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Un anno importante per l’azienda di Torino, che ha fatto della Csr una delle strategie aziendali. Altra dimostrazione del perché essere sostenibili paga.
Ciò che balza agli occhi sono i numeri del primo bilancio di sostenibilità di Lavazza: l’indice di emissione di CO2 per tonnellata di caffé lavorato è sceso del 17 per cento rispetto ai valori del 2012. Il 100 per cento dell’energia degli stabilimenti produttivi in Italia proviene da fonti rinnovabili, a fronte di una riduzione dei consumi elettrici (per unità di caffè confezionato) dell’8 per cento.
“La sostenibilità non è un viaggio in solitaria, ma è necessario attingere dalle esperienze più varie e diverse che devono essere integrate nel modello di business e messe a sistema”, ha dichiarato Giuseppe Lavazza. “Solo così le aziende possono continuare a crescere, creando valore condiviso con i propri stakeholder interni ed esterni e investendo risorse ogni anno per rendere più sostenibili ed efficienti i processi produttivi”.
Per questo negli anni l’azienda di Torino si è affiancata a nomi celebri legati alla sostenibilità, dall’alimentazione all’architettura. Ecco allora Carlo Petrini, con Slow Food, o l’architetto Cino Zucchi, che ha progettato la nuova sede candidata alla certificazione Leed (Leadership in Environmental and Energy Design) di livello Gold. O Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia, con cui Lavazza sta realizzando un progetto tra Haiti e Repubblica Domenicana in un’ottica di sostenibilità economica, sociale ed ambientale e Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, il cui supporto tecnico ha consentito a Lavazza di lanciare la capsula compostabile, primo esempio nel suo genere.
“A conferma della concretezza di questa visione, gli investimenti per una maggiore efficienza dei processi produttivi che hanno generato nel solo 2014 un risparmio economico del 3,9 per cento rispetto al totale dei costi industriali di produzione del 2013, verranno reinvestiti in sostenibilità, creando così un cerchio virtuoso in grado di generare e rigenerare valore condiviso”, ha affermato Marco Lavazza.
Appunto. Investire in efficienza, nel sociale, in ricerca. Pare essere questa la chiave per il successo di un’azienda, in un momento in cui i concetti base dell’economia stanno mutando. Lo ricordano i lavori di Pavan Sukhdev o Jeremy Rifkin.
Per questo pesano ancora di più gli investimenti nel sociale della Fondazione Lavazza: nel triennio 2012-2014, le erogazioni alla Fondazione sono aumentate del 166 per cento, passando da 750.000 a circa 2 milioni di euro, finanziando 34 progetti che hanno interessato 11 paesi in 3 continenti, coinvolgendo oltre 65.000 coltivatori.
Solo in questo modo si costruisce il futuro.
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