Minerali di guerra, è battaglia legale

Le lobby americane portano in tribunale la norma che prevede la tracciabilità dei “minerali di guerra” e che entrerà in vigore a maggio.

Le società quotate a Wall Street dovranno pubblicare un report con la tracciabilità dei cosiddetti “minerali di guerra” per informare il consumatore se l’oro, lo stagno, il tantalio e il tungsteno utilizzati nei loro prodotti, prevalentemente smartphone, computer e lampadine, provengono da zone devastate da conflitti, come la Repubblica Democratica del Congo. È la normativa della Securities and exchange commission (Sec) degli Stati Uniti che dovrebbe entrare in vigore a maggio.

 

La legge, in pratica, impone completa trasparenza sulla catena di fornitura. Ebbene, per quella norma prevista dal Dodd-Frank Act voluto da Obama nell’estate del 2010 l’autorità americana è finita in tribunale. La Camera di commercio, la Business roundtable e la National association of manufacturers hanno portato la normativa davanti ai giudici della Court of Appeals for the District of Columbia Circuit, eccependone la legittimità.

 

Per quale motivo? I gruppi industriali sostengono tra l’altro che la legge va contro il Primo emendamento della Costituzione nella parte in cui tutela la libertà di espressione perché obbliga i gruppi industriali a parlare contro la loro volontà.

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