Il Libano è colpito da una serie di incendi la cui origine è incerta

Enormi porzioni di territorio del Libano sono state devastate da numerosi incendi. Si indaga per scoprire l’origine delle fiamme.

In Libano si lotta contro il tempo. Gli enormi incendi divampati nel distretto dello Chouf, regione a sudest della capitale Beirut, stanno devastando larghe porzioni di territorio. Stando alle informazioni diffuse dai portavoce della protezione civile libanese, le cause della propagazione delle fiamme, cominciate mercoledì 16 ottobre, sono da imputare alle condizioni meteorologiche calde e ventose, oltre che ad un inaspettato aumento della temperatura. Ancora incerta invece l’origine, se dolosa o naturale.

Dove stanno divampando gli incendi

La zona più colpita è quella di Damour, città sulla costa libanese a circa venti chilometri dalla capitale, ma le fiamme hanno interessato numerosi altri villaggi, tra cui Mechref e Daqqoun.

“Più di due milioni di metri quadrati di territorio sono in rovina”, ha commentato commosso il primo cittadino di Damour, Charles Ghafari, le cui parole sono state raccolte da Gulf news.

“Combattiamo le fiamme da giorni. Nonostante la brutta situazione del Paese, questa crisi nazionale ha unito i libanesi. I cittadini si sono stretti l’uno con l’altro e ognuno ha dato il suo appoggio. Abbiamo acquistato serbatoi d’acqua per aiutare a spegnere gli incendi. Grazie a Dio, abbiamo ancora delle persone buone e responsabili”, fa eco la voce di un cittadino di Mechref.

Sfortunatamente, le brutte notizie per il piccolo paese levantino non sono finite. Sono state segnalate delle fiamme, sempre mercoledì mattina, nelle regioni di Jbeil e dell’Akkar, nel nord della nazione, mentre continuano gli sforzi degli aerei antincendio ciprioti, greci e giordani, volati in Libano martedì, per aiutare l’esercito libanese a bombardare con acqua gli oltre cento incendi divampati in questi quattro giorni.

La posizione del governo libanese sugli incendi

E mentre la popolazione si stringe e fa fronte comune per risolvere la crisi – indicative le immagini dei pompieri palestinesi che lasciano i campi profughi per aiutare i colleghi libanesi – il governo e il parlamento, già al centro di un ciclone di malcontento, sono sotto la pressa di un’opinione pubblica sempre più arrabbiata e disillusa.

Un imbarazzato Saad Hariri, primo ministro del Libano, da oltre un mese nel mirino delle proteste per il caso dei presunti 16 milioni di dollari dati alla fotomodella – e amante – sudafricana Candice Van Der Merwe per il suo silenzio, si è presentato martedì ai microfoni in conferenza stampa promettendo sanzioni gravissime per eventuali responsabili.

Parole al vento, vista la rabbia che monta giorno dopo giorno tra i cittadini. Ad aggiungere benzina sul fuoco giunge la notizia dei tre elicotteri Sikorsky, funzionali in caso di incendio, donati nel 2009 al paese e lasciati arrugginire in un container.

Crisi economica, classe dirigente e politica autoreferenziale, misure d’austerity e scandali finanziari, sono il contorno che mostra la profondità dell’incapacità di agire dello Stato libanese di fronte agli incendi in corso. Un paese il cui sistema si sorregge su equilibri clanistici molto fragili.

Nemmeno la pioggia riesce a spegnere gli incendi

Neanche la pioggia di martedì notte è venuta in aiuto al parlamento di Beirut e ai cittadini impegnati nel sedare le fiamme, ma anzi potrebbe essere un pericoloso boomerang. Infatti come affermato da George Mitri, dell’Università di Balamand, “se i rovesci sono seguiti da un periodo secco, gli incendi possono ricominciare perché l’acqua provoca la fermentazione dei materiali secchi sul terreno che rilasciano gas utili al processo di combustione”.

In gioco oltre alla vita di migliaia di persone, c’è il 25 per cento del territorio libanese, coperto da zone boschive, e le riserve di cedri nell’est dello Chouf, un patrimonio già intaccato dall’inquinamento e che si potrebbe perdere nelle fiamme della corruzione del paese.

Foto in anteprima © Ramzi Haidar / Afp /Getty Images
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