Marsupiali arboricoli

I marsupiali sono dell’ordine dei mammiferi, ma differiscono da essi in quanto l’embrione non si sviluppa completamente nell’utero.

Il nascituro necessita di un periodo di sviluppo in una tasca
cutanea esterna, situata sull’addome della madre, chiamata appunto
marsupio.

Presenti già 45 milioni di anni fa in Australia, prosperano
in quel continente grazie alla scarsa presenza di mammiferi
placentati (che sviluppano i cuccioli interamente nell’utero,
grazie alla placenta), i quali essendo una specie dominante, li
avrebbero molto probabilmente condotti a una precoce
estinzione.

I marsupiali arboricoli variano dalle dimensioni di un topolino a
quelle di una scimmia. Prevalentemente vivono sugli alberi. Tutti
hanno in comune una lunga coda flessibile e gli occhi sporgenti,
adatti alla visione notturna.
Si nutrono principalmente di fiori, oltre a frutti, corteccia e
insetti.
Curiosamente sono degli ottimi “impollinatori”. Il polline infatti,
mentre l’animale consuma il suo pasto, rimane impigliato sulla
pelliccia dell’animale e nei movimenti viene depositato su altri
fiori.

Alcune specie arboricole sono in grado di planare, come
l’opossum maggiore o quello dalla coda piumata. Per
questo scopo essi sono dotati sui fianchi di una membrana sottile
ricoperta di peli che si estende dalle zampe anteriori a quelle
posteriori. Chiamata patagio si estende quando l’animale
spicca un salto e apre le zampe, formando un’ampia superficie
aerodinamica che consente di planare anche per venti metri.
Il record di planata spetta al piccolo petauro dal ventre
giallo
, che in orizzontale plana per cento metri.

Quasi tutte le specie sono in pericolo di estinzione. A causa della
esigenza di territori e di coltivazioni dell’essere umano, i
marsupiali vengono costretti a ritirarsi in areali sempre
più piccoli, ultime risorse di un enorme continente che una
volta abitavano interamente.

 

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