Fridays for future

Lo sciopero per il clima è la sublimazione della forma più alta di protesta

Sciopero per il clima, climate strike è la parola del 2019 secondo il Collins. Una breve storia di uno dei successi lessicali del secolo.

Era il 28 agosto 2018 quando per la prima volta sulle pagine di LifeGate abbiamo usato l’espressione “sciopero per il clima”. Era passata una settimana da quando l’attivista Greta Thunberg aveva iniziato, il 20 agosto, le sue azioni di protesta fuori dal parlamento di Stoccolma, in Svezia, senza più fermarsi. Oggi sono più di 100 gli articoli apparsi sulla nostra testata che contengono questa espressione.

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Greta Thunberg durante il suo secondo sciopero per il clima del 28 agosto 2018 © MICHAEL CAMPANELLA/Getty Images

Nessuna obiezione, dunque, sulla decisione dei lessicografi del dizionario Collins, l’equivalente britannico della nostra Treccani, di eleggere “climate strike” come parola del 2019. Una scelta dovuta a un aumento del suo utilizzo in lingua inglese di 100 volte nel giro di un anno. Dal primo venerdì di astensione dalle lezioni scolastiche – di sciopero appunto – di Thunberg che ha sempre avuto con sé un cartello con la scritta in svedese “skolstrejk för klimatet”, sciopero scolastico per il clima. Un cartello la cui grafia è diventata talmente nota e riconoscibile che ha ispirato un vero e proprio carattere tipografico, un font: il Greta Grotesk.

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Il font Greta Grotesk ispirato al cartello di Greta Thunberg

La definizione di climate strike secondo il Collins è “a form of protest in which people absent themselves from education or work in order to join demonstrations demanding action to counter climate change”.

Leggi anche: Com’è andato il terzo sciopero globale per il clima, emozioni e numeri

L’espressione è stata usata per la prima volta durante una manifestazione che si è tenuta durante la conferenza per il clima delle Nazioni Unite del 2015 (la Cop 21), che ha poi dato vita all’Accordo di Parigi, il primo trattato internazionale sottoscritto dall’intera comunità per fare qualcosa contro la crisi climatica. Ma è nell’ultimo anno che l’espressione climate strike è stata usata comunemente per definire le manifestazioni, gli scioperi che si sono tenuti in centinaia di città, in tutti i continenti, diventando una forma di protesta globale che ha coinvolto milioni di persone, lavoratori e studenti.

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How dare you? Un cartello allo sciopero per il clima del 27 settembre 2019 a Milano © Alba Russo/LifeGate

Anche Treccani ha introdotto un neologismo nell’enciclopedia italiana: l’espressione “generazione Greta” proprio per definire “la generazione dei giovani e giovanissimi ispirata dall’azione” di Thunberg che sta dedicando la sua vita a “sensibilizzare l’opinione pubblica e i governanti di tutte le nazioni sui rischi derivanti” dal riscaldamento globale e spingerli, dunque, all’azione immediata.

'Anche noi giovani possiamo fare la differenza. Non dobbiamo stare fermi e dare la colpa agli altri'. Mohamed, 14 anni ©Alba Russo/LifeGate
‘Anche noi giovani possiamo fare la differenza. Non dobbiamo stare fermi e dare la colpa agli altri’. Mohamed, 14 anni © Alba Russo/LifeGate

Lo sciopero è la forma più alta di protesta e utilizzarla per chiedere la difesa della Terra per tutti, e non il benessere di pochi, ne rappresenta la sublimazione. Il movimento per l’ambiente e per il clima, dunque, funge da ariete per tutti gli altri movimenti che chiedono più diritti, uguaglianza e parità. Perché racchiude in sé la scintilla in grado di far esplodere la ricerca di un mondo più equo. A partire proprio dalla necessità di “assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti”, come recita il goal numero 4 dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Oggi sono ancora 260 milioni le bambine e i bambini in tutto il mondo che non frequentano la scuola.

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