100 donne che hanno cambiato il mondo

Le 100 donne dell’anno è un progetto di Time magazine che mette in luce le storie di donne influenti, da Amelia Earhart a Greta Thunberg. In occasione della Festa internazionale della donna, ne abbiamo scelte alcune da raccontarvi.

Ogni anno, per 72 anni, Time magazine ha nominato l’uomo dell’anno: un primo ministro, un imprenditore di successo, un presidente. Quando, nel 1999,  la nomina a Man of the Year è diventata la nomina a Person of the Year per evidenziare la parità di genere, spesso, erano comunque gli uomini a finire in copertina. Molte donne che hanno fatto la storia non sono mai state candidate per la copertina di Time.

Nasce su queste premesse il progetto 100 Women of the Year di Time: 100 donne, 10 per ogni decennio, dagli anni venti ad oggi. Cento copertine per cento donne, le cui storie di intelligenza, talento, genio e forza ma anche di grazia ed eleganza, per troppo tempo sono rimaste nell’ombra. E per troppo tempo, la società, impantanata negli stereotipi e nella diseguaglianza sistemica, ha fallito nel riconoscere i successi delle donne. È il momento di puntare una nuova luce sulla storia.

Rosalind Franklin, scienziata visionaria

Nel 1953, un’immagine venne mostrata a James Watson, biologo molecolare che all’epoca stava studiando la struttura del dna. Non si trattava di un’immagine qualunque; portava con sé una scoperta scientifica di entità straordinaria che Watson  riconobbe immediatamente: una croce nera di riflessi dominava l’immagine e mostrava, per la prima volta nella storia, che il dna nasce da una struttura elicoidale. Era una fotografia a raggi X creata dalla chimica Rosalind Franklin, che riuscì così a fornire il primo indizio nella scoperta scientifica della struttura a doppia elica delle molecole di dna. Watson e i colleghi Francis Crick e Maurice Wilkins vennero  legittimamente in possesso dell’immagine e dei dati e nessuno denunciò mai un furto intellettuale. Nel 1953 pubblicarono le loro scoperte, nel 1958, all’età di 37 anni, Franklin morì di cancro e nel 1962 Watson, Crick e Wilkins vinsero il premio Nobel. Di Rosalind Franklin si dimenticarono tutti.  

Zenzile Miriam Makeba e la sua musica di libertà

Pata pata suona alla radio e invade le case di tutto il mondo. È il 1967 e il successo mondiale di Zenzile Miriam Makeba, originaria di Johannesburg apre in maniera simbolica le danze della rivoluzione contro il regime di apartheid in Sudafrica. Nel 1960 il regime, infastidito dalla sua musica di libertà, costringe l’artista all’esilio negli Stati Uniti. Per altri 34 anni ancora, l’apartheid in Sudafrica non sarebbe finito ma la musica di Mama Africa, come spesso viene chiamata, non era un inno di lotta aperta; era arte, libertà e testimonianza.

“La gente pensa che io abbia consapevolmente deciso di dire al mondo cosa stava succedendo in Sudafrica”, disse Makeba una volta durante un’intervista. “No! Stavo cantando della mia vita, e in Sudafrica cantavamo sempre di quello che ci succedeva, soprattutto delle cose che ci facevano male”. Makeba è tornata in Sudafrica all’inizio degli anni Novanta, quando il regime di apartheid cominciava a sgretolarsi e la sua musica tornò a suonare libera rimarginando l’anima di una nazione ferita.

La cantante sudafricana Miriam Makeba nel 1978. Time 100 donne
La cantante sudafricana Miriam Makeba nel 1978 © Keystone/Getty Images

Rachel Carson, forza della natura

In quegli stessi anni, un’altra rivoluzione stava accendendo l’America. Nel 1962 viene pubblicato Silent spring, Primavera silenziosa, un potente libro di denuncia sull’uso dei pesticidi e di altri agenti chimici come il ddt – “gli elisir della morte”. L’autrice è la biologa Rachel Carson e il suo libro cambia l’America. Il libro fu così potente che sollevò una fortissima opposizione delle industrie chimiche che temevano di vedere i propri interessi economici e politici fortemente minacciati.

Carson accusò l’industria chimica di diffondere disinformazione, e i funzionari pubblici e i politici di non far nulla per limitare il marketing pubblicitario ingannevole promosso dall’industria. A partire dalla fine degli anni Cinquanta, ancor prima della pubblicazione del libro, Carson aveva focalizzato la sua attenzione sulla conservazione dell’ambiente, in particolare su quelle questioni ambientali che credeva fossero causate proprio dai pesticidi. Silent spring subì un ritardo nella sua realizzazione poiché, nel 1960, Carson fu costretta ad una mastectomia per via di un cancro al seno.

La biologa fu tra le prime persone a comprendere l’entità e l’impatto dell’attività umana sull’ambiente. Il libro portò ad un divieto nazionale del ddt per usi agricoli e contribuì ad ispirare un movimento ambientalista che portò alla creazione della US environmental protection agency, l’Agenzia di protezione ambientale che, pur soffocata dall’anti-ambientalismo sfrenato di Trump, resiste ancora oggi.    

Dorothea Lange e la fotografia che cambia l’America

Da un libro che cambia l’America ad una foto che cambia l’America. La foto ritrae una madre di 32 anni, Florence Owens Thompson con i suoi tre figli. A scattarla è Dorothea Lange che, nel 1936 in California, dopo un mese di lavoro è finalmente sulla via di casa. Lange, però, sente di non aver concluso il progetto e torna indietro. La foto, intitolata Migrant Mother, diventa la foto simbolo della Grande Depressione, fa il giro del mondo ed è considerata oggi come una delle fotografie più famose mai realizzate, un’indelebile traccia che racconta la fame e la povertà di quegli anni in America.

“Ha detto che vivevano di verdure congelate dei campi circostanti e di uccelli che i bambini uccidevano. Aveva appena venduto le gomme della sua auto per comprare del cibo”, racconta Lange della madre nella fotografia. “Sembrava sapere che le mie foto avrebbero potuto aiutarla, e così lei ha aiutato me. C’era una sorta di uguaglianza”. Quando Lange tornò a casa, raccontò al direttore di un giornale di San Francisco le condizioni del campo e gli fornì due delle sue fotografie. Il direttore informò le autorità federali e pubblicò un articolo che includeva le immagini. In risposta, il governo mandò aiuti per evitare che le persone morissero di fame. Lange attraverso la sua lente,  sapeva cogliere, pur se nella sofferenza, la dignità delle persone. Il suo lavoro ha ispirato un’onda di cambiamento sociale, anche se molte delle sue fotografie furono censurate fino al dopoguerra.

Françoise Barré-Sinoussi e la scoperta che cambia la medicina

È il 1983 e Françoise Barré-Sinoussi, parigina di nascita, estrae, insieme a Luc Montaigner, il virus di Hiv dai linfonodi gonfi dei pazienti affetti da Aids. Barré-Sinoussi non aveva intenzione di diventare una scienziata ma, dopo aver conseguito un dottorato presso la facoltà di scienze a Parigi, cominciò a fare ricerca. Il 6 ottobre 2008, insieme a Luc Montaigner, le fu assegnato il premio Nobel per la Medicina per aver scoperto l’Hiv ed aver sviluppato farmaci che hanno cambiato la vita a milioni di persone. Quasi 40 anni dopo la sua scoperta, 38 milioni di persone in tutto il mondo vivono ancora con l’Hiv. Barré-Sinoussi sa che il suo lavoro non è ancora finito.

Dolores Huerta lotta per la giustizia

“Yes, we can”, gridavano i sostenitori di Obama durante la sua campagna elettorale – era un canto di unità e forza, abbracciato dai movimenti sociali che volevano riavvicinare l’America alla democrazia liberale. Eppure, “yes, we can” ha una vita ben più lunga della durata della campagna presidenziale di Obama: comincia negli anni Settanta e conosce un’altra lingua. “Sí, se puede” era l’inno di Dolores Huerta, combattente e attivista per i diritti dei lavoratori nelle campagne.

Huerta nasce nel Nuovo Messico nel 1930 da un padre contadino sindacalista e una madre che usava accogliere i contadini nel suo albergo a tariffe ridotte. All’età di 32 anni, Huerta fonda, insieme a Cesar Chavez, la National farm workers association (Associazione nazionale dei lavoratori agricoli) e nel 1965 guida uno sciopero di contadini in California che si trasforma in un boicottaggio nazionale e porta ad una migliore retribuzione, benefici e protezioni per migliaia di lavoratori. In un periodo in cui meno del 40 per cento delle donne era presente nella forza lavoro, Huerta ha dato voce alle lavoratrici e alle sindacaliste, creando un movimento per la giustizia economica e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli, ed ispirando le giovani attiviste di tutto il paese.

Amelia Earhart, aviatrice senza paura

Seduta nel suo aeroplano, l’aviatrice Amelia Earhart sfidava la convinzione sociale che il posto della donna fosse la casa. Il posto della donna è dove sceglie di essere e, per Earhart, quel posto era il cielo. Nel 1932 Earhart fu la prima donna a volare sopra l’oceano Atlantico, dalla regione del Newfoundland in Canada all’Irlanda, e l’11 gennaio 1935 diventò la prima donna a compiere l’impresa di volare da costa a costa, da Città del Mexico a New York. Earhart volò anche da Honolulu, Hawaii, a Oakland, in California, affermandosi come la prima donna – e la prima persona in assoluto – a volare sia sopra l’Atlantico che sopra il Pacifico. Sceglieva di andare sempre fino in fondo, nonostante una lettera aperta nei giorni precedenti al suo volo dalle Hawaii, l’aveva esortata a ritirarsi, ricordandole che ben dieci persone erano morte nel tentativo di volare per 2.400 miglia dalle Hawaii alla California. La sfida della Earhart di essere la prima persona a circumnavigare la terra intorno all’equatore portò alla sua scomparsa il 2 luglio 1937. Earhart una volta disse: “Quando [donne e uomini] falliscono, il loro fallimento non deve essere che una sfida per gli altri”.

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L’aviatrice americana Amelia Earhart (al centro) è circondata da una folla di appassionati e giornalisti all’arrivo all’aeroporto di Hanworth, dopo aver attraversato l’Atlantico © Topical Press Agency/Getty Images

Frida Kahlo, artista iconica

Per buona parte della sua vita, Frida Kahlo venne vista attraverso la lente del successo del marito e artista messicano Diego Rivera. Nel 1938, un comunicato stampa per la prima mostra personale di Frida, la descriveva come la “moglie di Diego Rivera”, per poi dover ammettere che l’artista “si dimostra una pittrice significativa e intrigante a pieno titolo”. La mostra del 1938 fu solo l’inizio per Kahlo che, con la sua arte mozzafiato e i suoi autoritratti surreali, raggiunse il mondo intero. Nei suoi dipinti rappresentava argomenti tabù come l’aborto o l’allattamento al seno e accentuava il suo mono ciglio e i baffi in segno di sfida alle convenzioni di genere. Nel 1938 espone un quadro a Parigi, diventando la prima artista messicana del Ventesimo secolo ad avere un’opera acquistata dal Louvre, ancor prima di suo marito Rivera. Kahlo aveva molti problemi di salute; la sofferenza del corpo, come quella dell’anima, è una tematica sempre presente nella sua iconografia. Contrasse la polio da bambina e a 18 anni fu vittima di un terribile incidente d’autobus che la lasciò debilitata e la costrinse a molte operazioni chirurgiche per il resto della vita. Fu costretta ad abortire diverse volte e la relazione con Rivera era tormentata dall’infedeltà continua di lui e a tratti di lei, nonostante la devozione per il marito. Simbolo di una forte identità del folclore messicano, Kahlo incorpora anche tratti di arte indigena nei suoi dipinti che esplodono di colore. Le sue opere esprimono sofferenza ma anche una gioia duratura e una tempra inossidabile.

Simone de Beauvoir, femminista rivoluzionaria

È difficile scegliere quali tra le 100 donne di Time raccontare, ma una cosa era chiara fin da subito: questa donna non poteva non esserci. Simone de Beauvoir rivoluziona il pensiero femminista. Nel 1949 pubblica “Il secondo sesso” e, dell’opera, Leïla Slimani scrive su Time: “È stata una rivelazione. De Beauvoir esponeva una verità a lungo nascosta: che non c’è una natura femminile. Consultò la biologia, la storia, la mitologia, la letteratura, l’etnologia, la medicina e la psicoanalisi per mettere in discussione i ruoli assegnati alle donne. Il libro mi diceva che io controllo il mio destino. Se non c’è un’essenza femminile fissa, allora anche noi siamo solo ciò che facciamo. Il secondo sesso mi ha fornito armi per capire, difendere, rispondere e persuadere. Mi ha dato il desiderio di scrivere, un esercizio di recupero del sé”.

La liberazione delle donne non si farà che con il cambiamento della società tutta intera e, di conseguenza, anche con il cambiamento degli uominiSimone de Beauvoir

Nel 1954 De Beauvoir vinse il più alto premio letterario francese per il suo romanzo I Mandarini e nel 1971 scrive il testo del Manifesto del 343, una petizione francese per legalizzare l’aborto. Lei e Jean-Paul Sartre si incontrarono nel 1929 e furono legati per la vita, anche se non vissero mai secondo i canoni delle coppie tradizionali. De Beauvoir era una donna libera nella vita e il suo pensiero riflette un’essenza di libertà. “La liberazione delle donne non si farà che con il cambiamento della società tutta intera e, di conseguenza, anche con il cambiamento degli uomini”, disse durante un’intervista, raccolta insieme ad altre dichiarazioni da Anna Maria Verna nel 1977 per la rivista Ombre rosse.

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Greta Thunberg durante lo sciopero per il clima il 20 settembre 2019, a Battery Park a New York © Stella Levantesi/LifeGate

Greta Thunberg, voce della nuova generazione

Oltre alle 11 copertine già pubblicate delle donne nominate come persona dell’anno, Time ha creato 89 nuove copertine, molte delle quali realizzate da artisti di talento che hanno disegnato i ritratti delle donne. La copertina più recente, quella del 2019, mostra la fotografia di Greta Thunberg, attivista svedese che con i suoi scioperi per il clima ha catalizzato l’attenzione del mondo intero sulla lotta contro i cambiamenti climatici. Thunberg ha dato vita a un movimento globale all’età di soli 15 anni, dominando i titoli dei giornali per mesi e riuscendo in una missione finora impossibile: portare l’attenzione mediatica sui problemi legati alla crisi climatica. Nel 2019, Thunberg è diventata la più giovane persona dell’anno ad essere nominata da Time. La copertina della ragazza svedese riflette quello che la sua coscienza perseverante è stata in grado di dimostrare: una generazione di giovani leader pronta a farsi avanti dove molti altri, finora, sono stati trovati mancanti. Ciò che è iniziato nell’agosto 2018 sui gradini del Parlamento di Stoccolma con un’adolescente solitaria, la sua felpa con il cappuccio e un cartello con su scritto “sciopero scolastico per il clima” è diventato una protesta globale in 150 paesi, con circa 6 milioni di persone che, a settembre dell’anno scorso, si sono unite agli scioperi nella più grande manifestazione per il clima nella storia dell’umanità.

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