La differenza tra felicità e contentezza

Che cos’è la felicità? Perché speso la confondiamo con la contentezza? E dove si trova la vera felicità?

La felicità certamente non è quella degli sconti tre al prezzo di due, del vincere un concorso a premi, del non pagare lo scatto alla risposta. Ovvio, per alcuni. Ma non così scontato per tutti. I promotori della civiltà dei consumi ci hanno bombardato di messaggi che volevano farci diventare drogati di cose e credere che la felicità fosse quella…qualcuno ha finito per crederci. Ma non è così. Quella, semmai, è contentezza.

Contentezza è la sensazione di piacere e appagamento che proviamo quando ci va bene qualcosa, quando incontriamo un nuovo partner, riceviamo una promozione, vinciamo qualcosa, abbiamo un risultato agonistico, quando qualcuno ci dice «bravo ». È un’emozione, un’eccitazione effimera, e dipende sempre da qualche cosa d’altro. Contentezza, alle volte è distruttiva se portata all’eccesso: pensiamo ad esempio alle persone ricche e famose che si suicidano. La ricchezza materiale non solo non compensa la povertà spirituale o dell’amore, ma la accentua!

Felicità è, invece, uno stato di grazia. Non è un passeggero stato d’animo, è qualcosa di più profondo, di più durevole, è uno stato di coscienza che cresce dentro e non dipende dagli eventi  esterni. La si può raggiungere solo se si ha radicato nel proprio sentire i veri valori della civiltà: vivere con sentimento, dare un senso alla propria vita, consumare in modo consapevole, rispettare l’ecosistema e tutte le forme di vita, cercare un lavoro gratificante, essere onesti con se stessi e con gli altri, fare del bene, scegliere vere amicizie, allontanare il dolore, la paura, la rabbia e vivere la vita con gioia. Proviamo a metterla anche così: la felicità è «fai del buono per te, ma contemporaneamente anche per gli altri». Può sembrare una posizione limite ma è sufficiente per definire un cambiamento nella civiltà: la civiltà materialista compulsiva incita a guardare a te stesso, accentua l’egoismo, l’autoreferenzialità; la consapevolezza invece è cultura di civiltà, di condivisione, di altruismo, espressione di amore per il prossimo, per il mondo che ci circonda. È nella misura in cui il cortocircuito di valori e di sentimento si verifica che siamo in pace con noi stessi e siamo felici!

Ma come si arriva a questo stadio? Ecco un altro passaggio chiave. Probabilmente doloroso. Non certo girando in auto con il megafono (come si usava una volta) e spiegando alla gente cosa fare e come farlo. Anche se la comunicazione aiuta. La presa di coscienza in realtà è un fatto intimo, frutto di autoanalisi, di processi interiori, di ricerca, di confronto. …ci si arriva dopo essere passati in prima persona attraverso una crisi in cui si tocca con mano l’aridità e l’illusorietà del mito consumista, in cui si sente il doloroso vuoto esistenziale lasciato da una rincorsa al profitto come priorità assoluta, in cui la vita si premura di ricordarci che ci sono cose più importanti di qualsiasi somma, e può trattarsi anche di un semplice sorriso… il passaggio è quello da una vita vissuta acriticamente secondo valori indotti dall’esterno, a una vita impostata secondo i propri valori, i propri gusti, le proprie reali necessità, del corpo e dell’anima.

Non è un salto facile e spesso è accompagnato da un profondo disagio e malessere esistenziale. Quando i vecchi miti cadono e c’è un inevitabile momento di vuoto prima che ognuno sappia ritrovare dei nuovi punti di riferimento, questa volta saldamente ancorati alla propria coscienza, per ricostruire una scala di valori scelta consapevolmente e quindi sentita come più autentica…

Alla fine il punto di riferimento, il nuovo, lo troveremo: noi stessi. Riferimenti tutti diversi, come diversi sono tutti gli uomini e le donne che vivono sulla terra. Ma che hanno la stessa matrice e gli stessi obiettivi: valorizzare se stessi, il proprio sentire; avere e raggiungere nuovi obiettivi, connessi con l’uomo, la natura, il benessere. La ricchezza è e sarà un mito, finalmente né mezzo né fine, ma pura energia da poter direzionare verso il bene, sarà compiuta perché coniugata con una ricchezza interiore che la rivestirà di una nuova patina: della conoscenza e dell’amore.

La felicità è la consapevolezza che farà scoprire un nuovo, valoroso «io» che ha bisogno di esprimersi e di soddisfare le proprie aspirazioni. È l’amore vero e viscerale verso il tuo prossimo e verso l’ambiente che appagherà i nostri più profondi istinti. Il bruco perde ogni riferimento con la sua vecchia realtà e affronta una drastica riorganizzazione cellulare prima di trasformarsi in farfalla!

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