Ecco la mappa delle calotte glaciali più dettagliata mai realizzata

Grazie ai dati raccolti dai satelliti Nasa, oggi sappiamo con precisione quasi millimetrica quanto ghiaccio hanno perso le calotte glaciali negli ultimi anni. In 16 anni il livello del mare è aumentato di 14 millimetri.

Un occhio tecnologico, un laser sofisticatissimo e capace di inviare 10mila impulsi al secondo verso la superficie terrestre, ha mappato con precisione quasi millimetrica le superfici delle calotte glaciali, misurandone i cambiamenti e permettendo ai ricercatori di comprendere in maniera dettagliata il futuro della Groenlandia e dell’Antartide. I risultati provengono dal satellite Nasa Ice, cloud and land elevation satellite 2 (Icesat-2), lanciato nel 2018, e mostrano come al Nord si siano persi una media di 200 gigatonnellate di ghiaccio all’anno, mentre al Sud una media di 118 gigatonnellate l’anno.

calotte glaciali
Grazie ai dati raccolti dai satelliti Nasa, oggi sappiamo con precisione quasi millimetrica quanto ghiaccio hanno perso le calotte glaciali negli ultimi anni. In 16 anni il livello del mare è aumentato di 14 millimetri © Joe Raedle/Getty Images

Per fare una stima, spiegano dalla Nasa, una gigatonnellata di ghiaccio è sufficiente per riempire 400mila piscine olimpioniche o per ricoprire il Central Park di New York con del ghiaccio spesso più di 300 metri, raggiungendo così la sommità dello storico Chrysler Building.

Il livello dei mari aumentato di 14 millimetri in 16 anni

I risultati sono stati pubblicati nello studio “Pervasive ice sheet mass loss reflects competing ocean and atmosphere processes”, dove i ricercatori spiegano di essere riusciti a fornire stime aggregate di come sia cambiata sia la massa del ghiaccio terrestre che di quello galleggiante, calcolando anche le differenze tra gli accumuli – maggiori nelle aree all’interno delle calotte glaciali – e le perdite, arrivando appunto a poter affermare che la quantità di ghiaccio fuso ha contribuito a far aumentare il livello dei mari di 14 millimetri tra il 2003 e il 2019.

“Ora abbiamo un arco di 16 anni (di dati) con i satelliti Icesat e Icesat-2 e possiamo essere molto più fiduciosi che i mutamenti che stiamo vedendo nel ghiaccio hanno a che fare gli effetti dei cambiamenti climatici nel tempo”, ha detto Ben Smith, glaciologo dell’università di Washington e autore principale dell’articolo, in una nota rilasciata dalla Nasa.

Groenlandia e Antartide, calotte glaciali dai comportamenti simili

Per quanto la Groenlandia, i ricercatori hanno registrato una significativa riduzione dei ghiacciai costieri: i ghiacciai Kangerdulgssuaq e Jakobshavn, per esempio, hanno perso dai 4 ai 6 m di spessore l’anno. Ciò è accaduto principalmente perché le temperature estive più calde hanno fuso il ghiaccio superficiale dei ghiacciai, mentre in alcuni bacini costieri, l’acqua dell’oceano più calda ha eroso la banchisa.

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In Antartide le misurazioni hanno mostrato che la calotta glaciale sta diventando più spessa in alcune parti interne del continente © Mario Tama/Getty Images

In Antartide d’altro canto, le misurazioni dettagliate hanno mostrato che la calotta glaciale sta diventando più spessa in alcune parti interne del continente, e ciò è dovuto principalmente all’aumento delle nevicate. Desta però preoccupazione il fatto che la perdita di ghiaccio ai margini del continente, specialmente nell’area occidentale e nella penisola antartica, abbia superato di gran lunga qualsiasi aumento registrato all’interno del continente. Altro dato preoccupante che i ricercatori hanno sottolineato è che le piattaforme stanno perdendo rapidamente massa ghiacciata. Ciò non va ad influire tanto nell’aumento del livello dei mari (un cubetto di ghiaccio che si fonde dentro ad un bicchiere non va ad influire sull’aumento del volume), bensì sul fatto che queste piattaforme forniscono stabilità per i ghiacciai e le calotte alle loro spalle.

Questo lavoro non solo ci ha dato una delle mappe più dettagliate mai realizzate, ma dà la possibilità ai ricercatori di calcolare la vulnerabilità delle coste terrestri, con la previsione che, entro la fine del secolo, il livello dei mari potrebbe aumentare da 0,5 a più di un metro, inghiottendo le fasce più esposte.

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