Massimo Zamboni. Gli animali ci ricordano che esiste un mondo oltre il frastuono della città

Lo scrittore e chitarrista Massimo Zamboni, co-fondatore dei seminali CCCP e CSI, racconta i suoi incontri faunistici alla rassegna Animalia della Centrale dell’Acqua di Milano.

“Il mondo degli animali mi affascina da sempre perché è più schietto di quello degli esseri umani, ci sono meno regole nascoste da osservare”. Lo sguardo di Massimo Zamboni si accende, come il suo lato più intimistico, quando parla di animali. Di qualsiasi animale, dalle pecore che alleva nella fattoria-casa-studio sull’Appennino emiliano dove vive ai cammelli reali incontrati nei viaggi in Mongolia. L’artista ha condiviso con LifeGate i suoi racconti di animali, carichi di ammirazione, rispetto e curiosità, in un incontro promosso da MM spa, la società pubblica che gestisce la Centrale dell’Acqua di Milano.

Le creature impreviste di Massimo Zamboni

Zamboni, che ha scritto pagine indelebili della scena rock indipendente italiana, è coinvolto per la terza volta nelle iniziative della Centrale dell’Acqua di Milano. Questa volta per Animalia, la rassegna dedicata al mondo animale in cui scienziati naturali, biologi, faunisti, scrittori e artisti hanno presentato alcune specie a loro scelta. Ad ogni incontro ne sono state descritte le caratteristiche e il carattere, il rapporto con l’acqua, l’ambiente naturale e antropico, in un calendario che di volta in volta ha visto protagoniste le api, le meduse, gli animali acquatici urbani e gli uccelli migratori.

In occasione della Giornata mondiale per i diritti degli animali, Massimo Zamboni ha “portato in scena” Creature Impreviste, una raccolta di brevi letture accompagnate da musica su animali da lui avvistati, conosciuti e descritti su Bios, la rivista dell’ordine nazionale dei biologi con la quale collabora. Il reading è l’ultimo appuntamento di Animalia, ma è anche la prima tappa di #Centraleintour. Nel mese di dicembre, il Museo d’impresa di MM spa porta iniziative culturali e concerti gratuiti fuori dalla propria sede di piazza Diocleziano, in diversi luoghi e quartieri della città: dopo Creature Impreviste al Centro di aggregazione multifunzionale (Cam) e il concerto di Natale al Teatro Out Off, le prossime tappe sono un concerto da camera alla Paolo Grassi (19 dicembre) e la proiezione di un docufilm sul tema insetti come cibo del futuro al cinema Orizzonte (20 dicembre).

Massimo Zamboni descrive i suoi incontri con alcuni animali per la rassegna Animalia
Massimo Zamboni alla prima tappa del tour di Centrale dell’Acqua Milano © Luigi Zanni / LifeGate

Le parole di Massimo Zamboni al microfono scorrono rapide ma intense, sugli aironi cinerini e le cicogne, sull’istrice, sui lupi che da dodici anni hanno ripopolato l’Appennino (“Me ne sono reso conto quando una volta hanno sterminato il mio gregge”), sullo scontro epico e biologico tra la vespa cinese e il coleottero giapponese torymus per la sopravvivenza dei castagni, sul pesce siluro scoperto nel mantovano con Vasco Brondi e già narrato nel libro Anime galleggianti, sulla sacralità della vacca rossa reggiana (“Quella del Parmigiano”), varietà autoctona del territorio a cui il musicista ha dedicato diversi scritti e canzoni. E infine sui cammelli battriani ammirati in Mongolia, che ha esplorato per la prima volta vent’anni fa con i CSI, ispirando l’album Tabula rasa elettrificata e il film Sul 45° parallelo. Nel paese asiatico Zamboni ci torna più volte, non solo con la mente: a fine gennaio 2020 uscirà il suo nuovo libro e documentario, con relativo album e colonna sonora, La macchia mongolica.

Il rapporto diretto con gli animali

“A differenza degli uomini, con gli animali c’è un rapporto diretto, aperto e franco, senza sovrastrutture, per cui vieni subito al nocciolo della questione”, esordisce Zamboni, che vive in una casa isolata immersa nella natura, dove alleva e custodisce alcuni animali domestici come pecore, galline, una tartaruga e un’asina. “A volte mi chiedo anch’io perché, al di là degli aspetti gastronomici del contadino quale sono, mi trovo a tenere un’asina che non lavora, non fa niente tutto il giorno e mi guarda distrattamente nella corsa quotidiana. Ma mi rendo conto che è il riflesso del mio sguardo, il ricordo di un mondo perduto, la nostalgia che non è rimpianto ma il saper affrontare in maniera adulta una mancanza. Su di lei, come su altri animali, concentro tutto quello che mi sfugge normalmente e quindi è una presenza che vale assolutamente la pena frequentare”.

È affascinato soprattutto dai nuovi animali arrivati in Italia da lontano, quelli che si infilano nelle pieghe, nelle frontiere, magari seguendo un fiume, un appennino o una strada poco battuta, come lo sciacallo. “Giorni fa ero in una casa editrice che fiancheggia il Parco Sempione a Milano – prosegue – e ho notato dei pappagalli verdi, di cui nessuno sapeva nulla. Eppure sono una nutrita popolazione in questa città, come a Napoli, Taranto, Genova e Roma. Al di là della loro bellezza e intrusività (l’Italia non è il loro ambiente naturale), ci insegnano a guardarci intorno con più attenzione e curiosità”.

Musica e lettura

Per rendere al meglio l’atmosfera della lettura, Zamboni la accompagna con un sottofondo musicale. “La musica – dice – spezza da subito le barriere, si insinua a nostra insaputa e ci trasporta le parole addosso. Tante volte la musica ha lo stesso significato delle parole che vorrei leggere, e aiuta l’ascoltatore che magari si perde o si distrae proprio sulle parole”. La musica che utilizza nel reading è stata composta per colonne sonore o riarrangiata per l’occasione. Con l’aggiunta di registrazioni di rumori fatte con un microfono da studio nel campo fuori casa sua, in quattro diversi momenti di una giornata estiva. “Una campana, una pecora, un cane, gli uccelli, di sera i gufi e i grilli – spiega – sono suoni piacevoli da ascoltare e ti rendi conto che oltre a noi e al frastuono della città lì fuori esiste il mondo”.

Sono quasi quarant’anni che Massimo Zamboni compone e suona, scrive libri, partecipa a reading. Ci si domanda, semmai, cosa possa legare il suo passato punk al presente contadino, da appassionato narratore di animali. “Vedo una linea molto chiara da quando ho iniziato nel 1981 a Berlino con il punk filosovietico a quello che faccio oggi parlando di animali – conclude – anche se il mondo è cambiato, io sono cambiato e sembra un percorso dissennato. In realtà è la mia vita, che mi sforzo di rappresentare via via con modi e supporti diversi. Però veramente non trovo differenze tra uno Spara Jurij (brano dei CCCP presente in Ortodossia, il primo singolo del gruppo musicale pubblicato nel 1984) e un pappagallo verde di Milano, fa parte della scommessa di questo lungo racconto”.

Articoli correlati