Mashrou Leila, la Giordania non è un paese per il pop

Il concerto dei Mashrou Leila in Giordania è stato annullato. La band indie-pop libanese da sempre sfida tabù e convenzioni sociali della società araba.

La notizia si è diffusa sui social network in un tweet. I Mashrou leila, la band indie-pop libanese in cima alle classifiche del Medio Oriente, non potrà esibirsi in concerto nella capitale giordana Amman il prossimo 29 aprile per decisione delle autorità nazionali. I cinque musicisti beirutini hanno confermato la cancellazione della performance con un post su Facebook.

 

Pressioni per annullare il concerto di Amman

Il ministero del Turismo giordano – riferiscono – ha giustificato la decisione sostenendo che l’evento sarebbe “in contraddizione con l’autenticità del luogo” riferisce il gruppo, sottolineando tuttavia di essersi già esibito tre volte nello stesso posto. “Tuttavia, proseguono, non ufficialmente la storia è molto più problematica . Siamo stati informati che la ragione di questo improvviso cambiamento, a pochi giorni dal giorno del concerto è l’intervento di alcune autorità” che avrebbero fatto pressione su certi politici.

 

 

“Siamo stati ufficiosamente informati, inoltre, che non otterremo mai più il permesso di esibirci in Giordania a causa delle nostre convinzioni politiche e religiose e del nostro sostegno per l’uguaglianza di genere e la libertà sessuale” afferma il gruppo.

 

Lo sconcerto dei fan dei Mashrou leila sui social

Tanto è bastato perchè in poche ore l’hashtag #LeilaInAmman entrasse nei trend di Twitter e una petizione su Change.org ottenesse migliaia di firme. Sulla vicenda, il cantante della band, Ahmed Sinno – omosessuale dichiarato e attivista per i diritti lgbt in Medio Oriente – ha scritto: “Ci scusiamo per aver finora fallito nel tentativo di creare un ambiente culturale che permetta ai nostri figli di parlare alle loro menti. Ci impegniamo con il nostro pubblico a preservare l’integrità della nostra arte con priorità assoluta , e di non cedere alle pressioni di chi vuole compromettere il nostro messaggio, né a rinunciare alla nostra libertà di espressione”.

 

Una foto pubblicata da Mashrou’ Leila مشروع ليلى (@mashrouleilagram) in data:

Un sound che fa breccia dal Libano al Marocco

I Mashrou leila (progetto notturno) si conoscono nel 2008 a Beirut. Sono Haig Papazian, Hamed Sinno alla voce, Ibrahim Badr al basso, Carl Gerges alla batteria e Firas Abou Fakher alla chitarra.   Per aggirare la censura rifiutano i meccanismi delle major discografiche. Nel 2011 pubblicano El Hal Romancy, seguito nel 2013 da Raasuk, nato grazie al contributo dei fan tramite Zoompal, prima piattaforma di crowdfunding del mondo arabo. Il loro sound indie-rock, fa breccia in un’intera generazione che, dal Libano al Marocco, passando per Giordania, Palestina, Egitto, Tunisia e persino Israele, si sente stretta tra la voglia di modernità e le rigide norme imposte dalla morale comune. Nei loro testi parlano di politica e rivoluzione, convenzioni sociali e omossessualità, ma anche di amore e dialogo tra le religioni.

 

 


Nel 2013, con l’hashtag #occupyarabpop, forte presa di posizione contro la musica stereotipata in voga nel mondo arabo, raccolgono circa 66.000 dollari e in meno di cinque anni riescono a passare dalla scena underground di Beirut ai palchi delle più importanti città del mondo, da Amsterdam a Parigi.

Pochi giorni fa la diffusione del brano Aoede, singolo del loro nuovo album, Ibn al-Leil (figlio della notte), ha ricevuto migliaia di visualizzazioni in poche ore.

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