March for Our Lives 2018. A Washington e in tutto il mondo la prima marcia per la revisione della legge sulle armi

Molti movimenti sui diritti civili sono partiti da studenti. Ed eccoli qua. A March for Our Lives 2018, la prima marcia per la revisione della legge sulle armi organizzata a Washington e in altre 840 città di tutto il mondo, stanno partecipando centinaia di migliaia di ragazzi.

Quella di oggi è la prima March for Our Lives, un evento che sta vedendo sfilare per le strade di Washington e di 840 città del mondo tantissimi ragazzi, molti più del previsto, e non solo loro. Pare che solo nella capitale statunitense siano arrivate 500mila persone, e considerando le altre marce sorelle la cifra dei partecipanti supererà un milione, complessivamente. Scendono in strada per gridare il loro no all’utilizzo delle armi negli Stati Uniti. Per chiedere alla politica una risposta al problema della diffusione delle armi da fuoco. Per chiedere che la loro vita non sia più in pericolo.

Il Washington Post è in diretta streaming su YouTube dalle 11:30 del mattino. La marcia che ha preso il via alle 11 del mattino ora locale dalla Pennsylvania Avenue Northwest e 12th Street Northwest sembra anche un tentativo di far arrivare alla Casa Bianca un messaggio sulla tensione del vivere una quotidianità in cui la propria vita è potenzialmente a rischio. Proprio dopo che il presidente Donald Trump ha definito quello del libero accesso alle armi come un “non problema”. March for Our Lives ha ricevuto il supporto di numerose personalità tra cui George e Amal Clooney, Steven Spielberg, Jeffrey Katzenberg, Gucci e Oprah Winfrey. Tra le celebrities che stanno partecipando alle numerose marce ci sono Amy Schumer, Yara Shahidi, Connie Britton e Olivia Wilde tutte riunite sotto l’hashtag #NeverAgain. Che è una promessa, forse, più che una speranza.

March for Our Lives si tiene a un mese dalla strage del Marjory Stoneman Douglas High School, il 14 febbraio

L’evento che ha innescato questa iniziativa è ciò che è accaduto al liceo Marjory Stoneman Douglas di Parkland, in Florida, il 14 febbraio scorso, quando diciassette studenti sono morti sotto i colpi d’arma da fuoco di Nikolas Cruz, 19enne che era stato espulso dalla scuola. Quel giorno la vita di tantissime persone è cambiata per sempre. Il mattino dopo, seduti nel parco della scuola, tutti gli studenti hanno pianto i loro amici e gli insegnanti uccisi.

Ma invece che starsene nuovamente, dopo decine di episodi di cronaca del genere, a piangere tra le rassicuranti mura domestiche, stavolta qualcosa s’è mosso. Più che qualcosa. Un milione di ragazzi, si sono mossi.

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