Libertà e creatività: il nuovo slogan del ’68

“Libertà e creatività” uno dei principali slogan del ’68 italiano. Con la nascita della psicologia umanistica la responsabilità si aggiunge a questi valori

Il messaggio “Libertà e creatività” nasce nel 1968

“Immaginazione al potere” è un vecchio slogan, ma il messaggio e la sua valenza trasformativa vanno ben oltre le scritte sui muri delle università nel maggio del ’68. E’ stata la prima volta che un movimento di massa ha usato la creatività – in questo caso sinonimo di “immaginazione” – come parola d’ordine. Chi ha dato il “via” sicuramente aveva una chiara consapevolezza del potere realmente rivoluzionario di questa qualità apparentemente innocua, relegata, nel senso comune, all’attività di artisti, scrittori, musicisti e poco più.

La creatività è la capacità di dare una lettura nuova alla realtà, oltrepassando i limiti dei condizionamenti ricevuti, scoprendo nuovi modi di affrontare vecchi problemi, inventando nuove forme, rinnovando rituali, procedure, strumenti di lavoro, stili di vita. Si rivela, così, come la capacità di trasformare da potenza in atto progetti, idee, aspirazioni e sogni. Quando viene sviluppata rende le persone più soddisfatte, più sicure di sé e, soprattutto, consapevoli di un’altra qualità ancor più pericolosa per lo status quo: la libertà.

Quando un individuo comincia a rendersi conto che può pensare con la propria testa, che il frutto della sua elaborazione può diventare realtà, che può dare risposte nuove alla vita senza dover sempre ripetere gli stessi schemi e che può rendersi autonomo da vecchi condizionamenti, ben pochi tiranni, palesi oppure occulti, potranno mai imporgli un comportamento, un idea o una merce da acquistare. Decisamente un pericolo, per “il sistema” di ogni tempo e ogni luogo. Non c’è da stupirsi, quindi, che la creatività in molte culture o in molte scuole non venga certo incentivata, e che sia stata scelta come valore per le bandiere del ’68.

Con la psicologia umanistica “libertà” e “creatività” vengono affiancati dalla “responsabilità”

Proprio all’inizio degli anni ’70 si diffonde, con la psicologia umanistica, una nuova concezione dell’uomo volta a riconoscere e valorizzare la dinamicità e la ricchezza della natura umana, capace di reinventarsi a dispetto dei condizionamenti ricevuti e di veleggiare verso mete sempre nuove, facendo affidamento su un bagaglio interiore molto più vasto di quanto la mentalità positivista avesse mai concepito.

Libertà e creatività vengono riconosciuti come potenzialità insite in ogni singolo essere umano, spinte fondamentali per il continuo reinventarsi dell’uomo e della società. A questi due valori ne viene affiancato un terzo, indispensabile per garantire il corretto uso di quello che, senza alcun controllo, potrebbe diventare micidiale: la responsabilità.

Se ho la libertà di dirigere me stesso e gli eventi in una direzione scelta da me, se ho la creatività necessaria a trasformare un mio piano da idea a realizzazione, è importante che io sia dotato della responsabilità necessaria per definire il mio progetto entro limiti consoni non solo con i miei valori ma anche con quelli del contesto in cui intervengo. La responsabilità diventa non solo l’argine che contiene libertà e creatività del singolo nell’ambito della società, ma la misura che rende l’individuo stesso più accorto nell’uso delle sue capacità.

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