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Il sindaco di Riace Mimmo Lucano è di nuovo libero. Revocati gli arresti

Revocati gli arresti domiciliari al sindaco di Riace, Mimmo Lucano, simbolo delle politiche di accoglienza dei migranti. Disposto però il divieto di dimora.

Il sindaco di Riace Mimmo Lucano non è più agli arresti. Il Tribunale del riesame ha infatti revocato, nella serata di martedì 16 ottobre, il provvedimento che a suo carico era stato ordinato il 2 ottobre. Il primo cittadino, infatti, era stato arrestato dalla Guardia di Finanza e posto ai domiciliari. A suo carico, l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e quella di aver affidato il servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative che non avrebbero posseduto tutti i requisiti. Per il sindaco, tuttavia, il sorriso non è tornato, poiché i giudici hanno contestualmente disposto il divieto di dimora. Ciò significa che non potrà risiedere nel suo comune, finché non sarà pronunciato un nuovo giudizio in merito.

Di cosa è accusato il sindaco di Riace Mimmo Lucano

“Rifarei tutto quello che ho fatto”, aveva spiegato Lucano, villaggio calabrese di 2.300 abitanti, attualmente sospeso dal suo incarico. Il suo arresto – come riferito dall’agenzia Ansa – era stato motivato dal procuratore di Locri Luigi D’Alessio sulla base del fatto che Lucano avrebbe “ammesso pacificamente più volte, ed in termini che non potevano in alcun modo essere equivocati, di essersi reso materialmente protagonista ed in prima persona adoperato, ai fini dell’organizzazione di matrimoni di comodo”. In altre parole, almeno una volta il sindaco avrebbe fatto in modo di combinare delle nozze per consentire ad una donna alla quale era stato negato il permesso di soggiorno di rimanere in Italia.

Il giudice per le indagini preliminari ha invece rigettato tutte le accuse più pesanti mosse contro Lucano, in particolare quelle di associazione per delinquere, truffa, falso, concorso in corruzione, abuso d’ufficio e malversazione. E ha puntato il dito contro il lavoro degli inquirenti, fatto di “marchiane inesattezze”, “congetture” e testimonianze “inattendibili”.

Alla notizia dell’arresto di Lucano era arrivata immediata la reazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Accidenti, chissà cosa diranno Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati?”. La vicenda del sindaco di Riace è stata infatti oggetto di un duro scontro politico, dal momento che lo stesso primo cittadino è diventato un simbolo dell’accoglienza dei migranti negli ultimi anni. In migliaia hanno trovato riparo nella cittadina della locride, che è diventata un esempio di integrazione.

Cos’è il “modello Riace” e come funziona

La strategia di Mimmo Lucano è stata infatti quella di rovesciare in modo diametrale le politiche sui migranti. Riace era un paese vittima di un forte spopolamento: l’intuizione del sindaco è stata quella di rendere l’accoglienza di chi arriva da nazioni lontane una risorsa, anche nell’ottica di salvaguardare le attività artigianali e i vecchi mestieri, destinati altrimenti ad estinguersi.

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Il sindaco di Riace Mimmo Lucano © Carlo Troiano/Wikimedia Commons

Così, il comune ha deciso di accogliere ben seimila persone, che sono state ospitate in alloggi un tempo in disuso, rimessi a nuovo grazie ad un prestito della Banca Etica. Quindi sono stati avviati progetti di formazione al fine di avviare i migranti al mondo del lavoro. Si è deciso, ad esempio, di aprire una “fattoria didattica”, nella quale gli abitanti di Riace insegnano agli stranieri l’allevamento del bestiame e la coltivazione della terra (utilizzando metodi ambientalmente sostenibili). Sono sorti poi laboratori di ceramica e tessili. E sono state create opportunità di impiego nei bar, nei panifici, o nel sistema di raccolta dei rifiuti “porta a porta” (proprio quello sul quale la magistratura ha sollevato dubbi).

Un autentico “villaggio globale”, edificato grazie al lavoro di circa 70 mediatori culturali del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). È stata poi introdotta una moneta alternativa, usata dai cittadini stranieri nei negozi locali per acquistare cibo, indumenti e ricariche telefoniche. E ai bambini migranti sono state aperte le porte delle scuole e anche di un asilo, finanziato grazie ai fondi della Regione. 

Lo scrittore Roberto Saviano: “Così l’Italia diventa uno stato autoritario”

Lo scrittore e giornalista antimafia Roberto Saviano aveva replicato con queste parole dopo aver appreso dell’operazione delle forze dell’ordine: “Questo governo, attraverso questa inchiesta giudiziaria, da cui Mimmo saprà difendersi in ogni sua parte, compie il primo atto verso la trasformazione definitiva dell’Italia da democrazia a stato autoritario. Con il placet di tutte le forze politiche”. Aggiungendo che “nelle azioni di Mimmo Lucano non c’è mai finalità di lucro, ma disobbedienza civile”.

Nei giorni successivi, sui social network si è animato un movimento di sostegno a Lucano. Inoltre i migranti presenti a Riace, assieme alla popolazione locale, sono andati a trovare il sindaco presso la sua abitazione, per manifestargli la loro solidarietà. Nel frattempo, è arrivata una circolare del ministero dell’interno, che in un primo momento è stata presentata come un ordine di trasferimento dei migranti dalla cittadina calabrese.

La circolare del ministero dell’Interno sui trasferimenti dei migranti

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris aveva commentato la decisione con queste parole: “La deportazione dei migranti da Riace è atto violento e disumano. Chi è stato a Riace sa che il sindaco ha reso vivo e gioioso un luogo desertificato da migrazioni di calabresi. Riace non si tocca! Invece di cacciare i mafiosi deportate le vittime dei trafficanti di morte. Vergogna!”. In seguito, però, è arrivata la precisazione del Viminale all’Ansa: “A Riace non ci sarà alcun trasferimento obbligatorio: i migranti si muoveranno solo su base volontaria”.

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