Il metano va tagliato se si vuole salvare il clima. La conferma dalle Nazioni Unite

Un rapporto di un organismo delle Nazioni Unite conferma la necessità di abbattere le emissioni di metano per poter centrare gli obiettivi climatici.

Il metano è un gas ad effetto serra 25-30 volte più potente della CO2, anche se presente nell’atmosfera in quantità inferiori. E benché permanga nella stessa anche meno tempo rispetto al biossido di carbonio, occorre comunque limitarne immediatamente le emissioni, per tentare di centrare gli obiettivi climatici che la comunità internazionale si è fissata. A ribadirlo è un nuovo rapporto della Coalizione per il clima e l’aria pura – organismo delle Nazioni Unite – intitolato “Global Methane Assessment”.

Il metano rappresenta il 10 per cento delle emissioni totali di gas ad effetto serra

Secondo il documento, infatti, evitando le fughe di gas, mangiando meno carne e riducendo gli sprechi alimentari, si potrebbero abbattere le emissioni di metano del 40 per cento entro il 2030. Il che consentirebbe di ridurre di 0,3 gradi centigradi la crescita della temperatura media globale, di qui al 2040.

Allevamento mucche
Un allevamento di mucche © Cole Burston/Getty Images

Il metano, ricorda il rapporto, rappresenta circa il 10 per cento delle emissioni totali di gas ad effetto serra. Ma è anche molto più nocivo della CO2 per la salute, poiché genera ozono, tossico per gli esseri umani e responsabile della morte prematura di 255mila persone all’anno nel mondo. Eppure, le Nazioni Unite sottolineano il fatto che l’85 per cento delle possibili azioni finalizzate a ridurre le emissioni di tale gas garantirebbero benefici superiori ai costi, se fossero adottate.

Cosa può fare ciascuno di noi

Tali azioni, inoltre, non dipendono soltanto dalle scelte di governi e grandi aziende. Anche ciascuno di noi può fare molto. Il rapporto spiega infatti che evitare di sprecare cibo è ad esempio fondamentale, poiché i rifiuti organici non sempre vengono raccolti in modo differenziato. E se finiscono nelle discariche si decompongono e aumentano la concentrazione di metano nell’atmosfera.

Si può inoltre limitare il consumo di carne, poiché agricoltura e allevamenti sono responsabili del 40 per cento delle emissioni di tale gas. Soprattutto per quanto riguarda i bovini. I contadini possono inoltre migliorare l’alimentazione degli animali, evitare che gli escrementi si amassimo e optare per mucche che inquinano meno.

Greenpeace: “Via tutti i sussidi alle fonti fossili”

Le autorità dovrebbero inoltre superare il dibattito attorno al gas come possibile “fonte di transizione”. Qualora si dovesse puntare sul metano, infatti, sarà impossibile limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 2 gradi centigradi, di qui alla fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali.

“Se i governi sono seriamente intenzionati ad affrontare l’emergenza climatica – ha commentato Georgia Whitaker, responsabile europea della campagna sulle fonti fossili di Greenpeace – non possono continuare a ignorare l’elefante nella stanza. Il gas fossile è composto per oltre l’80% da metano e non può essere trattato come una fonte di transizione. Dobbiamo eliminare gradualmente tutti i sussidi ai combustibili fossili e garantire che le nostre economie si riprendano dalla pandemia in modo da consentire una transizione energetica sicura, equa e pulita”.

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