Migranti, 150 morti per un naufragio di una barca al largo della Libia

L’Unhcr e la Guardia costiera libica hanno confermato l’avvenuto naufragio di una barca di legno vicino alle coste della Libia: 123 i superstiti, ma ci sarebbero circa 150 morti. Per l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati è la più grande tragedia di quest’anno nel Mediterraneo.

Un’imbarcazione di legno si è capovolta al largo della costa di Komas, una città ad est della capitale Tripoli, e le vittime potrebbero essere anche 150. Altre 132 persone sono state soccorse dalle guardie costiere libiche e dai pescatori locali e riportante a terra in Libia. La notizia era stata annunciata dalla sede libica dell’Unhcr, e poi è stata confermata dalla guardia costiera libica: il portavoce della marina libica Ayoub Qassem afferma che i militari libici “hanno soccorso 125 migranti” e che “decine di persone potrebbero essere affogate”.

Uno dei superstiti ha spiegato che almeno la metà delle persone che erano a bordo, quindi all’incirca altre 150, sarebbero morte annegate in mare. L‘Alto commissario dell’Agenzia Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, in un tweet è stato molto diretto, affermando che “si è appena verificata la più grande tragedia del Mediterraneo di quest’anno”. Secondo Grandi “ripristinare le ricerche in mare, mettere fine alla detenzione in Libia di rifugiati e migranti, aumentare i corridoi umanitari dalla Libia sono cose che vanno fatte adesso, prima che sia troppo tardi per molti altri disperati”.

La notizia è rimbalzata rapidamente sui siti e le pagine delle ong che si occupano di pattugliamento in mare: per l’associazione italiana Mediterranea Saving Humans, le cui navi sono attualmente sotto sequestro dopo gli ultimi recenti sbarchi, si tratta di “una notizia terribile. Da una prima stima l’Oim e l’Unhcr parlano di almeno 150 persone morte in un naufragio, al largo della Libia. Altre 150 pare siano state riportate indietro, vive, ma sempre preda della guerra civile libica. Il Mediterraneo è sempre più un cimitero. Fermiamo questa strage, i governi europei si adoperino per creare corridoi umanitari subito, per evacuare le donne, gli uomini e i bambini rinchiusi nei campi di concentramento libici. In mare, c’è bisogno di soccorso. C’è bisogno anche di noi”.

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Gli spagnoli di Open Arms invece avevano appena concluso una missione, e la loro nave si trova attualmente in porto. “Chi risponderà per queste morti? Se fossero stati bianchi o occidentali, avrebbero riempito le copertine dei giornali, invece queste vite sono invisibili agli occhi di chi impone politiche disumane ai più vulnerabili”.

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