In Mongolia è stato assaltato il palazzo del governo dopo l’ennesimo scandalo corruzione

In Mongolia la corruzione è definita “endemica” dalle ong. E le proteste nel paese sono sempre più frequenti.

  • La notizia di un’appropriazione indebita di 12,8 miliardi di dollari di fondi pubblici ha fatto salire la tensione in Mongolia.
  • Migliaia di persone sono scese in piazza contro la corruzione, assaltando anche il palazzo del governo.
  • La tensione sociale in Mongolia cresce. Proteste simili c’erano state anche in primavera e negli anni scorsi.

Migliaia di persone sono scese in piazza a Ulaanbaatar, in Mongolia, per protestare contro la corruzione politica e hanno provato ad assaltare il palazzo del governo. Nei giorni scorsi era circolata la notizia di una sottrazione di fondi pubblici da parte di alcuni funzionari statali legati all’industria del carbone, in un paese che già si trova in ginocchio economicamente. Per provare a placare le tensioni ora il presidente mongolo, Khurelsukh Ukhnaa, ha proposto lo scioglimento del Parlamento.

L'assalto al palazzo del governo, in Mongolia
L’assalto al palazzo del governo, in Mongolia © Erdenechimeg Batbold/Anadolu Agency via Getty Images

La corruzione in Mongolia

A novembre l’autorità anticorruzione mongola ha avviato un’indagine nei confronti di 30 funzionari statali legati all’industria del carbone, accusati di appropriazione indebita di 12,8 miliardi di dollari di fondi pubblici. L’attività mineraria è un pilastro dell’economia del paese e vale il 25 per cento del suo Pil. La gran parte della materia estratta viene esportata all’estero, soprattutto in Cina.

Lo scandalo corruzione esploso nelle scorse settimane avrebbe a che fare proprio con il commercio minerario con la Cina. I funzionari avrebbero sfruttato le proprie posizioni dirigenziali in società di estrazione del carbone statali come la Erdenes Tavan Tolgoi, nei cui depositi si trovano 7,5 miliardi di carbone da coke, per realizzare vendite di contrabbando con la Cina, senza poi versare i proventi nelle casse statali. Questo mentre il paese si trova in grossa difficoltà dal punto di vista economico, con la chiusura delle frontiere con la Russia a causa della guerra in Ucraina che ha ridotto le esportazioni, l’inflazione che galoppa oltre il 15 per cento e le generazioni più giovani che hanno davanti un futuro sempre più grigio.

Quello della corruzione non è un problema di poco conto in Mongolia. Gli ex primi ministri Jargaltulgyn Erdenebat e Sanjaagiin Bayar sono stati condannati a pene detentive per diverse accuse di corruzione nel 2020. In generale, l’indice sulla democrazia di Freedom House evidenzia come proprio la corruzione politica, definita “endemica”, sia una delle maggiori criticità del paese asiatico.

L’assalto alle istituzioni 

Migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale Ulaanbaatar sfidando le temperature glaciali, inferiori ai – 20 gradi. Prima c’è stata una manifestazione pacifica nella giornata del 4 dicembre, poi la protesta si è allargata nelle ore successive, con i cittadini che hanno chiesto lo scioglimento del parlamento.

Decine di persone hanno assaltato il palazzo del governo, arrampicandosi sulla struttura e rompendo diverse finestre. “Il nostro paese sta collassando”, ha gridato la gente in piazza, che lamenta la corruzione della classe politica e il fatto che i profitti degli alti dirigenti non vengano condivisi con la popolazione. Dopo diverse ore la polizia ha riportato la calma, ma la situazione sociale in Mongolia appare sempre più tesa, in un paese storicamente poco abituato ai tumulti popolari ma che ultimamente è testimone di sempre più eventi di questo tipo.

Nella scorsa primavera le generazioni più giovani si erano ritrovate per diversi giorni in piazza Sukhbaatar per chiedere al governo riforme politiche e maggiori meccanismi di controllo contro la piaga corruttiva dei funzionari. La polizia aveva risposto in modo violento, Anche nel 2018 migliaia di persone erano scese in piazza per protestare contro la corruzione politica, dopo che il presidente del parlamento Enkhbold Miyegombo era stato accusato di aver venduto posizioni nel governo.

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