Copenaghen si conferma la città più vivibile al mondo

Copenaghen è prima nel Global Liveability Index 2026, seguita da Vienna e Melbourne. Tra le città dove la qualità della vita migliora di più c’è New York.

È di nuovo Copenaghen la città più vivibile del mondo. La capitale della Danimarca è salita per il secondo anno consecutivo sul gradino più alto del podio nella classifica stilata dall’Economist Intelligence Unit (Eiu), organizzazione affiliata alla rivista britannica The Economist. In fondo al ranking, che valuta fattori come istruzione, stabilità, assistenza sanitaria, infrastrutture e cultura, si posiziona invece Damasco, capitale della Siria. Tra le città che hanno fatto registrare più miglioramenti in un anno c’è invece New York.

Le città più vivibili

Il Global Liveability Index è una classifica annuale stilata dall’Economist Intelligence Unit (Eiu) prendendo in esame 173 città di tutto il mondo. Gli elementi su cui si base la disamina sono cinque: stabilità (sicurezza, criminalità, rischio di conflitti e disordini), sanità (qualità e accessibilità del sistema sanitario), cultura e ambiente (clima, offerta culturale, attività ricreative e qualità dell’ambiente), istruzione (disponibilità e qualità delle scuole) e infrastrutture (trasporti, reti energetiche, telecomunicazioni e servizi pubblici).

Al primo posto della classifica del 2026, per il secondo anno consecutivo, si è posizionata Copenaghen. La capitale della Danimarca ha riportato un punteggio di 98/100 ma in ben tre parametri – sanità, stabilità e infrastrutture – ha riportato 100/100. Il secondo posto è rimasto sempre in Europa ed è andato a Vienna, capitale dell’Austria, che ha riportato un punteggio di 97/100. Tre parametri – sanità, educazione e infrastrutture – hanno ottenuto 100/100. Per il terzo posto si va invece in Australia, con Melbourne che ha ottenuto anch’essa 97/100 ma il punteggio massimo in sanità ed educazione.

Le città meno vivibili

Come evidenzia l’Eiu, le ultime dieci città della classifica sono quasi tutte colpite da guerre, condizioni diffuse di povertà, o da entrambe. L’ultimo posto nel 2026 è occupato da Damasco, capitale della Siria, per lungo tempo coinvolta in una guerra civile e ancora oggi oggetto di tensioni e attentati nonostante la caduta a fine 2024 nel regime di Bashar Al Assad. L’Economist Intelligence Unit vede però uno spiraglio positivo visto che negli ultimi due anni la capitale siriana ha registrato un leggero miglioramento nel campo della sanità.

Poco sopra si trova Kiev, capitale dell’Ucraina, dal 2022 vittima dell’aggressione militare russa. Il suo 166° posto nella classifica del 2026 costituisce un ulteriore peggioramento rispetto all’anno precedente. Chi ha visto calare di parecchio la qualità della vità è poi anche la capitale dell’Iran, Teheran, coinvolta nella guerra con Israele e gli Stati Uniti. Nel ranking occupa il 164° posto.

Il balzo di New York

C’è una città che nel corso dell’ultimo anno ha fatto registrare miglioramenti nella qualità superiori a tutte le altre. È New York, dove nel novembre scorso ha vinto le elezioni per la carica di primo cittadino il socialista Zohran Mahmdani, con le sue battaglie su temi cruciali per la classe medio-bassa newyorkese, come il costo della vita, il diritto alla casa e la tutela dei diritti civili.

Il punteggio di New York è migliorato sensibilmente, di 1,2 punti, facendole scalare tre posizioni fino al 66° posto. La città rimane comunque la terzultima statunitense per qualità della vita secondo l’indice dell’Economist Intelligence Unit (Eiu). Anche le città asiatiche hanno fatto registrare un miglioramento generale nella qualità della vita. Tokyo, capitale del Giappone, ha migliorato il suo punteggio per cultura e ambiente, salendo di tre posizioni e raggiungendo la top ten. Altre città come Singapore e Hong Kong hanno mantenuto invariate le loro posizioni in classifica pur facendo registrare un peggioramento proprio nei parametri della cultura e dell’ambiente per effetto di nuove politiche restrittive nel campo dei diritti e delle libertà.

Osservando la classifica nel complesso, emerge che il punteggio medio di vivibilità in tutte le città è pari a 76,1, lo stesso dell’anno precedente. Tuttavia, i punteggi nella categoria stabilità sono diminuiti in media di 0,5 punti, un calo concentrato nell’area del Medio-oriente compensato da un aumento medio di 0,7 punti nella categoria dell’assistenza sanitaria, avvenuto soprattutto nell’Estremo oriente.

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