Terremoto in Venezuela: il bilancio si aggrava mentre i soccorsi arrancano

Due scosse di terremoto hanno causato almeno 1.450 morti e 50mila dispersi in Venezuela. E la crisi economica e sociale del paese complica le operazioni di soccorso.

La situazione in Venezuela si fa sempre più drammatica dopo i due terremoti del 24 giugno. Nel giro di un minuto due scosse di 7.2 e 7.5 gradi della scala Richter, innescate dal contatto tra la placca tettonica caraibica e quella sudamericana, hanno colpito lo stato venezuelano di Yaracuy, a poche decine di chilometri dalla capitale Caracas. Centinaia di palazzi sono crollati anche a causa dei materiali insicuri con cui erano stati costruiti, le fughe di gas hanno causato incendi e blackout anche per effetto delle infrastrutture obsolete che caratterizzano il paese e il sistema sanitario, al collasso da decenni, si sta dimostrando impreparato a gestire l’emergenza.

Il bilancio provvisorio è di oltre 1.400 morti, più di tremila feriti e migliaia di sfollati. Il numero che preoccupa di più è però quello dei dispersi, che si attesta intorno ai 50mila. Decine di paesi del mondo, Stati Uniti compresi, hanno inviato aiuti al Venezuela. Ma il paese si trova nel caos e questo rende difficile coordinare i soccorsi, mentre la finestra per trovare i sopravvissuti si è ormai chiusa.

I due terremoti del 24 giugno

Il primo terremoto c’è stato alle 18.04 ora locale. La magnitudo è stata di 7.2 gradi della scala Richter e l’epicentro è stato vicino alla città di San Felipe con una profondità di circa 20 chilometri. Dopo soli 39 secondi l’area è stata colpita da un nuovo terremoto ancora più forte e in superficie. La seconda scossa ha fatto registrare i 7.5 gradi della scala Richter e una profondità di dieci chilometri, con l’epicentro nel villaggio di Yumare. Quest’ultimo, secondo le rilevazioni, è stato il terremoto più forte verificatosi nel paese dal 1900.

Le due scosse sono state avvertite fino al Brasile, dove sono stati anche evacuati degli edifici, e sono state seguite da centinaia di altre scosse che hanno anche fatto scattare l’allerta tsunami. Il nord del Venezuela, lì dove c’è stato l’epicentro, si trova sulla linea di contatto tra due enormi zolle della crosta terrestre, cioè la placca caraibica e la placca sudamericana. Queste placche si muovono lateralmente con spostamenti di decine di millimetri all’anno e dal momento che le loro estremità non sono caratterizzate da linee lisce ma da fratture nella roccia capita che i blocchi delle due faglie possano rimanere incastrati per lungo tempo. La spinta però non si ferma e questo porta all’accumulazione di grosse quantità di energia che si sprigionano poi sotto forma di terremoto una volta che avviene la rottura. Esattamente quello che è successo il 24 giugno in Venezuela, un territorio da sempre molto vulnerabile ai terremoti.

Un bilancio drammatico

I terremoti che hanno colpito il Venezuela hanno avuto conseguenze drammatiche. Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Jorge Rodriguez, ha sottolineato che almeno 189 edifici sono crollati e che altri migliaia sono rimasti danneggiati. Le fughe di gas hanno causato incendi ed esplosioni, l’elettricità è saltata in diverse aree del paese e anche la connessione a internet, già limitata dal regime, va a singhiozzo.

Il bilancio dei terremoti, aggiornato al 28 giugno sera, parla di almeno 1.450 morti, 3.200 feriti e oltre 3mila sfollati. Il numero più preoccupante è però quello che riguarda i dispersi, che si attestano intorno ai 50mila. È stata attivata una piattaforma online dove segnalare e rintracciare i dispersi dal nome desaparecidosterremotovenezuela.com. Qui le persone possono inserire le generalità dei propri cari o conoscenti di cui si sono perse le tracce dopo il terremoto. Chi dovesse averne notizie può contribuire a darle così da semplificare il lavoro di ricerca. 

La presidente Delcy Rodriguez, insediata a inizio 2026 dopo il colpo di stato con cui gli Stati Uniti hanno destituito Nicolás Maduro, ha dichiarato lo stato d’emergenza. L’Onu ha già stimato danni per 6,7 miliardi di dollari, circa il 6 per cento del Pil del Venezuela. Un dato che prende in considerazione solo le perdite patrimoniali ma che non include le ripercussioni economiche. 

Crisi economica e umanitaria

La devastazione causata dai due terremoti ha a che fare con due ordini di ragioni. La prima è geologica, con le due scosse che si sono verificate “a doppietta”, cioè nel giro di pochi secondi, e a una scarsa profondità. Questo è come se avesse amplificato la loro potenza.

Ma dietro alla tragedia c’è anche una componente politica. Il fatto che siano crollati centinaia di edifici e che altre migliaia risultino danneggiati ha a che fare con i materiali di bassa lega con cui sono state erette le case, come il polistirolo o blocchi di argilla e altri materiali scadenti, con l’assenza di manutenzione ordinaria e con il mancato rispetto o la totale assenza di norme antisismiche. Elementi che si legano alla profonda crisi economica in cui da decenni verso il Venezuela, dovuta alla corruzione e alle politiche fallimentari della sua classe dirigente socialista, ma anche e soprattutto alle soffocanti sanzioni statunitensi. Il cambio di regime imposto da Washington nel gennaio 2026 non ha modificato lo stato delle cose visto che in questo primo semestre dell’anno l’economia ha continuato ad arrancare.

Sanità al collasso

Se queste sono le cause dei crolli, un altro problema è quello relativo ai soccorsi. Il sistema sanitario venezuelano è in crisi da tempo, con ben il 60 per cento della popolazione che non ha accesso alle cure. La crisi economica e le stesse difficoltà sanitarie hanno portato migliaia di medici e infermieri a emigrare e oggi il sistema si regge in piedi per la maggioranza, circa il 70 per cento, sul volontariato. L’attrezzatura a disposizione è carente a causa di un passato fatto di scarsi investimenti e mancata pianificazione e a dimostrarlo c’è il fatto che a Caracas, una città che raggiunge quasi 6 milioni di abitanti se si conta tutta l’area metropolitana, ci sono solo tre ambulanze pubbliche. Più in generale, in un ospedale su tre manca il materiale di emergenza.

I due terremoti hanno complicato il già difficile lavoro degli ospedali. I dati parlano di almeno tredici ospedali danneggiati e di strutture costrette a lavorare con blackout elettrici, linee telefoniche fuori uso e assenza di acqua corrente. Le autorità venezuelane hanno messo in moto la macchina dei soccorsi ma anche da questo punto di vista si stanno moltiplicando le critiche visto che viene denunciata l’assenza di mezzi pesanti e altri veicoli necessari per scavare tra le macerie. Nelle città più colpite dai crolli si è attivata direttamente la popolazione, che ha iniziato a scavare a mani nude o con mezzi di fortuna tra i calcinacci, formando catene umane per liberare i siti dei crolli della macerie e in alcuni casi però ritardando le operazioni dei soccorsi ufficiali. 

La ricerca dei dispersi in Venezuela dopo il terremoto
La ricerca dei dispersi in Venezuela dopo il terremoto © Jesus Vargas/Getty Images

Grossi aiuti sono in fase di arrivo anche dall’estero. Sono almeno 24 i paesi che si sono organizzati per inviare risorse economiche, umane e logistiche in Venezuela. Tra questi ci sono anche gli Stati Uniti, per lungo tempo ostili al Venezuela ma che hanno poi normalizzato i rapporti, togliendo anche diverse sanzioni, dopo aver rimosso Maduro nel gennaio scorso. Da Washington sono state inviate navi, elicotteri e aerei da trasporto pesante ma anche squadre civili. Anche il ministero della Difesa italiana ha messo a disposizione un volo per trasportare aiuti a Caracas mentre almeno 140 cani provenienti da 21 paesi sono stati mobilitati per assistere nelle operazioni di ricerca e soccorso. 

Il fatto che il principale aeroporto di Caracas sia rimasto danneggiato per i terremoti e che gli spostamenti siano spesso ostacolati dal traffico congestionato e dalle macerie sta però ritardando l’arrivo e il dispiegamento dei soccorsi. Questo mentre la finestra delle 72 ore, quella entro cui solitamente si potrebbero ancora trovare superstiti sotto le macerie, è ormai scaduta da diversi giorni.

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