzione del 20 per cento del proprio stipendio. Ciò assieme ai ministri del suo governo, in segno di solidarietà con il resto della popolazione, che dovrà affrontare pesanti ripercussioni economiche a causa dell’epidemia.

Il governo della Nuova Zelanda si taglia lo stipendio del 20 per cento

La leader laburista percepisce ogni anno per il suo lavoro 470mila dollari neozelandesi, pari a circa 260mila euro. “Il taglio ai nostri stipendi – ha spiegato – da solo non stravolgerà di certo la situazione generale. Si tratta di una questione di esercizio del potere. Un modo per riconoscere l’impatto che l’emergenza ha in questo momento sulla vita di molti connazionali”.

Jacinda Ardern ha anche spiegato che un calo delle remunerazioni verrà imposto anche a tutti gli alti funzionari del paese. “Ma non siamo qui a fare l’apologia del calo degli stipendi. C’è chi lavora in servizi pubblici in questo momento essenziali, in prima linea. Come nel caso dei professionisti della salute e delle forze dell’ordine”.

Jacinda Ardern, Nuova Zelanda
Jacinda Ardern, primo ministro della Nuova Zelanda © Hagen Hopkins/Getty Images

Va detto che il confinamento di quattro settimana imposto dal governo di Wellington sembra aver dato ottimi frutti. Sono un po’ più di mille le persone contagiate in Nuova Zelanda e i morti sono soltanto nove, su una popolazione di circa cinque milioni di abitanti.

I quattro meriti attribuiti a Jacinda Ardern dal Financial Times

Secondo il Financial Times, Jacinda Ardern ha avuto quattro grandi meriti nel corso di questa crisi (e non solo). La capacità di coordinare l’azione di governo, una strategia politica intelligente e veloce, grandi doti comunicative e una particolare attenzione al dettaglio. Nel corso del suo mandato, poi, ha approvato una storica legge per azzerare le emissioni nette di gas ad effetto serra entro il 2050. Ciò dopo aver già vietato le trivellazioni offshore alla ricerca di nuovi giacimenti petroliferi.

Tutto ciò le ha consentito di guadagnare una grande popolarità internazionale. “Il mondo guarda la Nuova Zelanda di Jacinda”, aveva titolato il 19 marzo 2019 il Washington Post, pochi giorni dopo l’attentato di Christchurch, perpetrato da un estremista di destra australiano e costato la vita a 50 persone di religione islamica. La leader era riuscita a far avvertire alla popolazione della città la propria vicinanza, mantenendo al contempo grande lucidità: “Attraverso questo atto terroristico – aveva dichiarato – l’assassino tentava di centrare numerosi obiettivi. Uno dei questi era il raggiungimento della notorietà. È per questo che non mi sentirete mai pronunciare il suo nome. È un terrorista. Un criminale. Un estremista. Vi chiedo di ricordare i nomi di chi è morto, anziché quello di chi li ha uccisi”. Parole pronunciate con solennità, da una donna vestita a lutto, che aveva cominciato il proprio discorso con l’espressione araba “salam aleykum” (“che la pace sia con voi”).

Pochi giorni dopo, l’esecutivo aveva approvato lo stop alla vendita libera di armi. E, in particolare, il divieto di commercializzazione di determinati fucili semi-automatici.

Una “quasi comunista” popolare in tutto il mondo

Capo del partito laburista neozeolandese, Jacinda Ardern è diventate primo ministro nell’ottobre del 2017, a 37 anni. È la terza donna a rivestire tale ruolo nella storia del paese dal 1856, e la più giovane della storia. Il suo programma, tuttavia, non aveva suscitato consenti unanimi. Ardern aveva infatti promesso di ridurre i costi per gli studi universitari, di favorire l’accesso alla casa per le persone meno abbienti, di legalizzare l’aborto e di voler tassare l’acqua potabile. Per questo, un ex compagno di partito l’aveva definita una “quasi comunista”.

Jacinda Arden con il velo per commemorare le vittime di Christchurch
Jacinda Arden con il velo per commemorare le 50 vittime di Christchurch © Kai Schwoerer/Getty Images

Ciò nonostante, Jacinda Ardern è andata dritta per la sua strada. Durante la campagna elettorale si è vista costretta a rispondere, ad esempio, a domande sulle proprie intenzioni in materia di maternità. Alle quali replicò con queste parole: “È totalmente inaccettabile porre domande di questo tipo alle donne nel 2017. La scelta del momento giusto per avere dei figli appartiene alle donne. Ed essa non deve determinare in alcun modo l’ottenimento o meno di un posto di lavoro”.

Il 24 settembre 2018, per la prima volta una neonata entrava all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Era la figlia della premier neozelandese, che si trovava al Palazzo di vetro per tenere un discorso al summit sulla pace intitolato a Nelson Mandela.

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