Linguaggio simbolico, linguaggio intuitivo

Antica raccolta d’immagini dalle origini misteriose, i Tarocchi sono arrivati fino ai giorni nostri grazie alla tradizione popolare ed esoterica, ma alla loro base troviamo archetipi che rappresentano colte cosmogonie millenarie.

Il linguaggio umano è diventato concettuale dopo molti
secoli di storia. Alle sue origini, non esprimeva astrazioni o idee
applicabili in più contesti. I primi uomini che riflettevano
sul cosmo e sulla vita erano quindi costretti al silenzio e
all’incomunicabilità. Mancando i concetti utilizzavano
figure e simboli che permettevano di collegare sogni e previsioni
con la realtà. Rimaneva tuttavia il problema della
comunicazione tra loro e forse fu proprio per alimentare questo
scambio che si ricorse ad allegorie di immagini, dove
emotività e razionalità erano fusi in una
“storia”.

Le lamine dei Tarocchi furono in principio un linguaggio
d’élite, che trascendeva i significati grossolani del senso
comune, racchiudendo una percezione profonda dell’esistenza e del
cammino della realizzazione umana. Geroglifici disegnati da
sapienti trovavano il senso in rappresentazioni figurate della
realtà vissuta, tramite figure simboliche capaci di
comprendere l’evoluzione dei fenomeni, svelandone
possibilità e sviluppi.

Il sapere aveva la forma ciclica e completa della cosmogonia, una
serie di tappe che l’essere, come attore, percorreva fino alla
realizzazione per poi cominciare un nuovo ciclo. Non un percorso
fisso e definito, dato che ogni ciclo è differente e ogni
figura è ambivalente e situata in modo diverso.

I Tarocchi, soprattutto le 22 lamine degli arcani maggiori, sono un
lascito di un profondo sapere intuitivo, ma oggi non rappresentano
più la stessa realtà di allora. In quanto traduzione
e sviluppo della realtà umana si sono aggiornati
attraversando le fasi storiche e inglobando concezioni molto
diverse fra loro.
Per i cultori dell’Egitto, interpretare i simboli dei Tarocchi
significava rifarsi allo zodiaco di Denderah, ma alcune carte
ricordano anche aspetti biblici (come l’Angelo o il Giudizio) e
mostrano molti legami con la cultura ebraica (gli arcani maggiori
sono 22 come le lettere di quell’alfabeto). I grandi sacerdoti di
Gerusalemme interrogavano oracoli (Urim e Thumin) con l’uso di
simboli ideografici e geroglifici (Theraphim). E’ una traccia, ma
già questi elementi potrebbero essere all’origine delle 22
lamine che oggi conosciamo, frutto di un primo ritrovamento nel
tardo del Medio Evo (Tarocchi di Marsiglia).

Se si guardano attentamente le carte troviamo elementi di molte
mitologie: la Torre, ricorda il mito di Babele, la Papessa sembra
un lascito di una civiltà matriarcale o politeista. Esistono
forti legami con la cultura astrologica, l’arcano della Luna con il
segno del Cancro o quello del Sole con i Gemelli. Perfino elementi
storici: le raffigurazioni dell’Imperatore e del Papa, con l’aquila
e la Tiara, o della cultura cristiana, nell’arcano del Mondo
compaiono i quattro evangelisti e potremmo continuare l’elenco con
la Cabala, l’occultismo e l’esoterismo classico, ma non finiremmo
più.

E’ opportuno, invece, riflettere sul come e sul perché
questa panacea di culture così diverse sia sopravvissuta a
tutte le intemperie della storia, attraverso delle comuni carte da
gioco, mantenendo nel tempo, oltre a un indiscutibile fascino,
anche una notevole efficacia nella predizione e nella spiegazione
della realtà di chi li consulta come oracolo.

Francesco
Aleo

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