Lorenzo Quinn. Perché due mani giganti a Venezia fanno riflettere sulla salute del Pianeta

Lorenzo Quinn, autore della scultura Support, ci racconta come è riuscito a far parlare di cambiamenti climatici alla Biennale con un paio di mani giganti che emergono dal Canal grande di Venezia.

Le mani di un bambino, bianche e alte nove metri che emergono dal Canal grande di Venezia come un mostro marino sorreggono l’albergo Ca’ Sagredo – o forse cercano di rovesciarlo. Questa è l’installazione Support (sostenere) che ha reso lo scultore italiano Lorenzo Quinn noto al mondo, grazie al suo messaggio forte sui cambiamenti climatici: il potere di sostenere o distruggere il patrimonio globale che tutti noi condividiamo è nelle nostre mani.

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Il fatto che la scultura si trovi a Venezia è significativo perché è tra le città più minacciate dall’innalzamento del livello dei mari. Inoltre è stata installata in un momento importante del calendario culturale della città, cioè durante la 57esima Biennale che si conclude il 26 novembre, giorno in cui anche Support lascerà la città galleggiante.

Quinn stesso “è rimasto sorpreso” da quanta attenzione abbia ricevuto Support: è la prima volta nella sua trentennale carriera che una scultura riscuote così tanto successo. “Volevo che fosse spettacolare, per questo l’ho creata. Sono molto grato del fatto che il messaggio sia stato recepito”, racconta.

Nato a Roma nel 1966, figlio dell’attore messicano-statunitense Anthony Quinn e di Iolanda Addolori, Lorenzo Quinn ha cominciato a scolpire a vent’anni. Seguendo le orme di maestri come Michelangelo, Bernini e Rodin, si è specializzato nella rappresentazione della figura umana, specialmente le mani. Il suo obiettivo è quello di creare immagini comprensibili a tutti, quindi universali. La sua arte è “profonda, spirituale ed esistenziale perché affronta le passioni che ognuno di noi prova come essere umano”, queste le parole della storica d’arte e curatrice Consuelo Císcar Casabán.

Lorenzo Quinn, un artista con una missione

Uno dei temi ricorrenti nell’opera di Quinn è quello dell’equilibrio, cioè di catturare sia i lati positivi sia quelli oscuri della natura umana. “Questa ricerca dell’equilibrio è un aspetto costante del mio lavoro, è evidente che io stesso stia cercando di trovare un equilibrio nella mia vita personale”, rivela. Ma questa dedizione a rappresentare la dualità non corrisponde a una ricerca della neutralità. Il messaggio delle opere di Quinn è ottimista: siamo noi a scegliere se esercitare la nostra capacità di creare o quella di distruggere. Il significato di Support è che abbiamo tutte le risorse per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, dobbiamo solo decidere come vogliamo farlo.

Perché le persone hanno reagito alla scultura in modo così positivo?
‘Dove sta andando il mondo?’ è una preoccupazione che accomuna tutti. La scultura non è stata creata da un punto di vista politico, è un’opera d’arte; visiva e visibile. Data la sua collocazione è estremamente accessibile e aperta a tutti da vedere e commentare.

Support non è la sua prima opera che riflette sui temi della natura e della resilienza. Perché sono così importanti per lei come artista?
Ho fatto The force of nature (la forza della natura) che trattava dello tsunami del 2004 [con epicentro vicino alla costa di Sumatra, in Indonesia, ndr]. Ne ho fatto altre, una scultura che si chiama Gaia, una che si chiama What goes around comes around (chi la fa l’aspetti) e ora ne ho un’altra che spero verrà svelata molto presto che si chiama Stop playing with the world (basta giocare con il mondo) – anch’essa è dedicata ai cambiamenti climatici ed è stata donata alla città di Venezia. Un’altra si chiama A better world (un mondo migliore). Molte delle mie sculture hanno questo richiamo, a proteggere il mondo. Ci preoccupiamo molto della politica e della guerra, ma troppo poco del pianeta su cui viviamo.

Qual è il ruolo dell’arte nel sensibilizzare le persone su questioni di importanza globale, tra cui i cambiamenti climatici?
Raggiunge persone diverse in molti modi, o le stesse persone in modi differenti. Si dice che un’immagine valga più di mille parole, e questa scultura ha un messaggio molto forte. Le mani che emergono dall’acqua hanno un aspetto surreale. Ma sono le mani di un bambino, quindi è il nostro futuro che sta annegando. Tutti hanno una responsabilità sociale, io sono un’artista e creo arte per le persone. Bisogna voler innescare un cambiamento nella vita delle persone, dei propri figli, bisogna volere un mondo migliore per loro. Se abbiamo la possibilità di raggiungere molto persone, perché non la usiamo? Tutti hanno la responsabilità di usare i propri talenti al servizio di qualcosa che sia più grande di loro.

lorenzo quinn
Lorenzo Quinn e la sua scultura Support © Halcyon Gallery

Perché ha scelto di portare l’attenzione sul tema dei cambiamenti climatici proprio ora?
Ogni giorno dobbiamo ricordarci questa cosa: le persone pensano che i piccoli gesti non contino, ma gesti piccoli fatti da molte persone contano eccome. E dobbiamo fare pressione sui nostri governi affinché intraprendano azioni grandi. Support ci ricorda che abbiamo il potere di cambiare le cose, quello che ci manca è la volontà. Si tratta di salvare la razza umana, non la Terra perché questa continuerà a esistere comunque. Se vogliamo salvaguardare il nostro futuro dobbiamo trattare ‘Gaia’ meglio di quanto stiamo facendo ora.

Perché il concetto di un linguaggio universale è così importante per lei come artista?
L’arte è nata così. Le persone raccontavano le proprie storie attraverso le immagini. Sappiamo molto della nostra storia grazie all’arte, tutti possono capirla. Come artista vorrei continuare a fare questo, mi piace che tutti si possano immedesimare nelle mie opere. Questo è il motivo per cui quando tratto argomenti come questo, universali, scelgo di rappresentare le figure umane, ad esempio le mani. Perché così non ci sono barriere, non si può dire di chi si tratta, se è nero, bianco, rosso o marrone, femmina o maschio. Vorrei dialogare con le persone e se devo dire qualcosa pubblicamente vorrei che il pubblico mi capisse. Questa è una delle ragioni per cui non faccio arte astratta, perché è molto personale e aperta a tante interpretazioni diverse.

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Support sulla facciata di Ca’ Sagredo a Venezia © Halcyon Gallery

In questo, il suo lavoro si differenzia dalla percezione dell’arte come una nicchia, come una cosa per pochi.
Ho sempre remato controcorrente perché non mi sono mai mosso attraverso il mondo dell’arte. Infatti le mani non fanno parte della Biennale. Le abbiamo presentate alla Biennale a novembre e hanno rifiutato l’installazione. Le abbiamo fatte lo stesso e adesso è diventata la scultura che ha riscosso più successo.

Perché la Biennale ha rifiutato l’installazione?
Perché non faccio parte del mondo dell’arte. Sono stato molto fortunato e ho avuto successo grazie alla galleria Halcyon a Londra. Siamo riusciti a installare monumenti in tutto il mondo e vendere alle collezioni più importanti, però non passando attraverso i critici e i curatori ma attraverso le persone. Perché sono le persone stesse a dire ‘mi piace quest’opera, la desidero perché mi comunica qualcosa’.

Com’è riuscito a creare una scultura interamente riciclabile della dimensione di Support?
Abbiamo usato una spuma riciclabile che può essere tritata perché diventi una polvere riutilizzabile. Anche la struttura in ferro può essere riutilizzata. L’idea adesso, però, non è di riciclare la scultura perché vorremmo che girasse il mondo. Infatti le Nazioni Unite hanno chiesto che le persone condividessero le loro idee sul dove dovrebbe andare dopo Venezia. Vedremo dove andrà; in un altro posto che ha bisogno di attirare sostegno e attenzione. Abbiamo avuto delle proposte fantastiche, ad esempio la città di Pisa vorrebbe posizionare la scultura in modo che ‘sostenga’ la torre pendente. Benché sarebbe fantastico per i social, non penso sia giusto: il fatto che la torre penda non è dovuto ai cambiamenti climatici. Istintivamente uno dei posti migliori sarebbe uno dei poli, probabilmente su un ghiacciaio che si sta sciogliendo. Quindi vorrei fare un timelapse, avere le mani che inizialmente sostengono il ghiacciaio e un anno dopo che reggono il nulla perché questo non c’è più.

Two massive hands emerge from Venice’s famous Grand Canal at Ca’Sagredo to serve as a reminder of rising sea levels caused by climate change. According to the @IPCC, global sea level has risen by 0.19m since 1901, and this trend is expected to accelerate in the coming decades. . @lorenzoquinnartist created the sculpture ‘Support’ to coincide with the opening of this year’s Venice Biennale. His work will be on display until 26 November 2017. . Lorenzo said he created his sculpture, “to support this wonder of a city that is threatened by climate change like many other World Heritage sites around the world.” . #climatechange #ClimateAction #Venice #VeniceBiennale2017 #Art4Climate #sealevels #biennale2017 #support #supportart #lorenzoquinn

Un post condiviso da UN Climate Action (@unfccc) in data:

Cosa vorrebbe che provassero le persone nel vedere Support?
Speranza, speranza per un mondo migliore. Che daremo ascolto.

Pensa che le persone stiano reagendo in questo modo?
Forse a primo impatto no. Inizialmente le persone sorridono. Poi provano stupore seguito da meraviglia, poi preoccupazione. Infine il sentimento si tramuta in speranza – almeno questo è quello che spero.

Immagine in evidenza: Support sulla facciata di Ca’ Sagredo a Venezia © Halcyon Gallery
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