Roma, una mostra celebra gli allestimenti del Teatro dell’Opera firmati dai grandi artisti del 900

Scenografie, costumi e materiali teatrali nati dalla collaborazione del Teatro dell’Opera di Roma con alcuni dei più illustri maestri del Novecento, da Picasso a Kentridge, da Guttuso a De Chirico. La mostra a Palazzo Braschi fino all’11 marzo 2018.

Chiunque abbia l’abitudine di frequentare con qualche assiduità le platee dei teatri è perfettamente consapevole di come ogni allestimento o rappresentazione scenica derivi da un piccolo incantevole miracolo, ovvero dall‘incontro e dalla sintesi di tante arti diversissime: non solo scrittura, drammaturgia, recitazione o regia ma anche musica, luci, scenografie, sartoria e molto altro ancora.

Il Teatro dell’Opera di Roma ha scelto di ripercorrere la propria storia, dal lontano 1880 ai giorni nostri, avvalendosi di questo peculiare fil rouge, ovvero di quell’intreccio di collaborazioni prestigiose che condusse alcuni dei più noti esponenti dell’arte figurativa novecentesca a contribuire in vari modi alla messinscena di molti memorabili spettacoli.

Ne è scaturita una mostra che fino all’11 marzo 2018 renderà accessibile al pubblico, nelle sale monumentali di Palazzo Braschi, attuale sede del Museo di Roma, a ridosso di Piazza Navona, un’accurata selezione di materiali teatrali tratti da un corpus che include, accanto a filmati e materiali audiovisivi, oltre 60mila costumi di scena in perfetto stato di conservazione e 11mila esemplari tra bozzetti e figurini, per un valore complessivo di 12 milioni di euro.

Artisti all’Opera, la mostra romana a Palazzo Braschi

Fin dall’icastico titolo Artisti all’Opera. Il Teatro dell’Opera di Roma sulla frontiera dell’arte, è esplicitamente enunciato l’orientamento interdisciplinare ed eclettico della mostra, che individua nel teatro stesso la fucina o il punto di intersezione di differenti pratiche artistiche.

Si parte dalla preistoria dell’ente lirico attuale, ovvero dall’epoca in cui la denominazione era ancora quella originaria di Teatro Costanzi (ereditata dell’imprenditore che lo creò nel 1880), e precisamente dalla storica prima assoluta di “Cavalleria Rusticana”, ovvero l’opera composta da Pietro Mascagni su ispirazione dell’omonima novella di Giovanni Verga, rievocata attraverso i bozzetti delle scenografie e altri oggetti di scena.

Il palcoscenico romano accoglierà poi, soprattutto dopo il 1928, ovvero dopo l’acquisizione del teatro da parte del Comune di Roma e la conseguente adozione del nome attuale, numerosissime versioni della Tosca pucciniana, cui rendono omaggio i cesellatissimi abiti scaturiti dalla fantasia di costumisti ormai leggendari, come Piero Tosi, Anna Biagiotti e altri.

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Il Teatro dell’Opera di Roma

Il fecondo intreccio tra il Teatro dell’Opera di Roma e l’arte del Novecento

E, a proposito di Puccini, innegabilmente degno di nota appare anche il costume indossato da Maria Callas in una Turandot del 1948.

Proseguendo lungo il percorso espositivo ci si imbatterà poi nei disegni realizzati niente meno che da Pablo Picasso in persona per gli abiti di scena del balletto di Manuel De Falla “Il cappello a tre punte”, o nei contributi di Renato Guttuso a una “Carmen” di Bizet e a una “Sagra della primavera” di Stravinskij.

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Ma se, parafrasando il poeta, il piacere sublime della lirica è un’emozione che “intender non la può chi non la prova”, anche il meno melomane dei visitatori non potrà rimanere insensibile a una delle attrattive principali della mostra, ovvero il vasto sipario di 15 metri creato e dipinto da Giorgio de Chirico per un Otello rossiniano.

Artisti all'Opera
Costumi del Teatro dell’Opera di Roma in mostra a Palazzo Braschi fino all’11 marzo 2018

Un istruttivo cambio di prospettiva

Il gruppo di curatori capitanato da Gian Luca Farinelli si è dunque prefisso una sfida tutt’altro che banale, e cioè stemperare l’unicum dell’esperienza teatrale in una sequenza di visioni ed esperienze fruibili singolarmente nell’ambito di un’esposizione museale.

Il risultato dell’operazione consiste nel fornire al visitatore una prospettiva inedita su ciascuna messinscena evocata dalla mostra, consentendogli quasi di penetrare in una sorta di dietro le quinte, ovvero esponendo in primo piano ciò che in sostanza appartiene alla tessitura, se non addirittura allo sfondo di uno spettacolo al quale normalmente si assiste dalla platea.

Grazie alla collocazione verticale e all’illuminazione a led, ad esempio, i dettagli e la manifattura artigianale dei costumi vengono qui insolitamente enfatizzati, restituendo importanza e visibilità a tutto il lavoro occulto ma imprescindibile delle maestranze.

Proiezioni e filmati ottenuti grazie al contributo dell’Istituto Luce consentono di veicolare ulteriori dettagli sulla storia dei vari allestimenti, senza dimenticare i registi di culto che diedero loro vita, da Luchino Visconti a Luca Ronconi, passando per i contemporanei Bob Wilson o Terry Gilliam. E il cerchio dell’excursus storico non può che chiudersi sull’ultimo protagonista, in ordine cronologico, del persistente sodalizio tra arte figurativa e teatro, ovvero il maestro sudafricano William Kentridge, di cui vengono proiettati i disegni realizzati per la “Lulù” di Alban Berg andata in scena quest’anno.

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