Keystone XL, un giudice ne blocca la costruzione

Ennesima battuta d’arresto per uno degli oleodotti più discussi d’America. Ed ennesima sconfitta di Trump a favore delle popolazioni indigene e dell’ambiente.

Una decisione forse inattesa, decisamente sperata dai gruppi ambientalisti, dalla popolazione indigena e da chi è convinto che l’era dei combustibili fossili è giunta al termine. Il giudice Brian Morris, del tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto del Montana, ha bloccato la costruzione dell’oleodotto Keystone XL, sostenendo che il governo non avesse completato l’analisi dell’impatto ambientale del progetto TransCanada Corp.

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Attivisti che tengono cartelli e portano commenti negativi da aggiungere al rapporto sull’impatto dell’oleodotto Keystone XL del dipartimento di Stato americano Washington © Alex Wong/Getty Images)

Un colpo durissimo all’amministrazione Trump, che lo scorso anno aveva firmato l’atto per riaprire i lavori dell’oleodotto più discusso d’America. Il giudice della corte distrettuale Morris ha riaperto il caso dopo una causa intentata da vari gruppi ambientalisti che avevano presentato ricorso contro il governo degli Stati Uniti nel 2017, subito dopo che il presidente Donald Trump aveva dato il via al progetto, cancellando di fatto il blocco voluto dal suo predecessore, Barack Obama.

Una vittoria della popolazione

Nella sua decisione il giudice ha scritto che “il dipartimento ha semplicemente scartato i fatti relativi al cambiamento climatico per supportare la sua inversione di rotta”, come riporta il New York Times. “L’amministrazione Trump ha cercato di avviare questo sporco progetto con la forza, ma non può ignorare le minacce nei confronti della nostra acqua, del nostro clima e delle nostre comunità “, ha affermato il Sierra Club, a Reuters.

Donald Trump
Un comizio di Donald Trump nel West Virginia © Justin Merriman/Getty Images

Keystone XL non si farà, per ora

Trump, che fin dal suo insediamento non ha fatto altro che supportare l’industria estrattiva e mineraria, aveva sostenuto che il progetto avrebbe abbassato i prezzi del carburante per i consumatori, ma il giudice Morris ha rigettato la tesi sostenendo che non ci sono tali indicazioni e che nel progetto non vengono prese adeguate misure per contenere eventuali sversamenti. Nella sentenza di giovedì, il giudice ha infatti ordinato al governo di redigere un’analisi ambientale più approfondita, prima che il progetto possa continuare.

Nel frattempo il prezzo alle aste dell’energia prodotta da rinnovabili continua a scendere, anche senza sussidi. Mentre la pipeline dovrebbe costare almeno 8 miliardi dollari, senza contare i costi ambientali.

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