Marinai, oceanografi per caso

I marinai da diporto possono diventare oceanografi per caso: è un progetto di un ricercatore italiano che vive e lavora in Australia.

Possedere una barca non è da tutti, certo. Tuttavia, se per caso siete tra i fortunati marinai da diporto che solcano il nostro e altri mari, potreste candidarvi a diventare “scienziati per caso” e fornire un importantissimo contributo agli studi oceanografici.

 

L’intuizione è di un italiano, Federico Lauro, appassionato di barca a vela, campione di regate, ricercatore alla University of New South Wales, in Australia e professore associato presso la Nanyang Technological University di Singapore.

 

Dato che gli oceani del pianeta sono vasti, vastissimi, tanto che le navi oceanografiche (molto costose) non riescono a studiarne che piccoli tratti per volta, perché non sfruttare l’immensa “flotta” mondiale di marinai da diporto, dotando le barche di strumentazioni per la raccolta dei dati?

 

L’intento di Lauro è quello di creare una rete di marinai-oceanografi che raccolgano dati soprattutto su batteri marini e plancton, ossia gli organismi marini più abbondanti ma anche più delicati, e su temperatura delle acque, conduttività, condizioni climatiche ed eventuali rifiuti presenti in mare. Il tutto per fornire una descrizione sempre più accurata degli oceani, che consenta di comprenderne i mutamenti a causa del riscaldamento globale.

 

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“Stimiamo che ci siano almeno un migliaio marinai a tempo pieno presenti in tutto il mondo, forse anche dieci volte di più”, ha affermato Lauro in un’intervista rilasciata alla ABC News. “E quindi, anche se solo il 10 per cento di loro fosse interessato a partecipare al progetto, avremmo un centinaio di navi a disposizione per la ricerca. Potete quindi immaginare quanto grande sia questa flotta, quanti campioni si potrebbero raccogliere e quanta parte di oceano si potrebbe coprire”.

 

Il metodo di Lauro è stato sperimentato nel 2013 da un gruppo di oceanografi provenienti da Australia, Canada, Singapore, Danimarca e Stati Uniti, coordinati da lui stesso, che si sono lanciati in una spedizione nell’Oceano Indiano per 6.500 miglia nautiche, dal Sud Africa fino a Singapore, sul suo yacht di 18 metri, Indigo V.

 

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Il viaggio, descritto sulla rivista Plos Biology, è durato 4 mesi ed è costato meno di due giorni di lavoro a bordo di una vera nave oceanografica e ha consentito di raccogliere una grande quantità di dati.

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