Siria, ore di angoscia per centinaia di lavoratori sequestrati dall’Isis a Damasco

Ore di angoscia per i familiari dei lavoratori sequestrati a Damasco dallo Stato Islamico mentre lavoravano in una fabbrica di cemento.

Notizie frammentate, seguite da conferme poi smentite. È ancora incerta la sorte di 175 operai di una fabbrica di cemento rapiti dal sedicente Stato Islamico durante un’offensiva a nord-est di Damasco. Nella giornata di venerdì 8 aprile fa l’agenzia di stampa Reuters, citando fonti militari siriane, aveva scritto che i lavoratori erano stati uccisi. Ma la notizia è stata successivamente smentita dai vertici dell’esercito stavolta dall’agenzia governativa Sana.

 

 

C’è confusione anche sul numero dei rapiti. Ieri fonti governative parlavano di 300 persone ma secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) 140 persone sarebbero riuscite a fuggire, mentre altre 170 sarebbero nelle mani del Califfato. Secondo le ricostruzioni fornite dalla stampa locale, i lavoratori sarebbero stati sequestrati dai jihadisti durante la notte, mentre si trovavano nei dormitori collegati alla fabbrica di cemento di Al Badiyah, alle porte di Dumeir, 25 chilometri a nord-est della capitale.   Poche e frammentate anche le informazioni relative agli autori dell’operazione: fonti locali parlano di un gruppo chiamato Jaysh Tahrir al-Sham, ma su cui al momento non ci sono conferme.“Abbiamo provato a metterci in contatto con loro, ma nessuno risponde” hanno raccontato all’agenzia Sana alcuni residenti.

 

 

Il sequestro avviene ad una settimana di distanza dalla riconquista del sito Unesco di Palmira e sembra far parte di una massiccia controffensiva lanciata dallo Stato Islamico. Oltre a Dumeir, sede di una base militare, i combattenti sotto i vessilli neri hanno attaccato la diga e la centrale elettrica di Tishreen, una dozzina di chilometri da Damasco.

 

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Rifugiati siriani scappano da Damasco © Getty Images

 

L’escalation di violenze delle ultime ore getta ombre minacciose sulla tregua armata in atto, seppure tra reciproche accuse di violazioni, da circa un mese. Un segnale chiaro che per i negoziati tra le parti – la cui ripresa è prevista a Ginevra nei prossimi giorni – la strada è ancora tutta in salita.

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