Le dimensioni delle grandi navi da crociera sono raddoppiate rispetto al 2000. Con una dinamica che appare folle dal punto di vista climatico e ambientale, orientata unicamente alla massimizzazione dei profitti per le compagnie che le gestiscono. A denunciarlo è un rapporto pubblicato dall’organizzazione non governativa Transport & Environment (T&E), secondo il quale, se si dovesse continuare con questa tendenza, nel 2050 si potrebbe arrivare ad avere navi grandi otto volte il Titanic.
NEW: Today’s biggest cruise ships are more than twice as big as they were in 2000.
At the current rate of growth, the biggest cruise ships in 2050 could become almost 8x bigger than the Titanic. 🧵 pic.twitter.com/pmm6cY7oN5
— Transport & Environment (T&E) (@transenv) August 8, 2024
Nel 1970 esistevano soltanto 21 navi da crociera, oggi sono 515
La moltiplicazione del numero delle navi da crociera esistenti, unita all’aumento delle loro dimensioni, comporta un costo ambientale straordinariamente pesante. Soprattutto in un settore troppo a lungo risparmiato da regolamentazioni sufficientemente stringenti. Numerose analisi effettuate negli anni scorsi hanno mostrato dati allarmanti in numerosi dei porti nei quali queste imbarcazioni rimangono ormeggiate per ore a motori accesi: Civitavecchia, Palma di Maiorca, Marsiglia, Venezia, Barcellona, Genova, Livorno, La Spezia, Savona e Ancona, solo per citarne alcuni.
Ciò ha seguito, senza sorpresa, l’andamento del business delle crociere, che negli ultimi cinquant’anni ha registrato una continua ascesa. Basti pensare che nel 1970 esistevano soltanto 21 navi, contro le 515 di oggi. Non stupisce, di conseguenza, il fatto che le emissioni di CO2 derivanti da tali imbarcazioni, siano cresciute di oltre il 20 per cento soltanto nel brevissimo periodo che va dal 2019 al 2022.
“Le emissioni del settore stanno diventando incontrollabili”
“Le navi da crociera di oggi sono degli autentici mostri dei mari – ha commentato Fanny Pointet, responsabile dei trasporti marittimi presso T&E -. A confronto, il Titanic era un piccolo peschereccio. La domanda è fin dove si arriverà, considerando che nel settore turistico quello delle crociere è il comparto che cresce più rapidamente, con emissioni che stanno diventando incontrollabili”.
Nel gennaio di quest’anno, è stata varata la più grande nave mai costruita, la Icon of the seas. Una follia galleggiante con 40 ristoranti, sette piscine e capace di accogliere 7.600 persone divise in otto “quartieri”. I promotori di tali iniziative sottolineano come l’imbarcazione sia alimentata da gas naturale liquefatto e non da combustibili convenzionali. Ma se è vero che esso emette meno biossido di carbonio, rilascia nell’atmosfera gas metano, che ha un potere climalterante decine di volte superiore rispetto alla CO2.
La sola soluzione è imporre regole rigide al settore delle navi da crociera
La verità è che esiste soltanto una soluzione possibile per limitare l’impatto catastrofico che il settore delle crociere comporta per il clima della Terra: imporre regole rigide non soltanto sui carburanti, ma anche sui filtri per limitare le emissioni, sulle ore di stazionamento nei porti, sul totale di miglia marittime annuali percorribili e, naturalmente, sui luoghi accessibili (tutelando quelli più vulnerabili).
“La crociera è un’attività di lusso e gli operatori devono assumersi le loro responsabilità in termini di impatto climatico. Altrimenti verranno percepiti come elementi sgraditi in un numero crescente di porti”, aggiunge Pointet. Soprattutto le navi da crociera sono ancora oggi incomprensibilmente esentate dalle tasse sui carburanti e dalla maggior parte dei prelievi fiscali e imposte su imprese e consumi, rispetto agli altri metodi di trasporto. Basterebbe una tassa di 50 euro su ciascun biglietto per garantire entrate nelle casse degli stati pari a 1,6 miliardi di euro all’anno.
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